Il Bollettino di Statistica relativamente al terzo trimestre 2019 fotografa una realtà economica sammarinese che continua la sua fase di buona ripresa

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40 imprese in più rispetto al medesimo periodo del 2018, una occupazione che continua a crescere (527 dipendenti in più nel settore privato rispetto a Settembre 2018, 1.135 in più rispetto a Settembre 2017) ed una disoccupazione in senso stretto che scende nel 2019 per l’ottavo mese sui nove considerati, comparata con gli stessi mesi del 2018. Se si tiene conto dell’aumento degli iscritti alle liste causato a Settembre dalle tante richieste di partecipazione al corso di formazione preventiva per l’accesso a rapporti di lavoro con il Settore Pubblico Allargato (che prevedeva appunto l’obbligo di iscrizione alle liste per i non iscritti), si capisce che il dato sulla disoccupazione poteva essere ancora migliore.

Questo continuo incremento dell’occupazione e calo della disoccupazione significa maggiori tasse per il bilancio, maggiori contributi al Fondo pensioni ed una migliore performance economica per le imprese (come confermato anche dagli investimenti finanziati tramite la detassazione degli utili reinvestiti che, come riportato qualche settimana fa, nel 2018 sono raddoppiati nell’importo medio e nel numero): sono questi dati, nonostante la volontà di qualcuno di guardare indietro, ad essere stati determinanti per il mantenimento del rating di San Marino nella recente indagine di Fitch, assieme all’attività di politica estera posta in essere in questi anni.

L’Ufficio Politiche Attive del Lavoro, su mandato della Commissione per il Lavoro, sta svolgendo una analisi dei disoccupati con la finalità di verificare quelli immediatamente disponibili al lavoro e che siano alla ricerca attiva dello stesso, depurando il dato da coloro che restano iscritti senza tenere un comportamento attivo. L’obiettivo è quello di divulgare un dato sulla disoccupazione in linea con le regole statistiche internazionali e presentarci con dati corretti all’analisi del FMI del prossimo Gennaio.

Da alcune prime stime si evince un tasso di disoccupazione reale attorno al 4,5%, forse anche più basso, un dato estremamente contenuto che spiega molto bene perchè la crescita così prorompente che c’è stata a livello occupazionale negli ultimi 2 anni (una crescita che è stata circa 3 volte tanto quella registrata fino al 2017) è stata soddisfatta principalmente da frontalieri, data la scarsità di residenti disponibili nelle liste.

 

Su un altro fronte, è doveroso informare che l’indagine Doing Business relativa al 2020 ha visto il ranking di San Marino (che misura la performance del Paese in termini relativi rispetto agli altri) peggiorare di 4 posizioni. Tuttavia, la distanza dalla frontiera (che misura la performance del Paese in termini assoluti) è rimasta costante. Il tutto come ben descritto sul sito https://www.doingbusiness.org/en/data/exploreeconomies/san-marino#DB_sb

Nel dettaglio, si è registrato un significativo miglioramento nell’indicatore “Starting a Business”, che misura procedure, tempo, costi e capitale sociale minimo per avviare una società nei vari Paesi. Nonostante l’indagine non abbia tenuto conto dell’informatizzazione delle procedure che è avvenuta con il Decreto semplificazioni di fine Aprile 2019 e della Segnalazione Certificata di Inizio Attività realizzata qualche settimana prima, in quanto emanate troppo a ridosso della conclusione dello studio (avvenuta il 1° Maggio 2019), abbiamo comunque posto in essere azioni che ci hanno consentito di migliorare, in questo ambito, la distanza dalla frontiera di 3,6 punti ed il ranking relativo di 21 posizioni.

Questo miglioramento è stato purtroppo compensato da un peggioramento nell’indicatore “Getting Electricity” (-3,1 punti nella Distanza dalla Frontiera e -8 posizioni nel ranking specifico). A seguito di un approfondimento della situazione, visto che in questo ambito non ci sono state riforme o cambiamenti, sembra che, seppure si sia registrata una diminuzione del numero delle procedure, del tempo e dei costi di approvigionamento, siano aumentate il numero e la frequenza delle interruzione da parte del fornitore italiano a causa di malfunzionamenti nella corrente elettrica, cosa che ha fatto peggiorare la classifica del Paese. Si tratta, dunque, di un evento esogeno, ma che ha pesato sulla classifica di quest’anno annullando il guadagno generato nell’indicatore Starting a Business.

I restanti indicatori, a seguito delle riclassificazioni dei dati che ogni anno vengono svolte dalla World Bank, sono rimasti sostanzialmente costanti, con lievi piccole modifiche.

Mi auguro, in conclusione, che il prossimo Governo possa considerare l’adesione a più approfondite e solide classifiche di misurazione della competitività dei Paesi, come il Global Competitiveness Index del World Economic Forum.

Andrea Zafferani – Segretario di Stato all’Industria e Lavoro

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