Sylva Savoretti: da Gubbio a Rovereta

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San Marino. Alcuni giorni fa, durante il telegiornale di San Marino RTV ed anche su qualche testata giornalistica, si è avuta una notizia che a mio avviso è strabiliante, per la portata storica ed umana che riveste.
“Nel segno dei padri – la storia di Guglielmina e Peter” è un libro scritto dall’eugubino Giacomo Marinelli Andreoli, per testimoniare l’amicizia nata tra il figlio di un ufficiale tedesco ucciso a Gubbio dai partigiani nel 1944 e la figlia di uno dei 40 civili uccisi per rappresaglia a questo accadimento, i cosiddetti “Quaranta Martiri”.
Io non ho letto il libro, ma mi sono resa conto di quanto sia importante e vitale per tutti, sia per chi ha vissuto la guerra ed anche per chi oggi ne può parlare, oltre che per le giovani generazioni, riflettere su quanto fatto da questi due discendenti delle opposte fazioni dell’epoca: essi hanno davvero dato prova tangibile di quanto potere abbia la volontà di capire, accettare e poi superare i fatti dolorosi che hanno colpito loro e le loro rispettive famiglie.
Guardiamo bene cosa significa questa notizia, questo atteggiamento cui sono giunti i figli dei protagonisti della storia: al di là della prima reazione di sorpresa che si può avere, c’è la considerazione della volontà di raggiungere uno scopo ben preciso: accantonare il dolore e magari anche l’odio, chissà, per la perdita subita a causa della guerra, e porre invece l’accento su sentimenti di profonda disponibilità e comprensione che hanno poi permesso di chiudere un capitolo ed aprirne uno nuovo, mossi dal desiderio di riconciliazione. Desiderio che a volte, troppo poche per la verità, diventa necessità, perché vivere la propria esistenza liberi dal peso e dalle catene con cui ci lega il rancore, è molto meglio della semplice sopravvivenza offuscata dall’odio, che blocca e schiaccia come un macigno.
Ed ora mi permetto di fare un’altra osservazione. Nel nostro piccolo, nella nostra San Marino, pochi giorni fa c’è stato chi ha voluto dimostrare la possibilità concreta di superare i rancori del passato per sciogliere finalmente i lacci. Riferendoci al periodo storico dei fatti di Rovereta, certamente meno invasivo di una guerra mondiale (ma non per questo poco doloroso) e di proporzioni rapportate ovviamente al piccolo Stato protagonista, troviamo anche qui la consapevole volontà di riconciliazione, tra famiglie all’epoca amiche che si sono ritrovate opposte per questioni politiche.
Forse i sentimenti di amicizia ritrovata, espressi da Gloria Giardi e Daniel Giacomini nel loro comune comunicato, sono passati un po’ troppo sotto silenzio. Forse la cittadinanza deve metabolizzare questa novità – perché è una novità! Considerato che ancora oggi gli animi sono sempre pronti a rivendicare supposte verità e quant’altro, i discendenti delle due famiglie Casali e Giacomini hanno dato un bel segnale di forza interiore, per poter guardare oltre, e questo non per dire un semplice “volemose bene” , ma per rivendicare la libertà di superare i limiti personalistici dell’animo umano e dare spazio alla riconciliazione ed al rispetto, pur nel mantenimento delle proprie convinzioni su fatti ormai accaduti, da cui si può e si deve solamente trarre insegnamento. È una responsabilità che essi hanno scelto di assumersi e che a mio avviso merita condivisione, qualunque sia il credo politico di ognuno di noi, ed a prescindere da questo.
Tutti gli spunti che ci derivano dalla Storia, non sono casuali. Sono occasioni, ricche opportunità, specialmente nel mondo di oggi. Nulla di più attuale.
Guardare al passato per dirigersi verso il futuro: è questo che dobbiamo fare, non servono altre parole.

Sylva Savoretti

 

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