CSdL: “San Marino ancora non è un Paese per donne”

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La giornata internazionale della donna è stata celebrata dalla CSdL con una profonda riflessione sulla condizione della donna in tempo di pandemia, di cui sono state protagoniste donne impegnate nel sindacato, nel settore medico, nella scuola, nella Commissione Pari Opportunità, toccando anche temi specifici della pandemia, come le vaccinazioni. Il dibattito è stato coordinato da Sara Bucci, giornalista di San Marino RTV.

Il Segretario CSdL Giuliano Tamagnini, nella sua introduzione, ha sottolineato le evidenti discriminazioni ancora esistenti, innanzi tutto nel mondo del lavoro, nonostante che nelle leggi e nei contratti i trattamenti tra donne e uomini siano equiparati a tutti i livelli. “Sulla parità sono stati fatti molti passi avanti dalla fine del 19° secolo ad oggi, ma tanti altri traguardi devono essere ancora realizzati. Non si riesce ancora a conciliare il lavoro con le necessità della famiglia, in quanto abbiamo un modello economico che è calibrato quasi esclusivamente sulla prestazione lavorativa dell’uomo, non tenendo conto delle necessità della donna. Le stesse carriere molto spesso sono costruite per adattarsi agli uomini, ma non al personale femminile.”

“Il Covid ha ulteriormente aggravato la situazione anche dal punto vista occupazionale, e le donne hanno pagato il prezzo maggiore – ha anticipato Tamagnini. “A livello mondiale, secondo una relazione del Segretario dell’ONU, la stragrande maggioranza dei posti di lavoro sono stati persi dalle donne. In parte questo è avvenuto anche nel nostro paese. ”

“A San Marino – ha aggiunto – esiste comunque una serie di diritti, ancora non esaustivi, frutto di un percorso di lotte e battaglie sindacali, che spesso non vengono usati per mancata conoscenza, per vessazione o per timore di perdere il posto di lavoro. Noi ci siamo prefissati l’obiettivo di aiutare le donne e le famiglie ad usufruire di questi diritti, attraverso una specifica guida che abbiamo realizzato come CSdL.”

Ha preso quindi la parola la funzionaria FULI Simona Zonzini, che ha tratteggiato il quadro della situazione occupazionale con l’utilizzo dei dati del Bollettino dell’Ufficio di Statistica al 31/12/2020 comparati con anni precedenti. “La pandemia si è ripercossa anche sul mondo del lavoro. I disoccupati in senso stretto, ovvero quelli immediatamente disponibili al lavoro, al 31.12.2020 sono 995, di cui 707, ovvero il 71,50%, sono donne, nonostante in questo stesso periodo la disoccupazione è diminuita. Se da un lato il sistema ha sostanzialmente tenuto, nonostante la pandemia, e in particolare il manifatturiero, il dato relativo alle donne è negativo. Le donne senza lavoro economicamente non sono autosufficienti, e devono dipendere da qualcuno, e non sempre quel qualcuno c’è; parliamo di donne sole, spesso separate con bambini.

Se consideriamo gli occupati complessivi, ossia i dipendenti della PA e del privato, le percentuali si riallineano, in quanto nella PA troviamo una presenza femminile importante, anche a livello dirigenziale e di responsabilità, cosa che nel privato non avviene. Un dato, di cui sarebbe utile disporre, è quanto tempo una donna impiega per trovare una nuova occupazione. La mia percezione, è che se un uomo perde il lavoro ed è in mobilità nel giro di un mese o poco più riesce a ricollocarsi, mentre per la donna la ricollocazione è molto più difficile e i tempi sono molto più lunghi.” “Nei settori più colpiti – ha aggiunto – commercio, agenzie viaggi, alberghi, ristoranti e bar, mi sarei aspettata una maggiore solidarietà verso le donne; se è vero che il personale femminile è il 50% della forza lavoro di questi settori, allo stesso tempo le aziende hanno fatto massicciamente ricorso alla legge sviluppo che ha permesso di assumere lavoratori frontalieri in modo molto più facile, per poi collocarli in basse qualifiche.”

È intervenuta quindi Lara Cannalire, Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità. “Viste le difficoltà delle donne nell’accesso al lavoro, occorre un cambio di passo in questo senso. Noi della Commissione vorremmo collaborare con il sindacato per capire in quali ambiti si può agire per superare le discriminazioni, anche attraverso l’introduzione di nuove normative che possano far in modo che una donna, in un colloquio di lavoro, non debba essere penalizzata se dichiara di volere dei figli e costruire una famiglia.”

Per Maria Elena D’Amelio, docente dell’Università di San Marino e componente del Comitato Esecutivo UDS, “Non è un paese per donne quello che vediamo oggi. È un paese in cui quando si parla di donne, si dice che se scelgono la carriera sono egoiste, se sono madri lavoratrici, invece, che dovrebbero stare a casa. Non avere una indipendenza economica provoca una serie di ripercussione culturali che arrivano fino alla violenza. È un dato recente che nei primi mesi 2021 in Italia sono state uccise 11 donne: in caso di violenza la donna deve essere indipendente in modo che possa uscire di casa il prima possibile.”

“Una cosa che sottolineo con i miei studenti – ha evidenziato – è come si parla delle donne lavoratrici: abbiamo fatto un monitoraggio di come vengono raccontate le ricercatrici per il vaccino Covid, che sono state descritte come ricercatrici e mamme. Non si è mai sentito dire, degli uomini, ricercatori e padri. Il mondo del lavoro è strutturato in modo patriarcale e discriminante di genere. È l’uomo che lavora, attivo nella sfera pubblica, mentre la donna è spesso vista principalmente nella sfera privata, e questo risale alle origini dello sviluppo capitalista.”

“Il Covid non ha creato problematiche nuove – ha puntualizzato Maria Elena D’Amelio – ma le ha fatte emergere, in quanto c’erano già prima. Tra queste il problema della conciliazione tra vita e lavoro, che ricade soprattutto sulle donne. Un elemento da ridefinire sono gli orari di lavoro, che non si conciliano, ad esempio, con gli orari delle scuole. Nell’epoca della dematerializzazione del lavoro e dello smart working, prevale ancora una concezione di stampo fordista; si lavora dalle 9 alle 18 con un’ora di pausa pranzo. Tutte queste cose sono collegate alla condizione femminile. Occorre riguardare il mondo del lavoro con un’ottica di genere.” A proposito della scuola, ha aggiunto: “Spero torni la didattica in presenza; quella a distanza non potrà mai sostituire la lezione in classe.”

Alla Dott.ssa Francesca Nicolini, Medico, componente del Covid Team Territoriale e del Comitato Esecutivo UDS, è stato chiesto come la pandemia ha cambiato la relazione medico-paziente. “È un punto critico per noi professionisti della salute, perché è venuto meno il contatto con il paziente, che ci permetteva di capire, avendolo davanti, cosa non va. Un cambiamento che ci è costato grande fatica. Nonostante tutto, questo ci ha portato a sviluppare delle sensibilità maggiori, e in particolare la capacità di colloquio e di ascolto del paziente.”

La Dott.ssa Nicolini ha lanciato una grande speranza: “I vaccini sono sicuramente l’arma più forte e più potente che noi abbiamo per combattere la pandemia, quindi il mio appello come sanitario a tutta la popolazione è di vaccinarsi perché sono sicuramente più i vantaggi che i difetti. La vaccinazione sta andando bene, anche se è partita un po’ a rilento. Se arrivano tutti i vaccini, e sembra che sia vero, per la fine della primavera e l’inizio dell’estate potremmo aver vaccinato tutta la popolazione, così saremo in grado di contenere il contagio, sempre mantenendo tutte le misure che abbiamo imparato e che dobbiamo continuare a mettere in pratica.”

Nerina Zafferani, del Comitato Donne FUPS-CSdL, tra l’altro ha sottolineato come tanti pensionati hanno iniziato ad usare i mezzi tecnologici per parlare con i propri famigliari. ” È stata una cosa bellissima, che ha consentito un avvicinamento, se non altro virtuale, e un’opportunità per non perdere i contatti con figli e nipoti. In Italia, ad esempio, hanno istituito delle linee telefoniche apposite, per dare la possibilità ai pensionati di parlare con i propri famigliari durante la pandemia”.

Il Segretario CSdL Tamagnini e Simona Zonzini hanno quindi presentato la guida CSdL che raccoglie le leggi e le normative a tutela delle donne, della madri e delle famiglie nella RSM. Una guida che fin dai prossimi giorni arriverà nella case di tutti i sammarinesi, con l’invito ad utilizzarne i contenuti per prendere conoscenza di tutti i diritti sanciti dalla legislazione e dai contratti. Naturalmente, con l’impegno a proseguire nell’azione per rivendicare nuovi diritti e tutele per realizzare una effettiva parità della donna nel mondo del lavoro e nella società. La guida è già scaricabile sul sito www.csdl.sm e sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”.

Nella parte finale non è mancato, da parte di Simona Zonzini, un commosso ricordo di Fusta Morganti, recentemente scomparsa, che ha lasciato un grande vuoto tra le donne che si sono impegnate per la libertà e l’emancipazione femminile.

Il Segretario Tamagnini ha infine sottolineato: “Noi vogliamo continuare a svolgere questo ruolo nella società sammarinese anche per mantenere accesa la fiammella della democrazia, che è sempre più debole: con la scusa del Covid e del distanziamento, sono stati saltati a piè di pari i processi democratici e decisionali che devono coinvolgere le persone. Sulla partecipazione democratica la CSdL non è disposta a transigere. Noi staremo sulla scena con tutti quelli che ci vogliono stare.”