“Non c’è pace senza sviluppo”: un convegno ricco di spunti

Si rende necessario ricercare e promuovere progetti e riforme sostenibili che possano garantire la riduzione delle disuguaglianze, intesi come motore catalizzatore per lo sviluppo, ed il rigore nel controllo degli sprechi e nell’utilizzo delle risorse

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San Marino. Sabato mattina ci siamo risvegliati con la notizia del bombardamento da parte di USA, Francia e Inghilterra in Siria, atto che, certamente, non fa che aumentare le tensioni fra le superpotenze e che sta allarmando tutti gli Stati per le conseguenze che potrebbero manifestarsi se questa escalation dovesse continuare, con il rischio di mettere in serio pericolo il perseguimento ed il mantenimento della pace e delle relazioni diplomatiche internazionali.

Il richiamo del Presidente di ODIMED (Osservatorio Internazionale sui Diritti Umani nei Paesi del Mediterraneo), Salvo Andò, alla Dichiarazione del 1984 sul Diritto dei Popoli alla Pace, ha sancito l’apertura dei lavori del Convegno “Non c’è pace senza sviluppo” che si è svolto proprio nella giornata di sabato 14 aprile e che ha visto la presenza ed i contributi delle autorità politiche del nostro Paese e delle diverse rappresentanze accademiche ed economiche sammarinesi e di fuori confine.

Garantire la pace significa lavorare sul dialogo, sulle relazioni e sulla cooperazione fra stati per evitare i conflitti ma anche per garantire lo sviluppo, inteso non soltanto in termini economici ma anche in termini di miglioramento delle condizioni umane e dei diritti di tutte le persone.

L’Europa in primis dovrebbe operare in maniera unita bilanciando le politiche improntate al rigore con quelle solidaristiche in quanto se è vero che non c’è pace senza sviluppo, è anche vero che non c’è pace senza giustizia sociale e senza parità di genere.

Si rende pertanto necessario ricercare e promuovere progetti e riforme sostenibili che possano garantire la riduzione delle disuguaglianze, intesa come motore catalizzatore per lo sviluppo, ed il rigore nel controllo degli sprechi e nell’utilizzo delle risorse.

Le iniziative che sono state illustrate durante i lavori, a testimonianza che la cooperazione tra Stati è possibile, hanno riguardato ad esempio le forme di collaborazione economica e culturale che potrebbero attuarsi in Africa, la nascita di centri di ricerca sulla pace in alcune zone italiane, che hanno favorito l’integrazione tra persone di popoli differenti e sviluppato programmi di studio e di lavoro, così come l’attività di alcune aziende, anche sammarinesi, che sviluppando le nuove tecnologie sono pronte ad investire nei paesi in via di sviluppo, ci consentono di riporre speranza e di guardare al futuro in termini positivi.

San Marino può, anche in termini di collaborazione con gli altri piccoli Stati, sviluppare una politica di apertura al confronto, facendo sentire la propria voce nei contesti internazionali, come l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo.

La nostra Repubblica, caratterizzata dalla sua storia millenaria di neutralità e libertà ha le potenzialità per poter rappresentare un crocevia di dialogo ed essere promotore di relazioni e di studi riguardo alla complessità delle dinamiche geopolitiche che, sebbene apparentemente lontane, richiamano la nostra attenzione e il nostro senso di responsabilità.

E’ fondamentale coinvolgere le giovani generazioni che oggi si trovano a vivere in un contesto caratterizzato dalle conseguenze della globalizzazione dove i nazionalismi ed fenomeni populisti possono ingenerare disordine, affinché si possa dare voce e risposte alle richieste di libertà che provengono da coloro che soffrono l’oppressione dei regimi che nulla hanno a che vedere con i principi democratici.

Le considerazioni e i contributi apportati possono essere riassunti nel proverbio africano che abbiamo potuto ascoltare durante la giornata di lavoro: “Se vuoi arrivare velocemente, vai da solo. Se vuoi arrivare lontano, vai insieme a qualcuno”.

 

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