ANIS, prima di aumentare le tasse, si riduca la spesa corrente

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San Marino. Il Governo ha presentato nei giorni scorsi una seconda bozza del progetto di legge per la variazione del Bilancio dello Stato. Si tratta comunque di un testo ancora non definitivo nel quale sono state recepite alcune nostre osservazioni tecniche ma che non contiene nessun intervento di riduzione della spesa corrente.

Di fronte alla necessità di riequilibrare i conti pubblici, sarebbe infatti questa la strada migliore e prioritaria, prima di cercare di reperire maggiori risorse dal sistema economico e dai cittadini. Infatti si ipotizza una patrimoniale sugli strumenti finanziari detenuti all’estero ed addirittura il ripristino della minimum tax per le imprese.

Restano invece, tra la prima e la seconda bozza, alcuni elementi ormai certi, tra cui l’acquisto di immobili da parte di stranieri, il contributo dello 0,5% a carico dei dipendenti pubblici e il riequilibrio dell’imposizione sui redditi da pensione, seppur limitato a quelle più alte. Il principio in questo caso è condivisibile, soprattutto per correggere l’anomalia di quanti percepiscono una pensione più alta del loro ultimo stipendio. Questo però non esime il Governo dal formulare, con urgenza, la riforma strutturale del sistema previdenziale, che oggi non è più sostenibile. E’ in questo ambito che il mondo imprenditoriale auspica venga riformato anche il tetto alle pensioni, che attualmente penalizza il nostro sistema, in quanto poco attraente verso manager e imprenditori. Allo stesso modo, il tetto agli stipendi pubblici ha l’effetto – negativo – di allontanare i migliori professionisti, soprattutto in settori vitali come la sanità. Settori dove il limite dei 100 mila euro ci pone fuori dal mercato delle competenze, condannandoci alla mediocrità.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, fermo restando che interventi strutturali andranno comunque apportati con altre Leggi singole, la nostra proposta è quella di introdurre elementi di stimolo allo sviluppo economico dalla riduzione delle festività, all’ampliamento dell’orario di apertura degli uffici pubblici.

Riguardo al personale, palesiamo la nostra perplessità rispetto all’intervento che il Governo ha ipotizzato sulle società a partecipazione statale: si vorrebbe ricondurre tale ambito a quello del settore pubblico, obbligando tali società a utilizzare gli stessi criteri e le stesse modalità. Se è condivisibile l’ampliamento di queste prerogative agli Enti del settore pubblico allargato e quindi anche alle Aziende Autonome, non è comprensibile il motivo per cui ciò avvenga anche per le società private, che operano come tali sul mercato.

In ogni caso, anche tale intervento non appare portatore di chissà quali risparmi (anzi, con tali vincoli è più probabile che tali società subiscano dei danni), per cui tutto resta legato unicamente a nuove tasse, che andranno a penalizzare direttamente il tessuto economico. Economia che invece andrebbe sostenuta con maggiori investimenti e, almeno, con un più convinto sostegno da parte del Governo.

ANIS

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