Il governo sullo sciopero generale: un’idea suggestiva

Il governo non si scansa dalle proprie responsabilità. Ha sin dall’inizio riconosciuto l’esistenza di problemi enormi e intende risolverli proseguendo il proprio lavoro con serietà, umiltà e dedizione

Il governo sullo sciopero generale: un’idea suggestiva

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San Marino. Il Congresso di Stato prende atto della decisione della CSU di imboccare la strada dello sciopero generale. È una decisione assolutamente legittima, che va osservata con rispetto e con attenzione, ma che inevitabilmente produrrà alcuni effetti nel rapporto con le organizzazioni sindacali.
Il governo è aperto e disponibile al dialogo con tutte le organizzazioni sindacali, consapevole che il metodo del confronto è una linea di comportamento imprescindibile per un esecutivo che nasce per esigenze di cambiamento e ha ricevuto dagli elettori il mandato di dare soluzione a molti elementi di criticità presenti nel Paese.
A partire dalle difficoltà del settore bancario, in cui per scelte di pochi “banchieri” – magari supportati da qualche politico di lungo corso – oggi ci troviamo tutti, e si sottolinea tutti, a pagare un conto salatissimo per risanare un comparto nevralgico dell’economia sammarinese, purtroppo negli ultimi 15 anni cresciuto in modo selvaggio e con dimensioni notevolmente più elevate rispetto al mercato di riferimento e alla capacità di gestione del Paese. Negli ultimi tre lustri Il sistema finanziario è cresciuto esponenzialmente in termini di numero di occupati e di soggetti vigilati, tuttavia per una serie di elementi noti ha iniziato da qualche anno un lento declino, spinto da fattori interni e esterni che lo hanno portato alla crisi al cui superamento è volto l’impegno del governo.
Il Governo respinge le accuse e rimanda alla CSU il “cahiers de doléances” usato per giustificare lo sciopero generale. È semplice cercare ragioni per motivare scelte già assunte da tempo, forse per tornare in sintonia con forze politiche che avevano inneggiato a più riprese alla mobilitazione, oppure per continuare a esercitare un ruolo – che peraltro il governo riconosce pienamente – ma che deve essere riempito di sostanza e arricchito di contenuti che al momento pare siano piuttosto scarsi.
Il problema sono gli atti del tribunale? Il problema sono i fondi dei lavoratori raccolti in FONDISS che qualcuno è arrivato a dire che sono “stati rubati” senza che CSU, rappresentato nel Comitato Amministratore, smentisse? Il problema è dare una scossa al governo?
Lo slogan motivazionale con cui è stato lanciato lo sciopero generale è dare “una scossa” ed è sicuramente un’idea suggestiva, rispetto alla quale si intende rassicurare la CSU, una scossa non serve affatto.
La scossa è stata data all’intera comunità sammarinese dalla vera condizione in cui si trovano il bilancio pubblico e il sistema bancario, che purtroppo scontano anni di non decisioni, scelte clientelari, politiche dello struzzo in cui era più semplice concedere tutto a tutti senza verificare se i conti pubblici fossero in ordine e non crescesse una forte divaricazione fra settore pubblico e privato.
La scossa viene data al governo ogni mattina, dalla volontà, dal desiderio e dall’impegno a definire e a realizzare un piano di riforme strutturali finalizzato fare uscire il Paese una volta per tutte da una crisi complessa con paradigmi e scenari del tutto inediti.
Il governo non si scansa dalle proprie responsabilità. Ha sin dall’inizio riconosciuto l’esistenza di problemi enormi e intende risolverli proseguendo il proprio lavoro con serietà, umiltà e dedizione.
Il governo ascolterà con attenzione le proteste dei lavoratori del settore pubblico, privato e delle banche, le preoccupazioni dei pensionati, ed è anche pronto a tenere in considerazione le istanze delle imprese, certi che la strada maestra è quella di politiche di sviluppo e sostegno all’economia reale individuando nuovi scenari economici. È però necessaria onestà intellettuale rispetto ad alcune affermazioni della CSU in relazione a colpe o a atteggiamenti attribuiti al governo che non ci appartengono e che forse possono servire a attivare la mobilitazione e a scaldare la piazza, ma dall’altro denotano distanza rispetto ai reali problemi del Paese con i quali non solo il governo, ma tutte le componenti politiche e sociali, hanno il dovere di confrontarsi con maturità, consapevolezza e responsabilità.
Congresso di Stato

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