Cassa di Risparmio, riassunto delle ultime puntate

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San Marino. Qualche giorno fa, scrivevamo: “Comunque, Romito c’è!” In effetti, nonostante il rinvio a giudizio per l’accusa di usura, nonostante il nuovo regolamento voluto dal governo per amministratori irreprensibili, nonostante le dimissioni, il presidente della Cassa di Risparmio Nicola Romito è ancora lì. Il consiglio di Cassa si è riunito il 29 aprile e ha respinto le dimissioni che erano state presentate nei giorni precedenti. Invece non ha licenziato ancor il bilancio, che dovrà essere portato all’esame dell’assemblea in tempi piuttosto brevi. Si parla di una convocazione per l’8 maggio prossimo, ovvero tra una settimana. Ci sarà il tempo per assolvere tutta la procedura?

C’è anche il problema dell’altro commissario che si è dimesso, Angelo Lazzari, ma di questo fatto non si è saputo nulla: né se le dimissioni verranno respinte, come quelle di Romito, oppure se si pensi a un sostituto, ed eventualmente chi. Con quello che sta succedendo, non pare di vedere una lunga fila di aspiranti… Poi c’è il membro del CdA da affidare all’opposizione: anche qui tutto tace, sia sul fronte governativo, sia sul fronte delle opposizioni. In questo caso, la nomina dovrebbe conciliare le intenzioni della DC e di Rete. Come dire, il diavolo e l’acqua santa. Inoltre, sembra ancora in alto mare la sostituzione del direttore generale Luca Simoni, alla luce dei guai giudiziari che lo riguardano a Forlì e a San Marino. Anche qui da un lato ci sono tempi tecnici e passaggi formali, insieme a resistenze politiche e tantissime polemiche.

L’ultima questione, non certo la più piccola, è l’assegnazione delle quote all’Ecc.ma Camera, secondo l’intenzione del governo, affinché il monte societario rispetti le ingenti somme che lo Stato ha versato in aiuto alla Cassa: circa 220 milioni, di cui solo 45 trasformati in titoli. La trattativa si sta svolgendo tra il governo e la Fondazione.

Fin qui la Cassa, poi c’è la questione di Asset, con la liquidità al lumicino e 30 milioni di fondi pensione ricevuti a suo tempo, che non ci sono più, che lo Stato ha assicurato di garantire, ma non si sa come. Molto scottante è anche la divulgazione di una lettera con cui due commissari di vigilanza comunicavano a Banca Centrale lo stato della liquidità. Si trattava di una missiva riservata, destinata alle procedure interne, quindi non pubblicabile. Ma qualcuno l’ha fatta uscire, e questo fatto può portare delle conseguenze. Su tutto questo Banca Centrale tace. Le uniche informazioni che sono uscite sul sito ufficiale, riguardano i dati della raccolta delle banche. Dai 14,2 miliardi del 2007, siamo arrivati ai 6,368 del 2016. Meno della metà. Molto probabilmente, se si avessero anche i dati di questi ultimi mesi, potremmo vedere un ulteriore calo. E ogni commento diventa superfluo.

 

 

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