Suoni Nuovi – Matteo Macalli di Custom Works

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Suoni Nuovi – Oggi parliamo di sistemi di amplificazione con Matteo Macalli di Custom Works

Ciao Matteo e grazie per aver accettato questa intervista!
Parlaci del tuo lavoro. In cosa consiste e chi sono i tuoi clienti?

Ciao a tutti e grazie per l’invito. Non mi definisco un vero e proprio tecnico nel senso stretto del termine, ma più un “Customizer” cioè quella figura che oltre a riparare, modificare e costruire, segue le esigenze del musicista volte ad ottenere determinati risultati o funzionalità dal proprio setup o live-rig che sia. Prevalentemente lavoro con i chitarristi, ma cerco di assecondare, quando possibile e in funzione dei risultati, le esigenze di altre entità all’interno di una band. Gli interventi che mi capitano più frequentemente sono rivolti a testate e combo valvolari. Dalla sostituzione delle valvole e relativa taratura del Bias, a ripristini di amplificatori vintage, a modifiche di vario genere sugli stessi. Mi occupo anche di assemblaggio e/o cablaggio di pedalboard, modifica pedalini, sistemi rack, elettronica strumenti e personalizzazioni di varie tipologie. Ho avuto la fortuna di conoscere diversi collezionisti che mi hanno affidato i loro pezzi migliori da revisionare, mantenere in buono stato di funzionamento o in qualche caso semplicemente per consulenza su originalità e datazioni. Una fortuna che consente di acquisire un background che sui libri o nel web sarebbe impossibile. Così come ciò che ho appreso da tecnici e customizer d’oltre oceano, disposti a condividere nozioni ed esperienza, che mi han dato modo di acquisire determinati concetti nel modo migliore, oltre a comprendere perché siano i n°1 nel settore chitarristico, alla pari con certi marchi inglesi ben noti.

Qual’è la tendenza attuale in fatto di strumentazione per chitarra?

Ci sono due correnti principali che prevalgono al momento: una è quella di chi cerca sistemi analogici/valvolari di dimensioni contenute e pratici da portare in live o in studio. Quindi amplificatori combo di basso wattaggio e pedalboard semplificate ma efficienti. L’altro trend è quello del digitale, del CMOS, modelli fisici (modelling) e profilazione. In pratica dispositivi che con la tecnologia digitale, consentono di immagazzinare informazioni per campionare/imitare i suoni degli amplificatori reali e di riprodurli a piacimento con o senza l’aggiunta di set di effetti. Anche se in numero più contenuto, seguita ad esistere una categoria di professionisti ed estimatori, che continua ad utilizzare amplificatori e pedalboard (o sistemi rack) da palco/Pro o di tipologia vintage, proprio per poter usufruire di suoni reali e vibranti (quelli che han fatto la storia, per intenderci), anche a scapito di comodità e risparmio.

Quali sono le esigenze principali dei tuoi clienti?

Principalmente di mantenere in buono stato i propri sistemi di amplificazione, manutenzionandoli periodicamente per ragioni di affidabilità ed efficienza sonora.. che siano essi strumenti, cavi, ampli, casse, pedali o effettistica di vario genere. Appena dopo viene la customizzazione dei sistemi di amplificazione (realizzando mod tipo: Master Volume, Switching, More Drive, Depth o Voicing vari) o delle Pedalboard con variazioni di layout, upgrade sul percorso del segnale o varianti/mods sui pedalini stessi, come Overdrive, Splitter, Preamp, Fuzz, ecc..

Che cosa è andato perduto e cosa si è guadagnato oggi rispetto alla “Golden era” degli anni ’80 e ’90 in termini di suono e di gestione dei sistemi di amplificazione?

Mah, ci sarebbe da scrivere un libro a riguardo. Sicuramente erano anni in cui aleggiava più “mistero e magia” intorno ai setup dei vari guitar hero ed a come ottenevano certi suoni. Scoprire cosa utilizzavano nel proprio setup era un modo di arricchire il proprio background e di sperimentare; c’era più passione forse e si investivano più tempo e risorse. Oggi circolano migliaia di informazioni sul web, alcune anche errate od estrapolate dal contesto, tutto sembra più semplice e alla portata di tutti, creando solo della gran confusione a mio parere. E’ indubbio che il mercato offra molta più scelta oggi (quasi troppa) in ambito di attrezzature ed amplificazione, ma che il progresso ed il business abbiano penalizzato l’aspetto qualitativo e costruttivo per raggiungere un po’ tutte le tipologie di utente. Oggi è più facile iniziare con una spesa relativamente accessibile, però forse si è un po’ perso il concetto iniziale secondo cui le apparecchiature devono essere un mezzo di lavoro al servizio del musicista e per scopi ben precisi. Il trend del “tutto subito” non sempre è vantaggioso. Sarà che son della vecchia scuola e dell’idea che certe cose debbano essere semplici, di buona qualità e durevoli.. il resto del percorso è a discrezione di chi suona 😉

Molti chitarristi si affidano a te per customizzare pedali, amplificatori, outboard. Cosa la customizzazione può dare in più rispetto al prodotto di serie?

Il prodotto di serie nasce con l’intento di accontentare più utenti possibile nei contesti più disparati, quindi non con un focus ben preciso, o comunque non sempre. Customizzare può servire ad ottimizzare certi aspetti in funzione dell’applicazione specifica, o semplicemente ad andare incontro a determinate esigenze del musicista e del setup che utilizza in funzione dei suoni che privilegia.

Sui grandi palchi vediamo utilizzare sistemi rack complessi anche se oggi molti sembrano preferire sistemi di profilazione e modelling. Quali sono secondo te i pro e i contro di entrambe le “scuole” di pensiero?

Direi che come accade spesso, la verità sta in mezzo. In ambito Pro, i Rigs a rack complessi, pilotano sistemi di amplificazione reali, come testata-cassa, pre-finale e combo, a volte sistemi misti, introducendo una gestione programmabile di switching, gestioni midi, wet/dry channels ed effettistica stereo o dual mono in sidechain. Cioè una visione dello spettro sonoro su più linee/livelli e qualità da studio recording. “Semplicemente”, sistemi per ottenere la massima qualità e flessibilità possibili in un contesto sonoro prestabilito… e questi sono i pro. Per contro; sicuramente i costi e la complessità del sistema che richiede non di rado un tecnico dedicato per programmazione e gestione. I sistemi modelling/profilazione invece, tutto l’opposto. Racchiudono migliaia di informazioni e tools volti a svolgere lavori complessi in formati che prendono poco spazio e con interfacce più o meno intuitive, ideali per creare i suoni più diversi. Il “contro” sta nel fatto che per ora il rapporto dinamico di questi apparati non è paragonabile al suono di un amplificatore reale. Ciò non toglie che si possano comunque ottenere suoni apprezzabili. L’effettistica invece è già più simile e riconoscibile. Per questo, e riprendendo la frase iniziale, credo che l’ideale, se visto in una certa ottica, sarebbe un compromesso tra i due sistemi.

Oggi il mercato propone un’ampia scelta di prodotti. Come tecnico, quale consiglio daresti ai giovani chitarristi che vogliono cominciare a costruire il proprio sound? Quali sono le basi da cui partire?

Sicuramente un argomento complesso che coinvolge il know-how del musicista prima di tutto. Inizierei con il dire che ognuno ha un proprio sound intrinseco.. non intendo quello che si ha in testa come obiettivo o ciò a cui si aspira, ma un suono di base prodotto dalla parte fisica dell’esecutore; mi riferisco ad energia, intenzione, tocco, feeling e tecnica. Cose che influiscono ampiamente sul risultato finale e che spesso non danno gli stessi esiti sui medesimi sistemi di amplificazione. Mi spiego meglio: tenendo come riferimento un unico sistema e lo stesso strumento, due esecutori possono ottenere risultati, poco o molto diversi. Non sempre quello che utilizza uno è ideale anche per altri. A fronte di ciò, credo sia più efficace cercare di inquadrare il proprio sound e ciò a cui si ambisce. Lo step successivo è abituarsi a suonare con poche cose e con un sistema (possibilmente analogico) che valorizzi la dinamica e la lettura delle frequenze, che hanno un importanza molto maggiore di quanto si pensi. Da qui, la diretta conseguenza è imparare ad utilizzare il controllo toni (treble-mid-bass) correttamente, ascoltando dove si colloca il sound nel mix degli altri strumenti. E’ controproducente avere un bel sound elegante quando si suona da soli e poi non risaltare affatto quando si è con la band. Ci vuole un approccio Live e non da Studio, vale a dire agire correttamente sulle frequenze e non sul volume come verrebbe spontaneo fare. Medi ed Alti e/o Presence non devono mancare dal computo generale. Una volta ottenuto un buon suono di base si può introdurre l’effettistica, che non dimentichiamoci, deve solo aggiungere headroom e ampliare la gamma dello spettro sonoro, non migliorarlo. L’errore più comune è proprio pensare che se anche il suono di base non è un granché, poi si migliora con l’aggiunta degli effetti… niente di più lontano dalla verità. Sul cosa sia opportuno usare, potrei tentare con un parallelismo: meglio un’utilitaria od un’auto sportiva? Entrambi i mezzi ti portano in giro ed hanno pro e contro. La prima ha mille comodità, è semplice da guidare e consuma poco; la sportiva invece è impegnativa e tutt’altro che comoda, ma ha determinate qualità e performance emozionanti. Bisogna solo capire se si è più inclini all’utilitaria o alla sportiva; senza nulla togliere alla prima che è l’auto più diffusa al mondo naturalmente.
Ricapitolando: partirei da un buon strumento (non necessariamente stra costoso), ben regolato ed intonato (vedi liutaio) con un’elettronica curata e pickups distanziati correttamente dalle corde (cosa che vedo di rado). Può sembrare banale, ma certe cose possono già fare la differenza. Stabilito questo punto, passerei ad un buon amplificatore, possibilmente valvolare, combo o testata e cassa che si preferisca. Deve già produrre un risultato che consenta di suonare senza aggiungere effetti. Quindi headroom e dinamica devono essere percepibili e deve poter produrre la quantità di drive necessaria al proprio stile. Una volta raggiunto un buon abbinamento di strumento-amplificatore-speakers, il resto viene per gradi. Si prosegue aggiungendo gli effetti desiderati, ma a step, cioè facendo attenzione che non degradino il suono iniziale e che trovino un abbinamento fortunato con il resto del setup. Che siano pedalini analogici, digitali o sistemi cmos, l’importante è che il sound resti il più inalterato possibile nelle sue peculiarità. Per concludere, lo strumento più importante alla fine è sempre l’orecchio. Un attento ascolto ci da già indizi sulla corretta direzione da prendere (o mantenere) per avvicinarci all’obiettivo. Alla fine l’obiettivo è trovare il giusto compromesso nel contesto in cui si suona, facendo il più possibile esperienza live… un aspetto che è meno scontato di quanto sembri. La cosa più importante del suono è appunto suonare ed ottenere il massimo da ciò che c’è in quel preciso momento.

Grazie Matteo per essere stato con noi! Come possiamo contattarti e dove possiamo venirti a trovare?

Mi son da poco spostato in zona Dogana (RSM).
Potete contattarmi al: 3470136290 anche WA
Scrivermi via mail a: customworks.info@gmail.com o via Messenger

Grazie ancora per l’opportunità, è stato un piacere poter condividere, nel mio piccolo, un po’ di esperienza con Voi. A presto!