Sebastian Kurz trionfa in Austria, secondi i socialdemocratici

Johnson contrattacca sulla Brexit, ma rischia la sfiducia

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epa07879152 Sebastian Kurz (R), leader of Austrian People's Party (Oevp) and OeVP top candidate for the Austrian federal elections, and his girlfriend Susanne Thier (L) arrive at a polling station to cast their votes during the Austrian federal elections in Vienna, Austria, 29 September 2019. EPA/CHRISTIAN BRUNA

I popolari di Sebastian Kurz stravincono le elezioni politiche in Austria. La Oevp vola infatti al 37,1%. Crolla l’ultradestra, calano i socialdemocratici. Le prime proiezioni dopo la chiusura dei seggi alle 17 danno la Spoe in seconda posizione al 22,5%, davanti ai populisti dell’Fpoe con il 16,7%, che risentono dello scandalo Ibiza-gate. Dopo la debacle del 2017 tornano in parlamento i Verdi (13,1%), mentre i liberali Neos sono al 7,8%.

Rispetto alle politiche del 2017, l’ultradestra della Fpoe è in caduta libera e perde 10 punti (secondo gli ultimi dati arretra ancora al 16%). I popolari di Kurz guadagnano invece 5,7 punti (al 37,2%). I socialdemocratici Spoe, pur arrivando secondi, scendono al 22% (meno 4,9 punti rispetto al 2017). Tra i vincitori di questa tornata elettorale ci sono invece i Verdi, che dopo una legislatura fuori dal Parlamento tornano nel Nationalrat con il 14,3%, riconquistando oltre 10 punti. Anche i liberali Neos salgono di 2,1 punti (al 7,4%).

Dopo la debacle elettorale, l’ultradestra austriaca dell’Fpoe è già con un piede all’opposizione. “Il nostro partito necessita di una ripartenza. Di certo non posso suggerire di continuare sulla strada del governo, non alla luce di questo risultato”, ha annunciato a caldo il potente segretario generale del partito Harald Vilimsky.

Johnson contrattacca sulla Brexit, ma rischia la sfiducia

Boris Johnson affronta all’offensiva la platea della Conferenza annuale Tory: in un’intervista alla Bbc, nel giorno dell’apertura dell’assise congressuale a Manchester, il premier ribadisce la sua linea favorevole a una Brexit senza rinvii il 31 ottobre, promette soldi per sanità, scuola e polizia e respinge le accuse rivoltegli dalle opposizioni di usare un linguaggio incendiario, in un Paese già diviso, in vista delle elezioni anticipate. Incalzato dall’anchorman Andrew Marr, BoJo non fa una piega e si definisce “un modello di moderazione”, insistendo sulla legittimità di definire “legge della resa” la legge anti-no deal approvata in Parlamento per tentare d’imporgli la richiesta di una proroga della Brexit in assenza di accordo con l’Ue. Mentre si limita a scusarsi come di “un malinteso” per aver replicato “cavolate” (humbug) a una deputata laburista che giorni fa gli rinfacciava alla Camera dei Comuni il rischio d’istigare nuove violenze nel Paese dopo l’assassinio di Jo Cox nel 2016. Le opposizioni intanto, che hanno negato la tradizionale pausa dei lavori parlamentari nei 3 giorni clou del congresso Tory (fino a mercoledì, quando parlerà Johnson), potrebbero tentare proprio ora la carta del voto di sfiducia. Magari per lasciare spazio a un governo di transizione anche minoritario guidato dal leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn: incaricato esclusivamente di ottenere un rinvio della Brexit da Bruxelles e di portare subito dopo il Regno al voto.

Il partito Conservatore britannico apre il suo congresso annuale a Manchester ‘ricco’ di un discreto vantaggio nei consensi sul partito Laburista, pari al 12%. Lo rivela un sondaggio Opinium, condotto per l’Observer. Il Labour registra comunque un aumento di consensi di tre punti percentuali dopo il suo congresso annuale della scorsa settimana a Brighton, e si assesta al 24%. Ma i Tory sono al 36%: in calo di un punto percentuale ma registrando una tenuta che potrebbe sorprendere considerato il complicato periodo per il primo ministro Boris Johnson, il quale nei giorni scorsi ha anche subito un duro colpo in seguito alla decisione della corte suprema che ha dichiarato illegale la sospensione del parlamento per cinque settimane voluta appunto dal premier.
Guadagnano terreno anche i Liberal Democratici che si assestano al 20% (+3%) e che per la prima volta registrano il sostegno maggiore fra gli elettori ‘Remain’. Il Labour guadagna il 5% di consensi fra i sostenitori della Brexit.

Fonte ANSA

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