Rete – MD: ecco perché la Sums doveva essere fatta fuori

Un socio scomodo, che ha visto azzerare i suoi investimenti in Cassa e che aveva intrapreso azioni legali per fare chiarezza sui bilanci. Adesso zittito per sempre

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San Marino. Come si fa a togliere di mezzo un azionista scomodo? Ce lo racconta la parabola discendente del rapporto tra governo e SUMS. Cerchiamo di riassumere. SUMS era socio di minoranza di Cassa di Risparmio con il 7,21% delle quote. Dal 2012 al 2015 SUMS ha conferito quasi 15 milioni di euro per ricapitalizzare Cassa di Risparmio e ha trascorso tutto il 2017 a cercare di tutelare i propri investimenti, non risparmiando critiche al governo di Adesso.sm nella gestione della “banca dei sammarinesi”.
Ha espresso contrarietà e denunciato i rischi del silurare il vecchio CdA di Cassa di Risparmio per nominare il CdA di Monte Paschi (quello in cui pare che i membri inviassero email a uno dei debitori del sistema bancario, Francesco Confuorti).
SUMS ha più volte sottolineato le proprie preoccupazioni per l’inserimento di Asset in Cassa di Risparmio.
Ad aprile 2017, ha contestato pubblicamente il fatto di essere stata sistematicamente esclusa in più occasioni dagli incontri tra gli altri soci di Carisp, (Fondazione e Ecc.ma Camera) nonostante le rassicurazioni ricevute dal Segretario alle Finanze Celli.
A giugno la SUMS è arrivata addirittura ad intraprendere azioni legali per proteggere la propria partecipazione in Cassa di Risparmio.

Ad agosto infine, ha denunciato pubblicamente come il socio Stato le avesse impedito di incaricare i propri esperti per verificare le valutazioni di bilancio del CdA montepaschiano.
Qual era il timore espresso da SUMS i primi di agosto, quindi in tempi non sospetti? Il timore era che venissero svalutati gli attivi di Cassa di Risparmio, in particolar modo dei crediti, e che questa svalutazione portasse ad una perdita d’esercizio di importo tale da azzerare il capitale e cancellare la partecipazione della SUMS. Poche settimane dopo, il CdA montepaschiano voluto da Celli approva il bilancio di Cassa di Risparmio con una perdita di 534 milioni: ecco materializzati i timori espressi poche settimane prima dalla SUMS.

Ricapitolando: abbiamo un socio di minoranza, SUMS, che per mesi viene escluso dalle sedi istituzionali di confronto; un socio a cui non viene permesso di effettuare controlli previsti dallo statuto, e che arriva ad intraprendere azioni legali. Dall’altra parte abbiamo un governo deciso a far diventare Cassa di Risparmio completamente pubblica (e questo è condivisibile) ma che allo stesso tempo non vuole bastoni tra le ruote, specialmente perché è troppo impegnato a piazzare le proprie pedine al posto giusto, foraggiandole.

Fino a poco tempo fa SUMS era quindi un socio scomodo per lo Stato, per qualche Segretario di Stato in particolare. SUMS infatti voleva far valutare dai propri esperti gli attivi di Cassa di Risparmio; voleva avviare azioni risarcitorie nei confronti di coloro che con la propria condotta avessero causato danni alla banca o ai soci; voleva impugnare ogni delibera del CdA o dell’assemblea di Cassa di Risparmio che costituisse violazione di legge, di statuto, di mandato o anche solo mancanza di rispetto, dei principi di sana e prudente gestione della banca.

Troppo scomoda: SUMS doveva andarsene. Così è stata posta di fronte al dilemma dei dilemmi: tirare fuori 35 milioni di euro per ricapitalizzare la propria quota nel bilancio in perdita da 534 milioni e rimanere spettatrice inerme dello sfascio della Cassa di Risparmio, oppure vedersi azzerati tutti i capitali investiti finora? Né l’uno, né l’altro. In perfetta strategia win-win in cui entrambe le parti ottengono reciproca soddisfazione, lo Stato acquista le azioni di SUMS per la “modica” (si fa per dire) cifra di 3 milioni e 200mila euro da spalmare in 25 anni. Milioni di euro per azioni che valgono ZERO, anzi, i soci SUMS avrebbero dovuto tirare fuori dal cilindro altri 35 milioni per far pesare la propria partecipazione societaria. Ma non basta, perché lo Stato carica il banco e acquista anche le azioni di SUMS nel Casale “La Fiorina” per 7 milioni e 400mila euro.

Comprando le azioni di SUMS sopravvalutandole, il governo compra anche il suo silenzio? Leggiamo che la SUMS rinuncia a tutte le impugnazioni in Tribunale. Si affievolisce quindi la speranza, per i sammarinesi, di vedere contestato il bilancio forzatamente liquidatorio di Cassa di Risparmio, il bilancio creato ad arte per farla fallire. Bilancio voluto dal CdA del Monte Paschi, i cui rapporti con Confuorti non sono ancora stati chiariti, CdA voluto da Celli e difeso dai suoi colleghi.

Movimento RETE – Movimento Democratico San Marino Insieme

 

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