Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e salute: a che punto siamo?

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Ne ha parlato il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus direttore generale dell’OMS mondiale, a San Marino in occasione del Meeting dei Piccoli Paesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite.

Dal 31 marzo al 2 aprile 2019 San Marino è diventata la capitale europea della salute, ospitando per la seconda volta il Meeting di Alto livello dei Piccoli Paesi della Regione Europea dell’OMS.

L’obiettivo del meeting era confrontarsi su come implementare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in materia sanitaria all’interno di contesti locali, prendendo spunto da quello che stanno facendo i piccoli paesi europei, simili per dimensioni e quindi per caratteristiche a contesti subnazionali, coadiuvati dall’OMS.

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) che mirano a intervenire a livello di politiche locali, nazionali e internazionali con l’obiettivo di rendere ogni aspetto della nostra vita più sostenibile affinché nessuno resti indietro “no one left behind” in questo cammino. Si tratta di 17 obiettivi che comprendono 169 target. Fra questi, l’obiettivo numero 3 riguarda la salute e il benessere e comprende 10 sotto obiettivi.

Il meeting ha visto quest’anno la presenza di ministri e delegati da ben 11 Stati membri (Andorra, Cipro, Estonia, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino e Slovenia), oltre ad esponenti della società civile e personalità influenti nel panorama urbanistico italiano come Stefano Boeri, l’architetto a cui si deve il noto Bosco Verticale milanese.

Ad aprire il ricco incontro il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus direttore generale dell’OMS, che non solo ha speso parole elogiative sull’Iniziativa, sottolineando la qualità dei numerosi documenti prodotti in questi anni, anche rispetto all’Agenda 2030, ma ha concluso il suo intervento con l’impegno da parte dell’OMS di continuare a supportare la Small countries initiative, per fare in modo che da iniziativa unicamente europea diventi un progetto globale, coinvolgendo tutti i piccoli paesi del mondo. “Ognuno di voi è piccolo – ha concluso Tedros Adhanom Ghebreyesus – ma tutti insieme siete molti di più, e quindi molto più forti, della maggior parte dei grandi paesi del mondo”.

Nel 2018 l’OMS ha pubblicato il World Health Statistics 2018 Report, che raccoglie i progressi fatti in vista del raggiungimento del terzo SDG. https://www.who.int/gho/publications/world_health_statistics/2018/EN_WHS2018_SDGhighlights.pdf?ua=1

Di seguito alcuni fra i principali dati emersi:

– Obiettivo 3.2: entro il 2030, porre fine alle morti evitabili di neonati e bambini sotto i 5 anni di età

I tassi di mortalità sotto i cinque anni hanno continuato a migliorare nel 2016 scendendo a 41 su 1000 nati vivi da 93 morti ogni 1000 nati vivi nel 1990. Ciononostante, ogni giorno nel 2016, 15.000 bambini sono morti prima di raggiungere il loro quinto compleanno. La mortalità neonatale è diminuita da 37 su 1000 nati vivi nel 1990 a 19 su 1000 nati vivi nel 2016. Circa 1 milione sono però ancora i bambini dai 5 ai 14 anni morti nel 2016, principalmente per cause prevenibili.

– Obiettivo 3.3: porre fine entro il 2030  alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate. Combattere l’epatite, le malattie trasmesse dall’acqua e altre malattie trasmissibili.

Nel 2016, circa 1 milione di persone sono morte per malattie correlate all’HIV. L’aumento globale della terapia antiretrovirale (ART) è stato il principale motore del declino del 48% dei decessi correlati all’HIV da un picco di 1,9 milioni nel 2005. Tuttavia, l’ART ha interessato solo il 53% delle persone che vivono con l’HIV alla fine del 2016.

– Obiettivo 3.4: Entro il 2030, ridurre di un terzo la mortalità prematura dovuta a malattie non trasmissibili

La probabilità di morire di diabete, cancro, malattie cardiovascolari e malattie polmonari croniche tra i 30 ei 70 anni è scesa al 18% nel 2016, in calo dal 22% registrato nel 2000.

– Obiettivo 3.5: Rafforzare la prevenzione e il trattamento dell’abuso di sostanze, compresi l’abuso di stupefacenti e di alcol

A livello globale del consumo di alcol nel 2016 è rimasto stabile dal 2010 a 6,4 litri di alcol puro per persona di età pari o superiore ai 15 anni.

– Obiettivo 3.7: Entro il 2030, garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, compresa la pianificazione familiare

Si stima che circa 208 milioni di donne in età riproduttiva sposate o meno nel mondo non abbiano ancora soddisfatto i loro bisogni di pianificazione familiare con un moderno metodo contraccettivo. Questo rappresenta il 23% di tutte le donne in età riproduttiva che sono sposate o in unione e desiderano limitare o spaziare le gravidanze.

Si contano inoltre circa 12,8 milioni di nascite tra le adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni ogni anno.

– Target 3.8: Assicurare copertura sanitaria essenziale a tutti

Almeno metà della popolazione mondiale non ha una copertura completa dei servizi sanitari essenziali. Nel 2010, circa 808 milioni di persone – l’11,7% della popolazione mondiale – hanno speso almeno 10% del loro bilancio familiare paga di tasca propria per i servizi sanitari. Si stima che 97 milioni di persone siano state impoverite per spese sanitarie nel 2010.

 L’Ufficio Stampa, 2 aprile 2019 – 1718 d.F.R.

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