Le opposizioni al tavolo del FMI: ecco come la pensiamo

L’enorme crescita del rapporto debito/PIL, 26 punti in un anno appena, porta la Repubblica a credenziali sempre più deboli, soprattutto di fronte alla necessità di un indebitamento estero

Le opposizioni al tavolo del FMI: ecco come la pensiamo

FMI, la risoluzione conclusiva
Questioni di giustizia
Soddisfazione di Adesso.sm: promossi dal FMI

San Marino. Rapporto debito/PIL salito al 56 per cento. Era al 20 per cento appena un anno fa. È uno degli elementi più gravi emersi al tavolo del FMI nell’incontro con le opposizioni. Ancora una volta, forze politiche diametralmente diverse si sono trovate sedute alle stesso tavolo per un obiettivo superiore: far capire ad osservatori esterni la gravità della situazione, ma anche l’intenzione di voler contribuire alle soluzioni possibili.

Terminato l’incontro, i rappresentanti delle due coalizioni: San Marino prima di tutto e DIM si sono presentati in conferenza stampa per raccontare l’esito dell’incontro. Che è stato assolutamente positivo, hanno sottolineato Roberto Ciavatta, Alessandro Mancini, Emanuele Santi, Pasquale Valentini e Nicola Ciavatta, ciascuno in rappresentanza dei rispettivi partiti. Positivo, perché non c’era mai stato un incontro di questo genere che dimostra la volontà del FMI di comprendere fino in fondo quello che sta avvenendo, di ascoltare le osservazioni dei partiti di minoranza, le eventuali ricette per superare le grandi criticità che il Paese sta vivendo. Il resto, cioè l’analisi delle opposizioni, è invece a tinte fosche.

“Qualsiasi riforma, intervento, progetto – è stato detto – deve partire da quello che le opposizioni non sanno, ovvero la fotografia reale dello stato di salute del sistema bancario.”

In effetti, si sa tutto, o quasi, della Cassa di Risparmio, ma non si sa nulla degli altri soggetti vigilati. Non solo, ma il “bilancio liquidatorio” di Cassa, con i suoi 534 milioni di perdita, sono diventati parte integrante del debito pubblico. Si poteva evitare tutto ciò? Certamente, è stato detto. Sarebbe bastato gestire i famigerati NPL con uno strumento pubblico. Invece, le scelte unilaterali del governo hanno trasformato una crisi patrimoniale in crisi di liquidità perché la gente ha perso fiducia ha portato via i suoi soldi.

L’enorme crescita del rapporto debito/PIL, 26 punti in un anno appena, porta la Repubblica a credenziali sempre più deboli, soprattutto di fronte alla necessità di un indebitamento estero. L’FMI ha spiegato che un rapporto al 60 per cento impedisce qualsiasi forma di finanziamento.

Adesso, hanno quindi rimarcato gli esponenti di opposizione, siamo al punto in cui la Repubblica deve individuare un percorso che abbia la solidità e la forza strutturale in grado di fare un salto di qualità. Questo non può avvenire se si continuano a creare criticità. Tutte le scelte devono avvenire con la maggior condivisione possibile da parte di tutta la politica. Il rammarico, da parte di tutti, è che si è trattato di un anno perso.

 

 

COMMENTA L' ARTICOLO