Francesco Chiari – La Statualità ai tempi del Covid

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La rubrica settimanale “NON TI SCORDAR DI ME”, a cura della redazione di tribunapoliticaweb.sm, vuole essere una raccolta di testimonianze, per il tramite di interviste, di tutti coloro che si impegnano quotidianamente a favore della Repubblica di San Marino, delle istituzioni sammarinesi, dell’economia e della comunità in generale. Di tutti coloro che si impegnano, anche solo a titolo personale, per promuovere nel migliore dei modi l’immagine della Repubblica di San Marino, dentro e fuori i nostri confini. A quelli che in definitiva possiamo considerare gli Angeli Custodi della Repubblica più antica al mondo.

Francesco Chiari – La Statualità ai tempi del Covid

Alla luce dell’incarico conferito a Mario Draghi, drago della finanza europeista, spero che ogni visione politica Sammarinese, sia essa di trincea palazzesca o di saggezza popolore, abbia finalmente fatto suo l’assioma, che per definizione non ha bisogno di essere dimostrato, secondo cui non solo i concetti di statualità e apertura non sono in antitesi tra loro ma che anche palesa il fatto che l’Europa oggi non sia una scelta per San Marino bensì un dato di fatto.
Certo è l’Europa dei bilanci e non dei popoli, concetto quest’ultimo molto più affine e conveniente alla nostra piccola Repubblica, ma tant’è.
D’altronde il capitalismo ci ha travolti dopo la seconda guerra mondiale era parso a tutti, più o meno consapevolmente, che fosse la strada più semplice e veloce per rialzarsi. Vai tu a sapere che settant’anni dopo ci saremmo ritrovati a nascere tra gli imballi alimentari di plastica e con la gobba del debito pubblico sulla schiena. Così la scelta di Draghi per l’Italia arriva come un uovo di Colombo, come Il minore dei mali capitalisti per rimanere sul treno dell’Europa anziché sdraiati sui binari di una rotaia già tracciata da altri.
Quale sia la ricetta che consenta a San Marino di giocare le sue carte e ritrovare l’appeal europeo non è semplice a dirsi né tanto meno a farsi.
Certo tenere aperti in tempi di Covid quattro ristoranti o 4 hotel, al di là del richiamo alle omonime serie televisive non serve a nulla, se non a ridicolizzare la nostra indipendenza che in tal modo ne ha ben donde di restare “nota a noi e ignota agli altri”. Meglio così, mi vien da dire.
Purtroppo il nostro piccolo territorio stringe i suoi confini al collo del santo ogni qualvolta cadiamo nella tentazione di calcarli troppo sulla cartina. Ecco allora che i confini della nostra Repubblica ci si ritorcono contro distorcendo le statistiche sul Covid o ostacolando qualunque turista, venga esso per l’aperitivo o per soggiornare.
Dunque cosa resta?
Certamente una sana economia reale e da qualche anno a questa parte la concreta possibilità di sviluppare un’economia digitale dal peso infrastrutturale nullo e che quindi consenta anche alla più antica e piccola repubblica del mondo di giocare un’altra buona carta.
C’è infine un altro assioma alla nostra portata e che non richiede grande sforzo per essere sfruttato, se non quello dell’uso dell’intelligenza e del cuore, in una parola, la cultura.
Quella della bellezza dei nostri luoghi, dell’unità della nostra storia, dell’arte che qui trasuda sin dall’antichità, giungendo ai tempi moderni e continuando nella contemporaneità.
Certo oggi più che mai, col covid che morde il freno, è importante l’apertura all’Europa perché cotanta bellezza diventi attrattiva richiamando così l’attenzione non solo dei turisti ma anche di nuovi capitali, di nuovi imprenditori e, perché no, di nuovi residenti e cittadini.
Paradossalmente solo aprendo i nostri confini culturali potremo evitare di essere soffocati da quelli tramandati dalla descriptio romandiole.