Affari spericolati e parentele: i guai della Banca centrale di San Marino

L’ex direttore della vigilanza accusato di aver usato soldi del fondo previdenziale pubblico per acquistare azioni spazzatura da un gruppo (vigilato) in difficoltà

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https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/affari-spericolati-e-parentele-i-guai-della-banca-centrale-di-san-marino/ San Marino ha 33 mila abitanti, come Cernusco sul Naviglio. Ma è una Repubblica sovrana e non fa neppure parte dell’Unione europea. Ha un suo Parlamento, magistratura, polizia, ente previdenziale e Banca centrale. Tutto in miniatura fuorché la crisi delle banche. Il Fondo Monetario Internazionale – che ha fatto un’ispezione – ha stimato l’anno scorso che a San Marino i crediti deteriorati sono il 43 per cento degli impieghi e il 113 per cento del Pil. È come se le banche italiane avessero crediti deteriorati per 1.700 miliardi. Su questa crisi si abbatte un caso giudiziario di proporzioni ciclopiche. Provate a immaginare il direttore generale della Banca d’Italia accusato di aver preso dalle riserve dell’Inps 90 miliardi di euro per comprare titoli spazzatura da una banca vigilata bisognosa di aiuto. A San Marino è successo di più. Perché attorno all’inchie sta sull’ex direttore generale della Banca centrale di San Marino (Bcsm) Lorenzo Savorelli è in corso anche una guerra tra magistrati e politici.
(…) Il 3 ottobre scorso il pm (in sanmarinese si dice Commissario alla legge) Simon Luca Morsiani ha ordinato perquisizioni a carico di Savorelli e del funzionario della Bcsm Filippo Siotto, accusati di “concorso nel misfatto di amministrazione infedele”. I due, “operando al di fuori dei poteri istituzionali e del mandato ricevuto” avrebbero impiegato “non meno di 49 milioni di euro” nell’acquisto di “titoli illiquidi e privi di rating” per sostenere la Banca Cis. La quale, nota Morsiani, negli stessi giorni di luglio 2017 in cui ha venduto i titoli spazzatura alla banca centrale ha contabilizzato il ricavato “per l’azzeramento di posizioni di debito in precedenza registrate a carico di Okaue Chio” e di società “alla stessa riconducibili” per oltre 34 milioni. La signora Okaue Chio, ha accertato Morsiani, è la moglie dell’indagato Siotto ma è anche l’amministratore unico della Advantage Gfc Advisors, società lussemburghese facente capo al noto finanziere Francesco Confuorti. Nei giorni scorsi Morsiani ha ordinato l’acquisizione di nuovi documenti e la stampa locale ha dato notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, con Savorelli e Siotto, del legale rappresentante della Banca Cis.

Così comincia l’articolo di Giorgio Meletti su “Il Fatto Quotidiano” di oggi. Poi continua con altri episodi che sono stati cronaca di questi ultimi mesi, comeLe amicizie del giudice Buriani con Guidi (Banca Cis) e il piano per silurare la Pierfelici” E ancora, forse riprendendo tanti dibattiti in Consiglio che sono sortiti con una nulla di fatto, ma che visti da fuori confine, assumono una luce davvero sinistra. Come per esempio, la questione titoli. “Tutti contro tutti. Per fare l’operazione titoli – scrive Meletti –  un decreto ad hoc, in vigore per soli 10 giorni, nella vicenda, conflitti di interesse, giornalisti aggrediti e denunce.”Quindi, i suoi fari impietosi puntati sul tribunale: “Il sistema giudiziario sammarinese a soqquadro. Il Consiglio Giudiziario sta per silurare il magistrato dirigente Valeria Piefelici. A sua volta la Pierfelici ha denunciato il capo della magistratura inquirente, Alberto Buriani, che è il diretto superiore del giudice Morsiani A Buriani è attribuita una solida amicizia con Daniele Guidi, direttore di Banca Cis. Forse, per reggere tutto sto casino, ci vorrebbe un paese di ben più di 33 mila abitanti. Forse 33 milioni.”

Solo un attacco al Titano, come dice qualcuno? E perché? Quale interesse può avere il giornalista, al di là della cronaca? È una ben magra consolazione anche per lui constatare che “San Marino è ridotto peggio dell’Italia.” Il problema vero è che molti non vogliono vedere, che hanno subito dimenticato i fatti che sono successi con una sequenza impressionante, che non riescono a leggere al di là dei meri interessi di partito, mentre il Paese sprofonda. Da fuori lo vedono benissimo. Da dentro, ci si aggrappa alla ginestre della rupe.

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