Operazione verità sui conti pubblici

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La verità sui conti pubblici, è un’amara verità. Dagli anni in cui andava tutto bene e c’era tutto per tutti, siamo arrivati al momento in cui non c’è più niente per nessuno. Non vola una mosca nella sala Montelupo di Domagnano, stracolma di gente ad ascoltare la relazione del Segretario alle Finanze Simone Celli sulla ricognizione effettuata sui conti pubblici dal governo.

La situazione.

Il debito pubblico passa da 193 milioni del 2013 ai 247 del 2016, a cui si deve aggiungere il saldo tra residui attivi e passivi, ovvero altri 79 milioni. Così si arriva quasi a 320.

Nella classificazione del debito, le voci più importanti sono gli 89 milioni verso le banche e gli 88 usati per finanziare Cassa di Risparmio. Altri 40 milioni, sempre dati a Carisp, vengono ripianati con 10 milioni all’anno.

Il conto economico dei residui attivi è di 497 milioni, i residui passivi sono 569 milioni. Il problema è che nei residui attivi ci sono anche i crediti monofase.

I flussi di cassa da IGR sono abbastanza stabili, ovvero poco sotto o poco sopra gli 84 milioni, con un leggero calo nel 2015. È difficile al momento analizzare le conseguenze della riforma tributaria e, quindi, anche dei benefici, o dell’inutilità, della SMAC.

Il costo mensile per il personale PA, al netto delle consulenze e delle collaborazioni, si attesta sui 12 milioni.

Il costo più alto è per il finanziamento del sistema sanitario, 113 milioni all’anno.

Sulla liquidità di cassa è la vera emergenza. Nei primi mesi del 2017, le proiezioni parlano di un calo continuo e vertiginoso. A giugno sono previsti circa 8 milioni, che al netto degli impegni di spesa già presi, arrivano a uno o poco più.

Le riflessioni.

I dati sono lì: troppa spesa e un problema endemico di liquidità. Ma il governo, ha detto Celli, ha già pronto un percorso di risanamento e di crescita. Quindi: ricostituire le riserve, progressivo avvicinamento al pareggio di bilancio (entro il 2019), graduale riduzione della spesa corrente.

Come raggiungere questi obiettivi?

Celli spiega che già nel prossimo assestamento di bilancio, da votare tra maggio e giugno, ci saranno degli interventi per ridurre il deficit.

Secondo punto: portare nuove entrate. E per questo occorre aumentare la competitività del sistema eliminando l’eccessiva burocrazia e snellendo un comparto normativo troppo confusionario e farraginoso, potenziando le infrastrutture tecnologiche, mantenendo una fiscalità leggera, investendo nel marketing territoriale e comunicazione, nonché nelle relazioni esterne.

Terzo punto: le riforme strutturali. Si comincia con il sistema previdenziale, le politiche del lavoro, le imposte dirette (si pensa ad un sistema misto IVA – Monofase, ma siamo ancora alle dichiarazioni iniziali), riorganizzazione della PA, diminuzione della spesa improduttiva.

“Non voglio aprire polemiche con nessuno” ha detto il Segretario Celli dando una precisa lettura politica alla sua relazione. Quindi non fa critiche, ma un solo cenno alla “mancanza di scelte” dei governi precedenti, che sono state il vero punto cruciale dell’allargamento del debito.

“Il nostro obiettivo è di parlare direttamente ai cittadini – ha chiosato alla fine – operazione verità non vuol dire che ci fosse qualcosa di falso, ma vuol dire trasparenza.”

a.ve.

 

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