L’arte del futuro di Flora Tumminello

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L’arte del presente e dell’imminente futuro circola e si diffonde senza consapevolezza, ce la portiamo addosso ogni giorno. Gli abiti iconici sono i nuovi quadri, e quindi, un abito non è solo un abito, ma un’espressione artistica di un Vernissage che non ha termine.

I vestiti non sono solo strumenti per coprirsi o dispositivi buoni solo per non essere arrestati. No il vestito è un manifesto. Un’icona del tempo. Una mostra espositiva che parla di noi, di cultura, di sentimenti e di potere. Esprime al pari di un’opera plastico-figurativa il respiro del tempo, come lo sono stati i quadri rinascimentali quando venivano commissionati e registravano la grandezza di un’epoca, il fulgore o la sua decadenza. Il manifesto che fra tutti espresse tali funzioni è la Calunnia del Botticelli; un’opera di impressionante potenza politica, dipinto dopo la cacciata dei Medici da Firenze. Per Botticelli l’ideale di armonia dell’umanesimo tramontava per sempre con la loro fuga. Lui, che più di chiunque altro seppe rappresentare la sfavillante raffinatezza di un mecenatismo irripetibile. (Dipingeva impressioni di tessuto e trasparenze divine) Con la Calunnia l’artista fiorentino si congeda definitivamente dall’età dell’oro e non sarà più lo stesso. (Espone una Verità nuda con il dito puntato verso il cielo, senza speranza di redenzione se non l’intervento divino). Già allora, la moda, interpretare la moda, era un atto politico, prendere posizione o non prenderla affatto. Un linguaggio rivoluzionario capace di aprire o chiudere un dibattito.

I committenti dell’Arte erano sapevano bene che quando acquistavo un’opera d’arte comunicavano capacità, autorità, determinavano protetti e protettori, indirizzavano il gusto, il ritmo e lo stile. Oggi molti considerano l’arte della moda una cosa frivola, per soli ricchi, (non la pensa così chi lavora nel settore e sposta milioni di euro producendo abiti e accessori). Un vestito è quindi un’espressione senza limiti di tempo, è quello che siamo quello che vorremmo essere. Proietta l’immagine migliore di noi, spesso anche la peggiore, ma comunica di noi più di quello che siamo, agiamo, facciamo. Siamo convinti di comprare meno arte da appendere alle pareti, in realtà cambiamo la modalità di esporla. Alcuni stilisti avevano già intuito il grande legame con la storia dell’arte, memorabile l’esempio di Yes Saint Laurent e il suo sodalizio tra arte e moda. La possibilità di indossare un Mondrian (collezione autunno-inverno 1965-66) strepitosi mini abiti con lurex a specchio, una moda ritenuta oltraggiosa per il perbenismo dell’epoca.

Oggi un esempio di “arte degenerata” è interpretata magistralmente da Alessandro Michele (Gucci) una moda gravida di contaminazioni ossessive dove c’è dentro tutto: letteratura, storia, arte, cinema, architettura! Le sue sfilate sontuose e anticonvenzionali comunicano più di chiunque altro un messaggio di arte totale; non si spiegherebbe altrimenti la coda di acquirenti davanti agli Store del marchio. Per converso, per ingrossare le fila e riempire le gallerie d’arte, oggi, è necessario ripensare nuove modalità di proporre l’arte, di “indossarla”. Il prezzo è ininfluente. É la capacità creativa di trasferire contenuti artistici capaci di dialogare e perché no anche di contraddirsi che ha permesso ad alcuni galleristi di trasferire l’esposizione in aree inconsuete, alternative. Alberghi sino ad oggi luoghi di transito si trasformano in luoghi di fruizione artistica di grande visibilità, esposizioni spalancate non solo ai collezionisti, ma al cliente nell’accezione più ampia del termine. Una visione che si adatta ai tempi contemporanei di compravendita. I nuovi fruitori dell’arte voglio acquistare emozioni, lottare contro la noia, senza alcun limite di visione e la visione sta alla base del desiderio.

L’Arte esprime un linguaggio rendiamolo commerciale nel tono certamente, ma non nel contenuto.

Flora Tumminello

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