Tempesta in Consiglio per la nomina in Banca Centrale

L’indicazione spetta all’opposizione, ma il candidato proposto da Rete rompe tutti i giochi. Alla fine viene nominato con ben 39 voti a favore e 14 contro

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San Marino. La tregua sul regolamento consiliare dura veramente poco. Le fazioni si accendono e si rischia quasi la rissa per la sostituzione di Silvia Cecchetti nel cda di Banca Centrale, comma 5 dell’ordine del giorno. La Cecchetti, a suo tempo, era stata nominata dall’opposizione, quindi la nomina spetta di nuovo all’opposizione. Come recita anche il prospetto della Segreteria Istituzionale redatto all’inizio della legislatura. I gruppi si accordano di affidarla a Rete. Nella scorsa settimana, il capogruppo Matteo Zeppa si confronta sul nome di Giacomo Volpinari, la cui professionalità e curriculum riscuotono unanimi consensi. Di solito, le nomine scivolano via nel generale fair play, con l’azzeramento delle barriere fra maggioranza e opposizione. Ma non questa volta, una poltrona all’opposizione, in Banca Centrale, con tutto quello che c’è in piedi, e che quello che c’è in mossa, per di più a un tale personaggio, fa tremare i polsi a tutti i maggiorenti.

E cominciano le mosse di contrasto. Ieri pomeriggio, durante la sessione sul regolamento, Dalibor Riccardi, indipendente, chiede un incontro a Matteo Zeppa, gli presenta la candidatura di Fabrizio Mittiga e pretende di andare in votazione. La cosa non è possibile e appena si sparge la notizia, cominciano ad evidenziarsi i giochi sotterranei. Riccardi vuole tirare dritto e presentare la proposta in aula per farla votare. Giunti ormai a notte fonda, in Consiglio si scatena l’iradiddio, da una parte all’altra, con accuse anche pesanti che volano per aria e litigi a tu per tu molto violenti. La confusione è al massimo. La Reggenza lascia l’aula e convoca un ufficio di presidenza. Riccardi si scatena dicendo che si voleva una nomina a sua insaputa, quando invece tutta l’opposizione era a conoscenza della proposta. Ma in questa riunione ristretta, le cose vengono alla luce in tutta la loro essenza. Dalibor Riccardi, smentito, ritira la nomina di Mittiga ed esce da Palazzo. Si decide di tornare in aula, tanto la maggioranza ha nella manica l’asso dell’incompatibilità. Giacomo Volpinari infatti, lavora in una finanziaria, e un soggetto controllato non può essere contemporaneamente anche controllore. Ma Zeppa comincia a far circolare una lettera di dimissioni di Volpinari dal suo posto di lavoro, predisposta addirittura venerdì scorso e tenuta riservata. Lui si sarebbe dimesso solo in caso di nomina, ovviamente. La cosa fa sbiancare in volto diversi esponenti di maggioranza, che ormai si vedono messi all’angolo in questo ring diventato molto difficile.

Si va alla votazione: sui banchi dell’opposizione sono solo in 22, sembra impossibile spuntarla. Ma la maggioranza è divisa e alla fine, sul tabellone, compaiono 39 sì, 14 no. Molto, molto, difficile capire come si siano mosse le correnti carsiche della politica. Ma a questo punto, in Banca Centrale arriva un “vero” rappresentante di opposizione. E questo non piace a molti.

Per la cronaca, oggi, in riapertura dei lavori, Teodoro Lonfernini presenta una lettera di scuse alla Reggenza per i toni usati la sera prima.

 

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