Vicenda titoli: emergono pesanti influenze esterne

La CSU ricostruisce tutta la storia sui Fondiss dal luglio 2016, quando è nata la vicenda titoli

Vicenda titoli: emergono pesanti influenze esterne

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San Marino – Il risparmio previdenziale di migliaia di lavoratori va tutelato e difeso senza alcuna incertezza; deve essere fatta la massima chiarezza – a tutti i livelli – riguardo ai possibili rischi cui sono sottoposti i fondi pensionistici. È la richiesta che la CSU rivolge al Governo di fronte alle notizie stampa su una indagine avviata del Tribunale e relativa ad operazioni di acquisto di titoli da parte di ex dirigenti di Banca Centrale.

Nel mese di luglio 2017 CSdL e CDLS avevano sottoscritto un accordo con il Governo che metteva nero su bianco una serie di garanzie a tutela dei titoli di FONDISS, ovvero del risparmio previdenziale relativo al secondo pilastro di migliaia di lavoratori depositato presso Banca Centrale. Il Comitato Amministratore di FONDISS – a maggioranza – decise di lasciare depositate le disponibilità presso l’Istituto Centrale, non assegnandoli alle Banche sammarinesi, fino al 30 Giugno di quest’anno. Va precisato che i membri di nomina CSdL e CDLS espressero voto contrario in quanto chiesero esplicitamente di limitare la durata del deposito in Banca Centrale fino al 31 Dicembre 2017. Le attuali e dettagliate notizie sull’apertura di una indagine attinente ad operazioni di acquisto di titoli da parte di dirigenti dello stesso istituto di credito, metterebbe in luce una gravissima catena di responsabilità che farebbe capo a una precisa cerchia di personaggi più dedita a coltivare i propri interessi che ad occuparsi di quelli della collettività. Vengono i brividi nel leggere l’ordinanza del Tribunale sull’”affare” titoli: sembra la trama di un romanzo, ma quanto emerge potrebbe essere la realtà.

Lascia esterrefatti la facilità con cui soggetti esterni alla Repubblica pare siano stati in grado di influenzare le Istituzioni e di perseguire i propri interessi. Accadimenti che già nell’agosto scorso avevano spinto la CSU a denunciare pubblicamente un preoccupante deficit di democrazia. Emerge ora dall’ordinanza del Tribunale un intreccio opaco e spregiudicato, con ramificazioni esterne al Paese, che solleva molti interrogativi. Eccoli nel dettaglio. Banca Centrale si è “preoccupata” di aiutare una banca privata, acquistandone titoli in concomitanza con l’emanazione dell’ormai famigerato decreto n. 79/2017, con il quale il Governo aveva di fatto esautorato FONDISS, togliendone la gestione al Comitato Amministratore per affidarla alla stessa BCSM. Da ciò si sospetta fortemente che tale decreto, a quanto sembra voluto espressamente da Banca Centrale, fosse funzionale a tale operazione…

E se l’obiettivo del Governo era di smobilizzare i soldi di FONDISS depositati presso BCSM (a causa del problematico stato di salute del sistema creditizio) per fornire liquidità alle banche, perché l’Esecutivo non si è limitato a fornire unicamente la garanzia dello Stato prevista da quel decreto, garanzia poi riconfermata dal successivo decreto n. 87? Tale garanzia era ciò di cui il Comitato Amministratore di Fondiss aveva bisogno per essere rassicurato rispetto ai rischi di assegnare i propri fondi agli istituti di credito (vedi vicenda Asset), ma non c’era affatto la necessità di privarlo della gestione dei fondi del secondo pilastro. Anche se al momento non sappiamo se BCSM abbia utilizzato proprio le risorse di Fondiss per acquisire i titoli in questione, il Governo dovrà spiegare con maggior precisione i motivi di tale decisione. Non vi è dubbio che ciò sia avvenuto 10 giorni dopo l’emanazione del decreto n. 79 ed il giorno prima che questo venisse ritirato.

In tutta questa storia rileviamo un’altra strana coincidenza; da lì a poco BCSM si è decisa a proporre al Comitato Amministratore un rendimento per le risorse di Fondiss pari all’1,3%, quando in precedenza non aveva voluto riconoscere nessun tasso di interesse. Ciò presumibilmente è avvenuto perché, alla luce delle garanzie previste dal decreto successivo, le risorse di Fondiss potevano essere affidate alle banche. Chissà cosa sarebbe in quest’ultimo caso? Si tenga poi conto che non venne fatta alcuna gara presso le banche, probabilmente visto il buon tasso proposto da Banca Centrale, e che vi furono pressioni fortissime per far sì che il deposito presso BCSM fosse vincolato fino al 30 giugno 2018, anziché fino al 31 dicembre 2017, come richiesto unicamente dai rappresentanti di CSdL e CDLS, che furono messi in minoranza ed espressero pertanto voto contrario, facendo verbalizzare la loro decisione.

Ma vi sono altre spiegazioni che devono essere fornite a noi, ai lavoratori e ai pensionati che rappresentiamo. Ripercorriamo i fatti di quel luglio di un anno fa. Il 16 luglio, dopo un incontro del giorno precedente, convocato per effetto delle nostre proteste in merito ai tre decreti (n. 78, 79 e 80) relativi al sistema bancario ed al provvedimento per l’assestamento di bilancio, il Governo ha confermato la volontà di non procedere alla ratifica del decreto n. 79 nella seduta consiliare che si apriva il giorno dopo, rendendosi disponibile ad un confronto di merito.

Il 17 luglio la CSU sottopone al Governo una proposta di accordo complessivo che, su questo specifico decreto, prevedeva l’immediata sospensione degli effetti relativi a Fondiss. Il 18 luglio il Governo comunica che non può accettare tale proposta perché il decreto conteneva altre norme da esso giudicate indispensabili. Si conviene quindi di chiedere anche a Banca Centrale di non rendere esecutiva questa parte del Decreto; ma Banca Centrale  si rifiuta categoricamente di impegnarsi in tal senso. Ora da quanto emerso, sembra chiaro ed evidente il vero motivo del diniego di BCSM a sottoscrivere quell’impegno vincolante…

Nel frattempo l’Attivo dei Quadri CSU e altri cittadini manifestano sul Pianello quale forma di protesta. CSU e Governo concordano che il decreto 79 verrà ritirato e sostituito con un altro che riaffida al Comitato Amministratore di Fondiss le prerogative previste dalla legge, fornendo la garanzia dello Stato per le somme depositate presso le banche sammarinesi. Per dare corso a detto impegno, però, il Governo attende la firma dell’accordo con la CSU, che avverrà due giorni dopo. Il 20 luglio è dunque il giorno della sottoscrizione dell’accordo CSU-Governo, ma è anche lo stesso giorno in cui avviene l’acquisto dei titoli in favore della banca privata da parte di BCSM.

Il 21 luglio viene emanato il decreto previsto dall’accordo, che però viene sottoposto a ratifica in Consiglio Grande e Generale il 1° agosto, nonostante l’intesa prevedesse un ulteriore approfondimento delle norme sulla conversione del credito d’imposta delle banche in titoli di debito pubblico entro il 15 settembre. Cosa ha spinto il Governo a violare un accordo sottoscritto con la CSU solo pochi giorni prima? Forse la necessità di assicurarsi che il Comitato Amministratore di Fondiss fosse immediatamente rassicurato e convinto ad affidare rapidamente e per un anno intero le risorse dei lavoratori a BCSM?!?

Di certo, le pressioni degli ex vertici di Banca Centrale verso il Governo sono state fortissime; lo stesso ha ammesso che l’emanazione dei tre famosi decreti senza alcun confronto preventivo fosse dovuto ad una situazione da affrontare con provvedimenti d’emergenza a tutela del sistema bancario. Quale emergenza c’era se, a distanza di pochi mesi, la situazione di Cassa di Risparmio è stata “risolta” con l’approvazione del bilancio 2016 e con la spalmatura in 25 anni del buco relativo alla vicenda Delta, mentre ora il Governo annuncia che le banche private sono in grado di gestire autonomamente gli NPL?

A proposito di CARISP, le relazioni emerse dalle intercettazioni tra i dominus di Banca Centrale ed alcuni componenti del suo C.d.A., il quale restò in carica giusto il tempo per approvare quel bilancio per poi dimettersi polemicamente, lasciano senz’altro l’amaro in bocca. Le indagini penali competono al Tribunale e ci auguriamo che, qualora venissero accertare le responsabilità, vengano perseguite al più presto.

A noi pare comunque che sia indispensabile chiarire le eventuali responsabilità o mancanze del Consiglio Direttivo e del Collegio Sindacale di Banca Centrale, ci sembra anche che il Governo non sia esente da responsabilità politiche rispetto a quanto succedeva in Banca Centrale, sia nei rapporti interni che nelle relazioni con soggetti esterni, oltre all’allarme creato da una serie di provvedimenti come quelli sopra descritti, che si sono poi rivelati non così indispensabili. La maggioranza non la pensa come noi. La ragione, però, non sempre appartiene a chi ha i numeri.

CSU

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