Consiglio Grande e Generale, ha inizio la 31esima legislatura

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Consiglio Grande e Generale, sessione 8-9 luglio

 

lunedì 8 luglio 2024, pomeriggio

 

Nel pomeriggio, il Consiglio Grande e Generale riparte dal comma 4, dedicato alle “comunicazioni”. 

Dobbiamo ragionare su noi stessi, perché la democrazia la fanno gli uomini, quando i nostri comportamenti diventano autoritari e non autorevoli, allora è facile perderla” è il richiamo che Lorenzo Bugli (PDCS) rivolge all’Aula.

Si torna a discutere della delibera del Congresso di Stato del 2 luglio riguardante la riorganizzazione dell’ISS. “Anche noi – dice Guerrino Zanotti (Libera/PS)riteniamo sia stata adottato fuori da ogni logica. Quello del metodo è un aspetto della gestione della cosa pubblica che deve essere al centro del dibattito. Insieme ai lavori della commissione speciale consiliare per le riforme istituzionali”.

Nel 2019 – ricorda Gian Matteo Zeppa (Rete)l’allora Segretario Zanotti aveva fatto condividere le delibere di ordinaria amministrazione con l’alveo consiliare uscente. Questo avrebbe evitato un sacco di cose e tanti fraintendimenti”. 

 

Inizia quindi il dibattito sul comma 5 “Considerazioni sulla consultazione elettorale del 9 giugno 2024”.

 

“La cittadinanza – è l’analisi di Luca Beccari (PDCS)  – ha espresso un voto di apprezzamento dell’attività dell’esecutivo uscente. I partiti che hanno appoggiato l’esecutivo per tutta la durata della legislatura hanno avuto un risultato importante”. Al contrario, per Beccari, “sono stati penalizzati quei partiti che non sono riusciti a portare avanti una politica di coerenza e hanno sviluppato scelte più legate alla componente ideologica e meno alla pragmaticità”. Inoltre, “i partiti che sono stati in prima linea e senza ambiguità sul tema dell’Europa, hanno ottenuto un risultato in crescita”.

Spazio quindi alle considerazioni di Matteo Ciacci (Libera/PS): “Libera e PS insieme a PSD hanno voluto dare vita ad un percorso di riaggregazione di un’area che era spacchettata e litigiosa. C’è una esigenza di continuità che l’elettorato ha esplicitato in maniera chiara. Ma c’è anche una volontà di cambiamento in alcuni ambiti. Il compito a cui siamo chiamati non è quello di essere sentinella del Governo. Vogliamo essere forza autorevole di maggioranza che porta avanti il programma con un approccio pratico”. 

La lettura di Enrico Carattoni (RF) parte da “tre elementi incontrovertibili. Il vero vincitore è la DC, riuscita a rafforzare i suoi consensi. Ha vinto il PSD, perché ha avuto un forte incremento. Credo che abbia vinto anche RF. L’unico gruppo di opposizione a vedere aumentati i propri consensi grazie ad un lavoro importante fatto nella scorsa legislatura”. 

Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi) punta il dito sul “clima della campagna elettorale”. “Abbiamo assistito a distorsioni in seno alle commissioni, abbiamo visto strumentalizzare il voto estero, abbiamo assistito all’operazione chirurgica di chi avrebbe il dovere deontologico di raccontare i fatti ma ha preferito raccontare una parte della storia, abbiamo visto attacchi personali ai candidati, promesse di avanzamenti di livello e di sbloccare un terreno a famiglie di chi era candidato”. 

Non è più solo la DC che comanda – dice Federico Pedini Amati (PSD) – Oggi ci sono due grandi coalizioni. Centrosinistra e centrodestra. Si confrontano e decidono”. Poi manda alcune stoccate: “Sono stato calpestato anche nella dignità per i dinieghi portati avanti da qualcuno che era un mostro con più teste che infatti non ha funzionato ed era Npr. Io non riesco a fingere. Vogliamo fare le cose di centrosinistra e non quelle che fanno i conservatori”. 

Giovanni Zonzini (Rete) si sofferma sul risultato del movimento, uscito ridimensionato dalle consultazioni.  “Gli elettori hanno dato un segnale a Rete non solo in termini di voti ma anche di distribuzione interna”. Ora è dunque necessario “che si apra una nuova stagione”. “Rete – ricorda – è stata l’unica a portare una riforma impopolare nella scorsa legislatura. L’unica a chiedere un’equa ridistribuzione della ricchezza attraverso una riforma IGR. Tutto il contrario del populismo. “Intendiamo – conclude – condurre un’opposizione responsabile, dialogante, ma anche severa”.  

Marco Gatti (PDCS) si sofferma sulle ragioni che hanno portato al raggiungimento di un’intesa tra la coalizione Democrazia e Libertà e Libera/PS-PSD. “Qual è la ragione per cui si è approfondito il tavolo con Libera/PSD piuttosto che magari una opzione di centrodestra? Non siamo andati a ragionare a livello ideologico. Abbiamo ragionato sul percorso politico che la DC ha fatto in questi anni nel dialogo con altri partiti. Con Libera comunque c’è stato un dialogo, più costante e fruttuoso rispetto a RF”.

Per Miriam Farinelli (RF), “il risultato di RF è stato piuttosto lusinghiero dopo che eravamo stati messi all’indice come untori. Discorso a parte meriterebbe il fango che ci è stato gettato addosso da un giornale online anche se qui bisognerebbe approfondire il tema dei mandanti”.

“Il risultato ottenuto – afferma Silvia Cecchetti (PSD)ci consegna un compito cruciale: essere la spinta e il motore delle riforme”. 

Interviene Giancarlo Venturini (PDCS): “La gente ha espresso una grande fiducia nella nostra forza politica, con un incremento che ci ha portato a superare il 34% di consenso. Nelle settimane precedenti alla tornata elettorale, alcuni colleghi non davano nessun adito al fatto che la DC potesse raggiungere tale risultato. Questa tornata elettorale, nel segno della continuità, ha favorito le forze politiche di Governo”. Quindi un invito a Domani – Motus Liberi ad interrogarsi sulla mancata partecipazione alla maggioranza. 

Per Denise Bronzetti (Alleanza Riformista), “superate le emergenze, la prossima legislatura deve giocarsela tutta sullo sviluppo economico del Paese”. 

 

Alle 19.30 la sessione viene interrotta. Riprenderà domani mattina alle 9 in seduta mattutina. 

 

Di seguito una sintesi degli interventi

 

Comma 4 – comunicazioni

 

Lorenzo Bugli (PDCS):  Dobbiamo ragionare su noi stessi, perché la democrazia la fanno gli uomini, quando i nostri comportamenti diventano autoritari e non autorevoli, allora è facile perderla. Possiamo fissare tutte le regole che vogliamo. Questa 31esima legislatura deve vedere un cambiamento epocale nel metodo di interpretare il nostro ruolo. Andranno ridisegnate molte regole della nostra storia e anche di alcune commissioni che rischiano di ingessare, a livello istituzionale, alcuni passaggi fondamentali. Ci sono delle sfide cruciali. Quella europea. Quella delle riforme istituzionali. Migliorare il nostro sistema sanitario. Poi gestione del territorio e sanità. Questi sono tutti aspetti che devono vederci impegnati nell’essere coinvolgenti anche con chi siederà nei banchi dell’opposizione, onde evitare scontri che allontanano sempre di più l’opinione pubblica. Questo è il passaggio fondamentale. Abbiamo visto tutti i risultati delle elezioni francesi. Oggi la Francia avrà un complesso processo democratico: sarà necessario un dialogo tra forze diametralmente opposte per superare un empasse che sta polarizzando il Paese. Dobbiamo riuscire ad essere migliori e riformare noi stessi in un dialogo serio per portare a compimento quei passaggi che sono fondamentali per i nostri giovani e per le imprese e per tutti i cittadini. 

 

Guerrino Zanotti (Libera/PS): Io credo che anche nei confronti dei profughi che possono scappare dalla tragedia che li sta colpendo, San Marino può avere un ruolo per quelle che sono le nostre possibilità in termini logistici accogliendo quelle persone che fuggono attraverso corridoi umanitari. Ci sono impegni che San Marino deve assumersi. Avviare da subito un percorso al fine del riconoscimento dello Stato Palestinese. Rispetto alla delibera di nomina dei dirigenti sanitari: anche noi riteniamo sia stata adottato fuori da ogni logica. Quello del metodo è un aspetto della gestione della cosa pubblica che deve essere al centro del dibattito. Insieme ai lavori della commissione speciale consiliare per le riforme istituzionali. All’interno della quale devono essere ripristinati gli equilibri rideterminando gli ambiti di intervento. 

 

Gian Matteo Zeppa (Rete): Abbiamo sentite un po’ di bordate dalla maggioranza nei confronti della maggioranza stessa. Forse le tensioni della precedente legislatura ancora non si sono sopite. E’ evidente a tutti che c’è una forte spinta a destra in Europa. A questi richiami a vecchi editti fascisti, la buona politica delle grandi nazioni è riuscita a porre il veto. Nel 2019, l’allora Segretario Zanotti aveva fatto condividere le delibere di ordinaria amministrazione con l’alveo consiliare uscente. Questo avrebbe evitato un sacco di cose e tanti fraintendimenti. Nessuno mi ha risposto a quell’e-mail. E’ stata una scelta. Sentire che c’è la necessità di creare momenti di confronto tra maggioranza e opposizione, e qualcuno tira fuori l’ostruzionismo, vuol dire che non si è imparata la lezione. Trovo ridicola l’affermazione di un consigliere che dice che il ruolo del consigliere è bistrattato. In questi anni non abbiamo dato un’ottima pubblicità. Si dice sempre che bisogna coinvolgere l’opposizione, salvo poi fare delle sedute – fiume. Il passo culturale che dovrebbe imparare la politica è che è un onore e un onere essere maggioranza. 

 

Michele Muratori (Libera/PS): Parlando della scorsa legislatura, dobbiamo essere orgogliosi di quello che è stato fatto nel passaggio della commissione di inchiesta che ha portato al processo in tribunale sul Fascicolo 500. Per la prima volta nella nostra Repubblica, una commissione ha saputo lavorare in modo egregio. Nel prossimo comma avremo modo di sviscerare ed analizzare quello che è successo. Dobbiamo avere un’attenzione prioritaria sulle sfide che ci aspettano in questa legislatura: ce ne sono davvero tante.

 

Comma 5 – Considerazioni sulla consultazione elettorale del 9 giugno 2024

 

Luca Beccari (PDCS): La cittadinanza ha espresso un voto di apprezzamento dell’attività dell’esecutivo uscente. I partiti che hanno appoggiato l’esecutivo per tutta la durata della legislatura hanno avuto un risultato importante. E’ un dato che va ad identificare un’azione corale positiva. Spezzo una lancia nei confronti dei partiti di opposizione. Due elementi si vedono nel voto. Il senso di responsabilità attorno ad un tema come l’accordo di associazione. Responsabilità attorno all’emergenza Covid. E una capacità di dialogo su alcuni temi non facile compresi quelli economici. Sono stati penalizzati quei partiti che non sono riusciti a portare avanti una politica di coerenza e hanno sviluppato scelte più legate alla componente ideologica e meno alla pragmaticità. Questa volta si va a formare un compromesso diverso anche dal punto di vista politico. Quella che si va a formare, con l’accordo politico depositato, è una maggioranza in parte composta dalla maggioranza uscente con l’innesto di un partito di opposizione: è una evoluzione positiva. Stiamo uscendo dalle barriere di cantone, e stiamo diventando compartecipi di qualche cosa. I partiti che sono stati in prima linea e senza ambiguità sul tema dell’Europa, hanno ottenuto un risultato in crescita. E’ un dato che va analizzato. Dovremo lavorare in questa legislatura sul tema elettorale. Non possiamo continuare ad avere dei regimi particolari tra voto estero o interno. 

 

Matteo Ciacci (Libera/PS): Libera e PS insieme a PSD hanno voluto dare vita ad un percorso di riaggregazione di un’area che era spacchettata e litigiosa. Con convinzione siamo riusciti a strutturare un’area riformista che oggi conta 18 consiglieri. Questo è un fatto che va sicuramente considerato. C’è una esigenza di continuità che l’elettorato ha esplicitato in maniera chiara. Ma c’è anche una volontà di cambiamento in alcuni ambiti che cercheremo di portare in ambiti concreti con azioni e iniziative. Mi riferisco alla necessità di un metodo diverso con i corpi intermedi e le forze di opposizione. Il compito a cui siamo chiamati non è quello di essere sentinella del Governo. Vogliamo essere forza autorevole di maggioranza che porta avanti il programma con un approccio pratico. La sfida dell’accordo di associazione con l’Unione europea è la stella polare. Siamo tutti chiamati ad avere un percorso molto convinto e molto rappresentativo. 

 

Matteo Rossi (PSD): Il movimentismo è stata una parentesi della nostra storia istituzionale e politica. C’era stato uno sfilacciamento tra la gente e la classe politica. Circa un anno fa, abbiamo voluto ridare vita ad un sentimento tipico del PSD. Un partito capace di interpretare la modernità e l’innovazione. Invece il PSD è riuscito a trovare la sintesi e chiudere l’aggregazione socialista con l’ingresso di persone proprie di quel mondo e di quella tradizione. In questo scenario, in cui eravamo gli underdog della politica, abbiamo affrontato una campagna in maniera propositiva, con temi che arrivassero alle persone. Compromesso e mediazione hanno premiato. Da oggi partirà un percorso che ci vedrà impegnati insieme in una compagine di Governo e nella quale i riformisti diranno la loro. Con la dignità e il peso che i numeri determinano. 

 

Enrico Carattoni (RF): Io penso che ci siano tre elementi incontrovertibili. Il vero vincitore è la DC, riuscita a rafforzare i suoi consensi. Ha vinto il PSD, perché ha avuto un forte incremento. Credo che abbia vinto anche RF. L’unico gruppo di opposizione a vedere aumentati i propri consensi grazie ad un lavoro importante fatto nella scorsa legislatura. E’ la prima volta in cui la compagine uscente si riconferma quasi totalmente in quella entrante. Servono riforme per snellire i dibattiti pubblici e televisivi. Serve un ragionamento sul voto estero. Io credo che il farò della nuova legislatura dovrà essere l’accordo di associazione. L’unità che si è creata attorno questo progetto è un patrimonio da non disperdere. Accolgo con piacere il fatto che tutte le forze in quest’Aula hanno favorito tale percorso. Se pensate di fare il recepimento a colpi di decreto, sbagliate strada. 

 

Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi): Penso sia necessario spendere due parole sul clima elettorale. Nella campagna elettorale abbiamo assistito a distorsioni in seno alle commissioni, abbiamo visto strumentalizzare il voto estero, abbiamo assistito all’operazione chirurgica di chi avrebbe il dovere deontologico di raccontare i fatti ma ha preferito raccontare una parte della storia, abbiamo visto attacchi personali ai candidati, promesse di avanzamenti di livello e di sbloccare un terreno a famiglie di chi era candidato. Il problema sono le logiche malate di chi la politica l’ha rovinata. E’ tempo di riscoprire la cultura politica, la voglia di fare politica. Altro aspetto che si evince è che il populismo non ha pagato. Abbiamo scelto liberamente di puntare sul nostro progetto politico: non ci siamo venduti in cambio di un posto al sole, consapevoli degli accordi che già esistevano tra le due coalizioni. Abbiamo fatto una scelta coerente. 

 

Federico Pedini Amati (PSD): Le consultazioni ci dicono anzitutto una cosa. Il popolo che è sovrano vuole la Democrazia Cristiana al Governo. L’altra coalizione che ha vinto è Libera/PS, PSD. Non penserete che non ci debba essere un Governo perché non c’è qualcuno che governi. C’è un meccanismo che deve cambiare. Non è più solo la DC che comanda. Oggi ci sono due grandi coalizioni. Centrosinistra e centrodestra. Si confrontano e decidono. Il movimento e il populismo sono falliti, si è tornati ai partiti tradizionali. Ho sempre detto a Rete: non mi sento Rete. Da questo punto di vista, faccio un’apertura a Domani: tutti quelli che non hanno una casa, tornino a casa. Perché la sinistra non finisce con Libera, PSD: c’è un mare e su questo dovremo lavorare. Vogliamo una dignità che non ci è stata data: sono stato calpestato anche nella dignità per i dinieghi portati avanti da qualcuno che era un mostro con più teste che infatti non ha funzionato ed era Npr. Io non riesco a fingere. Vogliamo fare le cose di centrosinistra e non quelle che fanno i conservatori. 

 

Giovanni Zonzini (Rete): Rete è portatrice di una visione socialdemocratica radicale e autentica. Io ritengo che abbia ancora molto da dire al Paese. Certamente dovrà farlo in una maniera diversa comprendendo le condizioni materiali e storiche che non sono le stesse dello scorso decennio. Gli elettori hanno dato un segnale a Rete non solo in termini di voti ma anche di distribuzione interna. E’ necessario per Rete che si apra una nuova stagione. Rete è stata l’unica a portare una riforma impopolare nella scorsa legislatura. L’unica a chiedere un’equa ridistribuzione della ricchezza attraverso una riforma IGR. Tutto il contrario del populismo. Intendiamo condurre un’opposizione responsabile, dialogante, ma anche severa.  

 

Alessandro Bevitori (Libera/PS): La scorsa legislatura è stata una legislatura dove tutti gli strascichi emersi in quella precedente si sono ancora di più chiariti e si è messa finalmente la parola fine a questa stagione. E’ servito anche questo. Anche questo era necessario per seppellire definitivamente l’ascia di guerra. Oggi ci sono due coalizioni ben rappresentate. La gestione del debito va riportata ad una condizione di riequilibrio. Secondo noi, si può fare molto di più per incrementare le entrate e la base imponibile. Ci sono opportunità a San Marino che devono essere colte e sfruttate. Questo potrà assolutamente aiutare nella gestione del debito. La gestione dell’energia diventa fondamentale sia per quanto riguarda la sovranità ma anche e soprattutto possono esserci grandi opportunità in termini di sviluppo. 

 

Andrea Belluzzi (PSD): Il tema del voto estero: non possiamo più rimandare. Vanno fatti passi avanti, confrontandoci anche su alcuni aspetti, come una quota di parlamentari riservata al seggio estero. E’ un tema non rinviabile. Ci sono cittadini che non esercitano o non sono in condizione di esercitare quel diritto. E’ una questione di uguaglianza o di pari opportunità. Il luogo più idoneo è quello di una Commissione. Oggi il PSD è una forza di otto consiglieri. Ha ripreso la sua strada. Forte di questo slancio, si pone anche nei confronti dei propri interlocutori. 

 

Matteo Casali (RF): All’appuntamento elettorale si è presentata la seconda maggioranza dopo l’uscita del movimento Rete. Sono state lasciate sul tavolo tutte le riforme che sono in attesa da anni. Si è costituita in ambito di maggioranza una nuova aggregazione politica, Alleanza Riformista. Libera e PSD dichiaravano il loro apparentamento, motivo sufficiente alla fine di qualsiasi Governo in carica. In campagna elettorale PSD era incline alla continuità del Governo, Libera si è spesso espressa per una alternativa. Di questo Libera deve tenerne conto. Le urne hanno sancito la robusta tenuta della DC grazie all’attuazione di politiche anestetiche. Il PSD ha intercettato lo sfaldamento del movimento Rete. L’augurio all’avvio di questa legislatura è che la politica per prima ponga fine a questa esigenza di retrospettiva degli eventi. 

 

Marco Gatti (PDCS): Qual è la ragione per cui si è approfondito il tavolo con Libera/PSD piuttosto che magari una opzione di centrodestra? Non siamo andati a ragionare a livello ideologico. Abbiamo ragionato sul percorso politico che la DC ha fatto in questi anni nel dialogo con altri partiti. Con Libera comunque c’è stato un dialogo, più costante e fruttuoso rispetto a RF. Questo è stato l’elemento che ha messo il PDCS nelle condizioni di verificare la possibile nascita di un Governo. Dal mio punto di vista abbiamo raggiunto un’ottima mediazione di Governo. I cittadini si aspettano una politica che abbia la statura adeguata a dare una risposta ai problemi che la popolazione ha. 

 

Michele Muratori (Libera/PS): La legge elettorale con cui ci siamo approcciati alle elezioni è un guazzabuglio. Dobbiamo creare un gruppo di lavoro che possa analizzare e riflettere su come intervenire su questa legge elettorale che non ha dato risposte certe alla cittadinanza, anzi, ha creato tantissima confusione. E’ una mia opinione, ma credo sia condivisa da altri consiglieri, prima di me. Non mi piace fare la lista dei buoni/cattivi, dei vincenti e dei perdenti. Ci siamo presentati con due coalizioni. Il movimento in questo momento a San Marino è quasi completamente sparito. C’è una richiesta da parte della cittadinanza di ritorno alla politica tradizionale, di massa. 

 

Ilaria Bacciocchi (PSD): Dobbiamo tornare al 2005 quando l’allora Governo si rifiutò di firmare l’accordo sulla doppia imposizione fiscale. La mancata firma ha lasciato il Paese vulnerabile alimentando opacità e sfiducia. L’economia ha sofferto e le relazioni commerciali si sono complicate. In questo contesto sono emersi movimenti: Rete e Civico10. C’era una richiesta motivata di una politica più sana, trasparente e responsabile. L’antipolitica è un modo di pensare trasversale che ha condizionato tutto lo spettro politico. L’antipolitica ha avuto effetti profondi e non sempre positivi sul nostro Paese, con la delegittimazione e la narrazione strumentale di un paese dedito solo ad attività illecite.

 

Miriam Farinelli (RF): Non sono mancate durante la campagna elettorale estemporanee trovate come le registrazioni delle sedute segrete della commissione. Spero ci sia la volontà di rimediare a questa rappresentazione piena di falle tipica di un paesotto pieno di semplicioni. Il risultato di RF è stato piuttosto lusinghiero dopo che eravamo stati messi all’indice come untori. Discorso a parte meriterebbe il fango che ci è stato gettato addosso da un giornale online anche se qui bisognerebbe approfondire il tema dei mandanti. Da sottolineare il crollo di Rete con una perdita secca di 8 seggi. Quando una forza anti-casta raggiunge il Governo o dimostra un minimo di coerenza, fallisce miseramente. Non si può governare come la DC quando non si è la DC. 

 

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi): Penso che sia svilente che in un Paese democratico un cittadino debba rispondere: non me la sento di candidarmi, ho paura di avere ritorsioni sul mio posto di lavoro, mi hanno chiamato e hanno detto che è bene che non mi candidi. Oppure addirittura la creazione di posti ad hoc durante la campagna elettorale. Non può essere questo l’atteggiamento della classe politica. Triste che un cittadino non si senta libero per possibili ritorsioni. 

 

Mariella Mularoni (PDCS): Vogliamo proseguire una politica di serietà e concretezza migliorando la qualità di vita dei cittadini, i servizi e l’attrattività attraverso una visione chiara e un impegno verso la cittadinanza che ci ha scelto per guidare il Paese. 

 

Dalibor Riccardi (Libera): Ci sono dei grandi temi che hanno legato la politica. Accordo di associazione, sanità, territorio, uno sviluppo sostenibile. Temi da concretizzare nell’inizio della 31esima legislatura. Questo esecutivo è frutto delle due coalizioni che hanno ottenuto il maggior consenso. Una garanzia di stabilità che dal mio punto di vista si nota non solo internamente ma anche esternamente e viene esplicitato nei contesti internazionali. E’ il giusto equilibrio e il rispetto della volontà dei nostri elettori. Il nostro Paese, al di là quello che sarà l’accordo di associazione, ha bisogno di risposte in alcune situazioni che sicuramente abbiamo visto. Ci sono state criticità in ambito sanitario. 

 

Antonella Mularoni (RF): Credo sia doveroso fare una riflessione su dove sono finiti gli 8 consiglieri di Rete. Il grosso probabilmente è andato verso il PSD. Libera ha mantenuto i suoi consensi. Libera aveva dichiarato di volere il cambiamento, ma i sammarinesi hanno scelto la continuità. Un auspicio e una raccomandazione che faccio al Governo. Non sottovalutiamo elementi della nostra politica estera che possono creare turbativa con l’Italia. Non trascuriamo il rapporto bilaterale più importante e significativo. L’Ue guarda al grande Paese vicino che viene considerato in qualche modo il garante di una tenuta di rapporti. Sono felice che il corpo elettorale abbia scelto di far entrare nell’Aula persone giovani che potranno sicuramente dettare la loro agenda. 

 

Silvia Cecchetti (PSD): Ci sono tre grandi sfide. Attuazione accordo con l’Ue che ci riconosce la dignità di Paese che si colloca in Unione europea e che quindi ha gli standard e le qualità per attuare quell’accordo. Le riforme istituzionali e costituzionali.  Dovremo trovare nuovi investimenti, per le infrastrutture e la tecnologia. Sottolineo il grande risultato del PSD, frutto della spinta della classe dirigente, del progetto di riforme presentate in campagna elettorale e dell’aver rafforzato l’area socialista. Il risultato ottenuto ci consegna un compito cruciale: essere la spinta e il motore delle riforme, avere il coraggio di essere concreti ma sognatori, come detto dagli Ecc. Capitani Reggenti.

 

Andrea Menicucci (RF): Dalle elezioni del 1998, viene registrata una tendenza negativa nella partecipazione al voto dei cittadini. Il nostro gruppo ha eletto una squadra che rispecchia perfettamente la parità di genere. Persone capaci, con cui sono orgoglioso di fare la mia prima esperienza. Ringrazio gli Ecc. Reggenti che hanno posto l’accento sulle giovani generazioni. Mi guardo intorno e vedo che siamo sognatori, innovatori e pronti a mettere a disposizione tutta la nostra attenzione e la nostra dedizione. Credo sia necessario cambiare atteggiamento rispetto ai giovani che vogliono impegnarsi per lo Stato. Non siamo solamente il futuro ma anche il presente. Abbiamo una visione fresca e un punto di vista diverso e autentico. 

 

Francesca Civerchia (PDCS): Dobbiamo avere il coraggio di mettere in atto progetti e strategie per le importanti scelte che ci saranno da fare. E’ necessario avere il coraggio giusto nel rispetto delle caratteristiche del nostro Paese. La prima cosa da fare è rimettere mano al regolamento consiliare. Spesso ci è stato recriminato che i nostri dibattiti erano sterili e ripetitivi. Negli ultimi dieci anni la nostra politica è stata caratterizzata dai processi. I poteri dello Stato devono essere autonomi e non interferire mai nelle scelte. Oggi abbiamo una larga maggioranza, l’incarico politico ce lo ha dato direttamente il cittadino. Coesione dovrà essere la parola chiave per lavorare insieme. Dovremo essere seri escludendo vendette e personalismi: non sarà un Governo a tempo, ma un Governo corretto, perché la politica possa far uscire dal guscio la nostra Repubblica.

 

Gian Carlo Venturini (PDCS): La gente ha espresso una grande fiducia nella nostra forza politica, con un incremento che ci ha portato a superare il 34% di consenso. Nelle settimane precedenti alla tornata elettorale, alcuni colleghi non davano nessun adito al fatto che la DC potesse raggiungere tale risultato. Questa tornata elettorale, nel segno della continuità, ha favorito le forze politiche di Governo. Vorrei tranquillizzare il consigliere Andruccioli: la maggioranza attuale composta da due coalizioni ha trovato un’intesa per la formazione del Governo e un’intesa anche per il programma di Governo. Su questo deve interrogarsi la sua forza politica, Domani Motus Liberi, che aveva l’opportunità di partecipare a questa coalizione di maggioranza. Noi abbiamo a cuore lo stesso interesse comune di lavorare per il bene e lo sviluppo del Paese.

 

Iro Belluzzi (Libera): Il periodo che dovrà affrontare la Repubblica sarà impegnativo. Richiederà una grande forza nel determinare percorsi di trasparenza. San Marino nella sua normalità dovrà essere luogo di investimento dei migliori investitori, non di chi sceglie San Marino come luogo dove sviluppare un’economia che non è concessa. Dobbiamo continuare a percorrere la strada della legalità e trasparenza. Questo dovrà essere colto velocemente dal punto di vista della ristrutturazione del sistema bancario e finanziario. Dobbiamo trovare una collaborazione all’interno dell’Aula quanto più corale per intercettare un linguaggio comune sia tra le forze di maggioranza e opposizione. 

 

Denise Bronzetti (Alleanza Riformista): Il dato oggettivo che forse è sfuggito ai più, è che è la riconferma dei tanti seggi ottenuti dalla Democrazia Cristiana. Lo dico in particolare ai colleghi di Motus e dico loro: forse non avevate considerato questo risultato tale per cui il vostro posizionamento ha però portato ad un’esclusione da questa maggioranza, proprio perché le forze politiche che facevano parte della precedente maggioranza hanno basato la campagna elettorale sulla continuità. La maggioranza è composta da forze politiche che hanno un vissuto e uno storico alle loro spalle. Peccato per il quinto seggio di AR, mancato per un soffio. Continuità e discontinuità. Credo sia stato fatto un lavoro che ha necessità di essere perfezionato e affinato sugli interventi della prossima legislatura. Superate le emergenze, la legislatura deve giocarsela tutta sullo sviluppo economico del Paese. Si è parlato di una politica rinnovata nei modi. C’è chi ha parlato di personalismi e modi beceri di fare politica. Mettiamo da parte tutto. Il lavoro per i prossimi mesi sarà tirare una riga su certe modalità e concentrarsi sulle cose da fare per il Paese.

 

William Casali (PDCS): Chi intende esercitare il diritto di voto in modo passivo lo deve poter fare. Giusto invitare la cittadinanza nel sentirsi libera di candidarsi e fare questa esperienza. Cerchiamo di dare il massimo impegno affinché tutta la cittadinanza possa avere la possibilità di venire in quest’Aula e partecipare alle sorti del Paese. Importanti i risultati portati a casa nella precedente legislatura. Anzitutto, la riforma della giustizia. Poi i rapporti internazionali. Il lavoro per la credibilità internazionale del Paese è riuscito. La gestione del debito pubblico poteva dare spazio ad alcune strumentalizzazioni. Era difficile parlare di questo argomento. Oggi abbiamo una sfida nuova: quella internazionale. Su questo sono nate le alleanze. Riusciamo a giocarle, quelle sfide, nel momento in cui c’è una mediazione che permette di fare dei passi in avanti. 

 

Maria Katia Savoretti (RF): Confido in una legislatura più responsabile. Il risultato di RF è stato buono, consistente, superiore ai risultati del 2016 e del 2019. Ci rende anche più forti, e spazza via tutto il fango gettato addosso durante la passata legislatura. Attacchi di ogni natura e di ogni genere. Il programma è nato dal confronto con i cittadini. Da qui porteremo avanti la nostra opposizione in Consiglio. Continueremo a vigilare sull’operato del Governo e della maggioranza, saremo disponibili al dialogo sui temi centrali tramite una opposizione costruttiva. Ci auguriamo che il Consiglio Grande e Generale possa mettere mano alla legge elettorale. 

 

Oscar Mina (PDCS): Il risultato ottenuto dalla nostra coalizione è sicuramente rilevante anche in termini percentuali. E’ emersa quella che è stata la volontà popolare dirottando il consenso verso queste due forze. E’ emersa una volontà popolare che ha rivolto l’attenzione verso i partiti tradizionali rispetto agli schieramenti populisti che hanno imperversato nel recente passato. Abbiamo letto e sentito molte critiche sull’accordo post-elettorale. Qualcuno ha sostenuto che questa futura maggioranza non avrà una coesione sostenibile e che emergeranno le divergenze. Tutt’altro. Credo che l’intesa che abbiamo trovato ci permetterà di trovare un terreno comune sul lavoro che dovremo fare. Certamente sono serviti un certo equilibrio e un certo compromesso, ma il bilanciamento è stato positivo tra la salvaguardia delle identità e la volontà comune. L’auspicio è che questo nuovo accordo sancito possa coordinarsi al meglio dando dimostrazione di una grande affidabilità con compattezza sulle decisioni che verranno prese.