Domenica 4 dicembre si vota: per chi?

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Ormai è cominciato il nuovo countdown per il ballottaggio. In lizza: San Marino Prima di tutto, capeggiata dalla DC, e Adesso.sm capeggiata da Sinistra Socialista e Democratica (SSD). Centro destra contro centro sinistra. Ma non è tutto così semplice e chiaro.

In teoria, ciascuna delle due coalizioni dovrebbe avere già patrimonializzato i voti del primo turno. Ma il 4 dicembre si vota per un simbolo, non più per un candidato, cioè per un volto noto, magari un familiare, o un collega, o un politico di cui si conoscono pregi e magari difetti.

In pratica, questa è una grande novità per San Marino e quindi piena di incognite. La prima riguarda indubbiamente il voto estero. Già si è registrato un calo vistoso: solo 1479 elettori sono arrivati dalle tante comunità sparse per il mondo, poco meno del 13 per cento. E se non tonano a votare, ne risente soprattutto la coalizione a guida DC. Anche all’interno, l’astensione è stata piuttosto alta, così tanto da posizionarsi quasi come un partito.

L’altro dato, è una campagna elettorale quasi soporifera, senza nessun mordente, dopo le novità portate da Rete con la sua creatività e il suo dinamismo.

Adesso.sm si presenta un po’ più agguerrita: conferenze stampa tutti i giorni, qualche serata per incontrare la popolazione, un programma di governo modificato con alcune novità non presenti nella prima stesura, promesse di interventi forti nei primi cento giorni.

La DC e suoi alleati sono più tranquilli, oppure lavorano in silenzio, come d’abitudine per il partito di maggioranza relativa. Nessuno, ufficialmente, corteggia i voti di Rete. Che potrebbero fare la differenza.

San Marino prima di tutto, in maniera molto diplomatica, si è espresso con felicitazioni per il risultato elettorale, quasi a significare la latente intenzione di un approccio. Gli altri, sempre arroccati nella loro torre eburnea.

E Rete cosa fa? Sembra nulla, per il momento, nella consapevolezza che quando c’è fa notizia, e quando non c’è fa notizia lo stesso. Ma soprattutto con la perfetta cognizione che non può rivolgersi ai suoi elettori per votare quei partiti, quei personaggi e quei metodi della politica che hanno sempre avversato.

Potrebbe fare eventualmente un ragionamento opportunistico: votare il male minore, in quanto il premio di maggioranza farà man bassa di consiglieri eletti nelle liste di opposizione per attingere a piene mani della massa dei consiglieri non eletti al primo turno nelle liste che andranno al governo. Ma, in linea con la loro morale e il loro pensiero politico, quelli di Rete non si abbasseranno mai ad alcun compromesso. Il loro slogan di questi giorni è: gli elettori sanno quello che fanno.

Pace e amen! Nulla di scontato per il voto del 4 dicembre.

Intanto si accende, anzi avvampa, il dibattito su una legge elettorale che alla fine porterà in Consiglio tanti consiglieri non eletti dai cittadini, quindi non rappresentativi.

Indubbiamente la riforma del 2008 è ampiamente imperfetta, anche se bisogna ricordare come e perché è scaturita. Fino a quel momento infatti, vigeva il proporzionale puro e il governo lo faceva a posteriori il partito che aveva più voti scegliendo l’alleato, o gli alleati, tra quelli che più si piegavano ai suoi diktat. Non c’era l’obbligo di andare alle elezioni in caso di crisi, e spesso si potevano cambiare i cavalli in corsa. Tanto che la XXV legislatura (dal 2001 al 2006) vide alternarsi ben cinque maggioranze, di cui una durò appena lo spazio di tre ore, nonché innumerevoli giri di walzer tra le poltrone. In seguito non andò molto meglio e il movimentismo politico indusse ad optare per una legge elettorale in versione maggioritaria.

Con l’esperienza appena maturata, si andrà ad un’ulteriore riforma? Chissà. Di certo, le priorità che aspettano il governo che verrà, sono talmente tante e così importanti che, probabilmente, al prossimo appuntamento con le urne avremo ancora questa legge.

Angela Venturini

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