In Consiglio prosegue il dibattito sull’interruzione volontaria di gravidanza

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CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, SESSIONE 26 AGOSTO- 5 SETTEMBRE

MARTEDI’ 30 AGOSTO– Seduta della mattina

Si conclude solo a fine mattinata il dibattito consiliare sul Progetto di legge sull’Interruzione volontaria di gravidanza, dopo l’avvio di ieri pomeriggio e il proseguimento in seduta notturna. Negli interventi finali e nelle repliche continuano le accuse sulla strumentalizzazione politica del pdl e le accuse reciproche di voler dare o meno seguito all’esito referendario del settembre scorso e così alla volontà popolare. La seduta si interrompe dopo mezzogiorno per consentire il confronto dei capigruppo in Ufficio di presidenza, prima dell’inizio dell’esame dell’articolato, previsto in apertura della seduta pomeridiana.

Di seguito un estratto degli interventi della mattina.

Comma 13. Progetto di legge “Regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni, dalla Segreteria di Stato per la Giustizia dalla Segreteria di Stato per la Sanità) (II lettura)

Sara Conti, Rf

E’ con orgoglio che da legislatore affronto questa svolta storica che consente di passare da una San Marino ipocrita, che fingeva che l’Ivg non esistesse, nascondendo la testa sotto la sabbia, a una San Marino che prende atto dell’esito del referendum e dell’esistenza dell’Ivg e riconosce il diritto all’Ivg, accompagnandolo a una serie di provvedimenti a sostegno delle donne e che serviranno non più a farle sentire sole, a costringerle ad andare fuori territorio, ma le faranno sentire finalmente supportate dallo Stato. Il mio orgoglio per il Paese non significa che viva questo tema con leggerezza e con la convinzione che la verità assoluta sia da una parte o dall’altra. E’ un tema difficile e divisivo e porta con sé una miriade di fattori personali e culturali. Ma ci troviamo di fronte a un referendum che non lascia adito a interpretazioni e la volontà popolare va accettata, se no verremmo meno al nostro ruolo di legislatori. Sono convinta che il mio gruppo abbia dimostrato serietà e responsabilità democratica. All’interno di Rf, pur nelle differenze, abbiamo lavorato fin da subito per trovare condivisione e per portare emendamenti, con lo stesso atteggiamento ci siamo approcciati alla Commissione. Tutti possono riconoscere che i consigliere di Rf sono venuti qua con atteggiamento aperto e hanno contribuito a trovare una visione condivisa. Sottolineo poi il prezioso contributo del consigliere Farinelli, che è consigliere, medico e professionista e su alcuni passaggi tecnici ha fatto la differenza. Per questo spiace ancora di più che a qualcuno è invece sembrata un’occasione per strumentalizzazioni e per mettere bandierine. Ringrazio infine il Segretario Tonnini che nel suo intervento ha sottolineato la condivisione con cui si sono svolti i lavori in Commissione e il fatto che testo sia stato sottoscritto e approvato all’unanimità, esito non affatto scontato. Ci sono ancora alcuni punti critici, lo andremo a vedere nell’articolato. Da parte di Rf non c’è volontà di porre alcuno ostacolo affinché le donne possano ricorrere all’Ivg e c’è volontà di portare a termine il mandato ricevuto dalla cittadinanza attraverso il Referendum.

Giacomo Simonicini, Npr

Il dibattito è su un tema molto sensibile che tocca la coscienza di tutti noi, cittadini e consiglieri, un tema che riguarda l’etica e coinvolge la scienza e ha tante sfaccettature, che riguarda da un lato la vita, dall’altro l’autodeterminazione della donna, e che agisce sulla depenalizzazione dell’Ivg. Da tanto tempo la nostre cittadine attendono una risposta. Si è arrivati a una seconda lettura partendo da una Commissione Sanità fiume, in cui si è lavorato alacremente e tutte le forze politiche hanno portato il loro contributo. A parte qualche passaggio che ha creato discrasie nel testo emendato e che oggi dovremmo migliorare per portare un testo coerente, si è sempre cercato unanimità e collaborazione e ringrazio il presidente Tamagnini per aver guidato i lavori nel migliore dei modi.

Poi è emersa la volontà di mettere le bandierine: l’innesco è stata la relazione di minoranza, una relazione provocatoria in cui si è fatto un attacco forte a tutti i partiti dell’Aula, ricercando quasi chi sia il più bello e il più bravo nella stessa legge. Ma qui c’è un diritto che le donne e i cittadini ci chiedono. Ieri molti si sono eletti pontificatori, gli stessi che criticavano chi pontificava su questo tema, c’è stata grande incoerenza in questo dibattito politico, caratterizzato a tratti da acredine e livori, non ha entusiasmato nessuno.

Io su tanti aspetti ho votato in Commissione con i consiglieri di Rete, Libera e Giardi, ma non per questo mi sento più bello o più socialista. La strumentalizzazione del dibattito non è stata fatta solo in Aula, il tema è stato dibattuto anche tra la cittadinanza e molti si sono elevati a giudici e magistrati di chi votava bene o male, qualcuno mistificava persino la realtà per rovinare l’immagine di un politico. I voti sono pubblici e bisogna riportare le cose come sono. Auspico che nei lavori si torni al clima avuto in Commissione, ricercando condivisione e unanimità per un pdl che deve essere in funzione delle donne, cerchiamo di dare loro una legge che renda accessibile l’Ivg . Il Partito socialista voterà favorevolmente, perché ci teniamo ai diritti civili e alla volontà dei cittadini espressa dal referendum.

Alberto Giordano Spagni Reffi, Rete

Siamo dinanzi a una svolta storica per i diritti delle donne nella Repubblica di San Marino e il tema principale che ha tenuto banco nel dibattito qual è? La relazione del consigliere Zanotti… Noi non ci sentiamo rappresentati da nessuna delle due relazione al progetto di legge. Se nella sostanza siamo più vicini a quella del consigliere Zanotti, non ne condividiamo i toni, perché ci interessa poco di chi è la colpa dei ritardi. A noi interessa recuperare i ritardi. La volontà espressa dai commissari di esprimere due relazioni diverse c’è perché le posizioni su alcuni articoli resta diversa e sarebbe stato disonesto avere una relazione unica per dare l’impressione che ci fosse unanimità. Una relazione unica non era idonea a rappresentare la situazione attuale. Ho apprezzato della relazione di Zanotti l’excursus storico dei diritti delle donne a San Marino. Oggi vorrei che qualcuno qui dentro dicesse che è stato un errore dare il voto alle donne o che le unioni civili hanno stravolto la società. Per fortuna non c’è stato danno alcuno e sono convinto che anche su questo pdl anche i più irriducibili riconosceranno che non fa alcun danno. E’ solo quando qualcosa non è più tabù che lo si può affrontare, si può prevenire, fare educazione e soprattutto si può scegliere. E non condivido che la scelta non sia un diritto, l’Ivg è un diritto. E rientra nel più ampio diritto di autodeterminazione del proprio corpo di una donna. Un diritto fino ad oggi che è stato negato. E mi ha sempre fatto rabbrividire: siamo un Paese che si fregia di essere il Paese della libertà e di avere una sanità pubblica gratuita. E quando una donna ricorreva all’Ivg altrove si chiudevano gli occhi. Oggi ci si spertica a dire quanti strumenti mettere in campo per evitare più aborti possibili. Certo, come Rete sosterremo gli interventi a favore della famiglia e della maternità, però la rimozione delle barriere economiche e sociali deve essere un obiettivo sempre, non solo perché temiamo che le donne abortiscano in territorio.

Condivido con chi dice che non sia questo il luogo per risolvere dubbi ontologici sull’essere umano. Sento parlare sempre di depenalizzazioni, ma qui non si depenalizza l’aborto, si legalizza.

Per avviare la commissione a dibattere sul pdl, ricordo che si è dovuto raccogliere le firme dei commissari, perché le posizioni erano troppo divergenti. Invito a guardare il testo collezionato degli emendamenti presentati in commissione. Chi era in favore dell’aborto ha presentato emendamenti per recepire il quesitt e per dare la giusta serietà al testo. Non ho visto posizioni estreme. Non posso dire la stessa cosa da parte di chi era contrario, perché ha presentato emendamenti contrari al quesito referendario. In quest’Aula ci sono vari giuristi, voglio un tecnico del diritto che sostenga che inserire un termine come ‘extrema ratio’- inserito per un emendamento di Rf- quando si parla di Ivg non possa creare problemi interpretativi della legge. Giuridicamente ha totalmente un altro peso e può rendere non applicabile la legge. Ne parleremo nell’esame articolato, ma con queste due parole si rischia di vanificare una legge richiesta dal 77% della cittadinanza. E quando si scrive “tutela della vita dall’inizio”…inserirlo in legge una legge sull’Ivg è ipocrita e può creare problemi. È stato inserito apposta per bloccarla. È ipocrita dire poi che c’è nella legge italiana, che infatti dopo 44 anni non funziona bene. Questi errori sono ancora risolvibili e abbiamo ancor la possibilità di rimediare.

Io non so quale sia migliore legge possibile, ma dall’articolo 4 in poi io mi sento di votare quella legge. Mentre per i primi articoli, contenenti queste diciture, ho difficoltà. Sono i classici elementi che creano problemi interpretativi e applicativi, fanno confusione in chi poi quella legge dovrà applicarla. Invito l’Aula a fare un buon lavoro e ad adottare il migliore testo di legge possibile.

Eva Guidi, Libera

Abbiamo un muro di ipocrisia che circonda i nostri 60 kmq, ma possiamo abbatterlo. Le cittadine oggi possono andare a interrompere la gravidanza a 10 km dal confine a pagamento, chi può bene, e chi non può pazienza. E’ ora di fare un passo avanti nella strada dei diritti civili, ora che ce lo impone la cittadinanza. Non è più tempo di fare campagna referendaria, ma è tempo di dare una buona legge. Noi ci ritroviamo pienamente nella relazione di Zanotti perché racconta le difficoltà del percorso nella legiferazione di questo importante progetto di legge. Tutti dicono qui che non è il caso di mettere bandierine ideologiche. Colleghi, qui la bandiera l’ha messa la nostra cittadinanza, ci chiedono di procedere, dobbiamo farla questa legge. L’Uds ha portato avanti la campagna e ha portato un quesito chiaro cui oggi si deve dare risposte, abbiamo tirato a lungo e siamo arrivati agli sgoccioli. Lasciamo stare il blitz fatto in Commissione IV^ per convocarla, ma non è che proprio non è successo niente.

Interrompere volontariamente la gravidanza significa introdurre senza interferenze un processo di scelta della donna. Questo ci chiede la cittadinanza. Bene le indicazioni su formazione, informazione, prevenzione… ma laddove non si dovessero verificare le circostanze in cui la donna deve decidere in modo libero e sicuro, senza controlli diretti e indiretti, la legge sarebbe svuotata. Non si obbliga nessuno a fare scelte, ma dobbiamo garantire libertà di scelta. Se poi non riusciamo a dare risposte ai cittadini, non meravigliamoci che non si fidino più dei politici. Possiamo dare un segno di maturità alla cittadinanza e possiamo ancora lavorare per eliminare gli ostacoli che ci sono all’interno del testo su cui possibile fare ulteriori miglioramenti che non vadano a svuotare una legge che deve essere chiara e applicabile. Si è persa l’occasione per alcune forze politiche che riconosciamo progressiste e riformiste, ci spiace non sia stato portato un contributo su un argomento come questo.

Manuel Ciavatta, Pdcs

Sono necessari alcuni chiarimenti rispetto alcune cose dette dai consiglieri. Gli attacchi ci possono stare, ma non è possibile accettare la falsità di chi dichiara cose che non sono state dette.

E’ falso che la Dc che volesse proporre l’aborto solo in Italia, come detto da Zanotti. Si proponeva solo l’Ivg nell’ospedale pubblico a San Marno. Altra cosa da chiarire sulla ‘visione confessionale della Dc’, tacciata come causa di tutti i mali. Tutti gli emendamenti portati dalla Dc, rispetto alla finalità e la struttura del consultorio, le procedure e i tempi e la possibilità di contattare il padre- sparita poi dalla legge- sono stati copia-incollati dalla legge 194 italiana, una legge che non si può dire che non funzioni, se in 40 anni ha fatto 6 milioni di aborti. Se avessimo proposto emendamenti di altra natura l’avrei capito, ma siamo partiti da qui e neanche ci piace la 194, ma volevamo proprio ricercare condivisione e siamo partiti da quella legge, da cui sono partiti anche i promotori del referendum per il quesito. È la legge italiana che dice ‘ lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio’ e non penso non sia condivisibile in una legge sull’Ivg. Non mi si può tacciare di ipocrisia. Idem rispetto le associazioni: la proposta Dc è stata anche in questo caso copia-incollata dalla legge italiana che dice che i consultori possono avvalersi di associazioni che possano aiutare la madre….nessuna volontà di blocco, quindi, non posso accettarlo, lo hanno invece detto Reffi, Zanotti, il Sds Ciavatta..e non lo posso accettare.

Sui consultori, nell’emendamento approvato in commissione, si è messo che chi è dentro non deve essere medico obiettori. Dove sarebbe quindi la la volontà che non si proceda con l’Igv? Quanto meno riteniamo che debba essere un passaggio obbligatorio per avere un dialogo con la donna che viene a chiedere una prestazione pubblica allo Stato. La procedura nella legge italiana è chiara ed è quella che abbiamo proposto. La legge deve definire le procedure perché sia un accompagnamento, non un peso. Che la legge fosse leggibile anche dall’Italia, e per questo si è partiti dalla 194, poteva essere utile, anche perché si consente di accedere all’Ivg anche in strutture italiane, ma si voleva migliorarla. In Italia 1 bambino su 6 non nasce e dovremmo tenerlo presente quando facciamo la legge per capire gli effetti. La Dc ha tentato in tutti i modi di migliorare quella legge.

Repliche

Vladimiro Selva, Libera

Io in molti emendamenti proposti dalla Democrazia Cristiana ho visto proprio la volontà di rendere difficile il percorso all’Ivg, di non voler accogliere la scelta della donna, di volerla mettere in discussione fino all’ultimo, al costo di costringerla a rapportarsi con uno Stato che si arroghi il diritto di chiederle le motivazioni. Se una donna arriva a fare questa scelta e lo Stato deve fare di tutto comunque perché ciò non avvenga, piuttosto lo fai con le norme che trattano il diritto di famiglia, di lavoro, con l’assistenza economica, e non solo, alle famiglie e a figli che possono anche avere difficoltà particolari. E non si fa in 7 giorni, mettendo in capo alla donna una scelta difficile, a prescindere dall’informazione che c’è chi le può ‘dare una mano’. E’ pura ipocrisia e un tentativo di lavarsi la coscienza su un tema difficile anche per chi sostiene questa legge. Ma qui bisogna tenere amante che prevale l’interesse laico di sostenere il diritto di chi fa quella scelta.

Pasquale Valentini, Pdcs

Credo siano state troppe nel dibattito le liste di proscrizione e le intimidazioni su questa vicenda. Si oscilla tra due posizioni: l’Ivg come diritto tout court o come situazione alla quale determinate condizioni costringono. Tutti siamo preoccupati di sopperire a quelle donne che non possono abortire per mancanza di una legge, ma di tutte quelle che hanno scelto di mantenere, nonostante le difficoltà in essere, quella gravidanza e hanno partorito, chi si è occupato? La comunità si è occupata di loro? C’è una discrasia enorme, ancora più evidente dai fatti che conosco. In tanti dopo un colloquio avuto con medici anti-abortisti hanno capito c’erano altre possibilità e hanno cambiato idea. C’è in realtà una grande ipocrisia che cerchiamo di portare avanti, di non dire fino in fondo qual è questa necessità che porta una donna a fare una cosa che non dovrebbe fare, perché non è per il suo bene e non abbiamo il coraggio di dirlo. Non sarà la legge che cambia le cose in questo Stato. Pensate a quanto lavoro c’è per passare dalla costruzione di una legge, alla convinzione su questi temi, ma non mascheriamo il non voler guardare fino in fondo qual è il problema, mentre ci diciamo di voler aiutare qualcuno e ci dimentichiamo di qualcun altro.

Alessandro Bevitori, Libera

Si mettano da parte tutte le opinioni personali che possono essere derivate da sensibilità diverse, ma non è più il momento delle chiacchiere e dei tentativi di convincimento, dobbiamo rispettare volontà popolare. C’è un referendum che ci ha detto che la donna può essere libera di farele sue scelte senza condizionamenti e deve essere padrona del suo corpo e della sua maternità. E oggi dobbiamo approvare una legge che consenta a una donna di interrompere la propria gravidanza. Non è questione se è giusto o sbagliato. E’ quello che vuole la cittadinanza, o rispettiamo la volontà cittadinanza o non stiamo facendo quello che ci è stato delegato quali membri del Consiglio grande e generale.

Aida Maria Adele Selva, Pdcs

Qui veramente si banalizza la vita. Il diritto alla vita è il primo dei diritti, poi ci possono essere tutte le libertà di questa mondo. Si continua a dire che c’è ipocrisia, ma non c’è ipocrisia perché annullare una vita è sbagliato. Il diritto alla vita prevale su tutte le altre libertà, non è che li mandiamo ad abortire in Italia, non si dovrebbe.

La volontà popolare: ci sono anche 3.265 voti ‘contro’. Anche quella è volontà popolare. Come in Aula ci sono consiglieri di minoranza, siccome la volontà popolare ha eletto questa maggioranza, allora secondo questo ragionamento la minoranza dovrebbe dirci sempre che facciamo le leggi fatte bene. C’è una libertà d pensiero e c’è anche una volontà popolare che non è d’accordo e dal mio punto di vita è un’azione ingiusta eliminare un altro essere umano, quindi ognuno voterà quello che si sente di votare. Come si può pensare sia una legge giusta una legge che prevede l’eliminazione di un essere umano?! Comunque i numeri li avete, la legge sarà fatta, smettetela di cavalcare il discorso della volontà popolare.

Miriam Farinelli, Rf

Niente di più falso che un accesso obbligatorio al Consultorio inibisca l’applicazione della legge. Il consultorio è il luogo in cui la donna può trovare tutte le risposte ai suoi bisogni, compreso quelli di una donna che ha una gravidanza non desiderata. Il consultorio non obbliga, ma informa. Il consenso informato è un consenso scritto attraverso il quale l’operatore medico non obiettore espone tutte le nostre disposizioni che possono interessare quella donna. Alla fine la donna decide spontaneamente.

Il consultorio raccoglie i dati sui farmaci che si usano per interrompere una gravidanza, perché per l’uso farmacologico o per il percorso chirurgico serve il consenso informato dettagliato. I farmaci che si usano per l’Ivg non sono caramelline Zigulì, hanno controindicazioni e devono essere esplicitate alla donna le complicanze cui può andare incontro. E il consultorio raccoglie anche i dati per capire se abbiamo fatto una legge applicabile oppure no, e se dobbiamo modificarla. In Italia con la 194 c’è un problema che i non obiettori sono pochi e interrompere una gravidanza può essere difficile. Non vogliamo un percorso tortuoso, vogliamo dare informazioni alla donna e il rispetto dei termini della legge.

Nicola Renzi, Rf

Nella storia democratica del paese ci sono stati referenda che hanno contraddetto la volontà di un governo in carica, penso quello sul voto estero, sull’alienazione dei terreni, sulla legge elettorale…è successo che una volta che quel referendum è passato, poi il parlamento è stato costretto a legiferare secondo quello che gli elettori avevano deciso. Si può pensare sia un principio sbagliato, ma è un nostro principio costituzionale. L’espressione diretta dei cittadini in un referendum conta più delle determinazioni del parlamento perché il rapporto diretto con cui il popolo si esprime e costituzionalmente è superiore a noi. Il parlamento non può decidere, deve legiferare accogliendo quanto deciso dal corpo elettorale entro determinati periodi e secondo un vaglio preciso del Collegio garante che stabilisce se la legge risponde al mandato popolare. Se ci fosse una maggioranza che voglia ostacolare la volontà popolare, credo ci possa essere una vittoria momentane di chi vuole ancora affermare il ‘no’ all’aborto, ma sarebbe una catastrofe purtroppo, alla lunga. La battaglia infatti non è più meramente parlamentare, è una battaglia sociale culturale.

Non si può cercare di vincere oggi con la forza di numeri che ‘se ne fregano’ di quello che la cittadinanza ha detto, perché un’altra volta ci troveremo di fronte ad un referendum che fa “il 120%” e anche su tematiche parimenti sensibili.

Giovanni Maria Zonzini, Rete

Noi qui rappresentiamo chi ci ha eletto e quando dobbiamo portare le volontà espressa da un referendum abbiamo un mandato imperativo, non libero, abbiamo un dovere. Se domani ci fosse un referendum per mettere all’ergastolo per chi abortisse e venisse approvato, io voterei per una legge che farebbe questo, perché lo chiederebbe la cittadinanza. Un governante che non dà seguito alla volontà del popolo non è più rappresentate di quel popolo, allora cosa siamo, governanti per diritto divino? Allora torniamo agli statuti del ‘600 e a prima dell’Arengo.

Rossano Fabbri, Mis

Questa discussione sta diventando stucchevole, sta diventando una lezione su come recepire o meno un referendum, sulla necessità di recepirlo almeno in parte o totalmente…non è più un dibattito sull’aborto… sta diventando una perdita di tempo che non ci fa entrare sull’articolato. Per cortesia, bypassiamo gli interventi sulla necessità o meno del recepimento della volontà popolare. Questa era una discussione da chiudere in qualche minuto, limitandosi a recepire il quesito senza buttar sù in questa legge l’universo mondo con visioni totalmente opposte. E se il paese non ha avuto la forza per legiferare in materia un motivo ci sarà. Ora si recepisse il referendum, credo sarebbe bastata l’abrogazione del reato penale, demandando ai rispettivi uffici.

Francesco Mussoni, Pdcs

Credo il dibattito sia sfociato più in una bagarre politica. Siamo in una Repubblica e non in una dittatura. Il parlamentare non ha delega, ma un mandato senza rappresentanza, il pensiero politico del parlamentare ha valore rispetto al tema. Tecnicamente non è vero che si fa quello che dice il referendum. Noi, come partito, abbiamo dimostrato di entrare nel merito, abbiamo lavorato sodo in Commissione, abbiamo ampliato la legge e non ci siamo nascosti in campagna referendaria, eravamo per il ‘no’. Ma nonostante questo abbiamo lavorato sul testo per fare passi in avanti, rispettando la volontà popolare. Mi associo a quanto detto prima, è ora di votare la legge invece di passare a dare messaggi politici. Ci sarà chi voterà no, chi si, ma è un tema anche di coscienza. Se vogliamo approvare una legge entriamo nell’articolato, e credo ci voglia anche rispetto per accettare considerazioni politiche ed etiche dei singoli consiglieri. Non si metta in discussione quello che sostiene un consigliere qui in Aula.

Guerrino Zanotti, Libera

Non capisco perché in Aula si dica che chi è a favore del referendum lo faccia per questioni di consenso o per mettere la bandierina. Noi abbiamo espresso la posizione dei singoli e del partito legittimamente, senza dover ricorrere all’accusa di farlo per interessi elettorali.

Io chiedo formalmente alle loro Eccellenze di dirimere la questione che si sta discutendo in ufficio di presidenza.

Andrea Zafferani, Rf

Ritengo ci siano state posizioni anche troppo strumentali nel dibattito, anche nelle relazioni. In alcuni passaggi quella del consigliere Zanotti risulta troppo accusatoria, perché penso in Commissione in realtà si sia fatto un bel lavoro, anche da posizioni diverse su certi articoli importanti, dove qualcuno è uscito più o meno soddisfatto, e la Dc ha dato un contributo con le sue posizioni, nel rispetto del quesito. In alcune parti con proposte non condivisibili, certamente, ma non si può accusarla di voler bloccare l’iter della norma. Il tema vero è il dopo, nell’applicazione della norma, ma nel momento che il quesito è rispettato, non si può non votare la norma.

Iro Beluzzi, Libera

Non può essere mistificata la realtà. Da un collega esperto di legge come Mussoni, non posso ascoltare quello che ha detto, il fatto che il Consiglio possa autonomamente normare in modo diverso da un quesito referendario. La legge è un passaggio epocale per la Repubblica che vive in una situazione anacronistica rispetto il mondo che ci circonda. E l’arretratezza è potuta esistere perché si poteva abortire, con la pace di tutti quanti, fuori territorio.

Luca Boschi, Libera

Oggi ci sarebbe una sola opzione, votare ‘sì’ alla legge che segue il mandato referendario. Chi votasse ‘no’ darebbe uno schiaffo a tutti i cittadini che hanno votato.

Alberto Giordano Spagni Reffi, Rete

Accingendoci all’esame dell’articolato, credo sia questo il momento di concentrarci su quello, stiamo dibattendo di ideali, ma stiamo ancora qui a rimpallarci questi discorsi non ha senso. Andiamo ad analizzare l’articolato e procediamo all’approvazione della legge, quasi tutti i gruppi voteranno favorevolmente, un gruppo si asterrà o voterà contro pur avendo modificato la legge, alla fine sarà la cittadinanza a valutare l’operare dei singoli gruppi o dei consiglieri.

Eva Guidi, Libera

Il fenomeno della diminuzione delle nascite, che a San Marino sta mostrando caratteri di drammatica preoccupazione, non ha alle sue basi come motivazione la possibilità o meno di ricorrere all’aborto, cerchiamo di scartare considerazioni assurde. La natalità si sostiene non evitando l’aborto, magari chi lo vuole fare, lo fa in condizioni non garantiste, siamo in un inverno demografico terribile perché mancano condizioni di lavoro sicure, di accesso all’abitazione e perché non si ha una visione prospettica del futuro. Interroghiamoci su queste vere cause per risolverle e sosteniamo attivamente la maternità con una serie di interventi.

Marica Montemaggi, Libera

Non credo che la legge italiana fatta 40 anni fa debba essere una legge da seguire. Qualcuno è stupito per il fatto che sosteniamo che quella non è legge da seguire pedissequamente. San Marino nel 2022 credo possa fare un po’ di più rispetto quanto fatto in Italia 40 anni fa.

Matteo Ciacci, Libera

Anche io ritengo si debba discutere della legge, mi auguro possa essere fatto un buon lavoro come in Commissione. Anche io penso che tutti possano esprimere le loro opinioni, ma abbiamo il dovere di tipicizzare a livello normativo quanto espresso dalla cittadinanza il 26 settembre. Sull’obbligatorietà del consultorio: ci saranno emendamenti, per noi un elemento cardine è quello di rendere facoltativo da parte della donna l’accesso al consultorio, chiediamo di accelerare il supporto psicologico, ma rendiamolo facoltativo.