Celli: “In Banca Centrale carriere milionarie senza responsabilità”

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Eccellenze,
Membri del Consiglio Grande e Generale,
in data 16 novembre 2017 è giunta presso la Segreteria di Stato per le Finanze e il Bilancio la lettera del Dott. Raffaele Capuano con cui manifestava la volontà di non proseguire il rapporto di collaborazione con la Banca Centrale della Repubblica di San Marino.
Dopo alcuni tentativi tesi a promuovere un ripensamento da parte del dott. Capuano così da rivedere la propria decisione, tra le giornate di lunedì e martedì della settimana corrente è giunta la definitività di tale assunzione.
La nomina di Capuano avvenne sulla base di alcune precise indicazioni fornite dall’autorità di governo al Consiglio Direttivo di Banca Centrale. Si voleva individuare una figura che fosse capace di garantire un rapporto di qualità con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con Banca d’Italia, che avesse un profilo di carattere preminentemente istituzionale e che avesse maturato precedentemente esperienze professionali analoghe, per ruolo e per funzioni, alla direzione generale di Banca Centrale.
Con il dott. Raffaele Capuano si era giunti alla nomina di un professionista super partes, in grado di traghettare il sistema bancario e finanziario fuori dalla tempesta che lo ha investito a partire dal 2008.
Visto il pregresso inquadramento presso il Mef, non è affatto un mistero che la nomina del dott. Capuano sia avvenuta con l’avvallo italiano e questo è bene rimarcarlo anche in questa importante occasione di confronto politico e istituzionale.
Nonostante la squallida campagna denigratoria preventiva messa in campo da certi settori dell’opposizione per evidenziare presunti e improbabili collegamenti con ambienti imprenditoriali sammarinesi, il dott. Capuano si è messo immediatamente al lavoro con dedizione e spirito di servizio, dimostrando la grande qualità di comprendere i problemi organizzativi e strutturali del comparto creditizio del nostro Paese. Ha ripristinato molto celermente un clima di armonia e di collaborazione con i soggetti vigilati, aprendosi senza alcun indugio al dialogo e al confronto. Fin dai primi giorni, e in particolare durante gli Annual Mettings del Fondo Monetario Internazionale tenutisi a Washington, ha agito in stretta sinergia con gli organismi internazionali di riferimento.
E proprio a proposito dell’attenzione evidenziata dal dott. Capuano all’interno della sua lettera di dimissioni rispetto al rapporto con le organizzazioni internazionali e la relativa sulla mancanza di “una chiara volontà di affrontare i problemi del sistema nel modo che personalmente ritengo corretto, cioè attraverso un inserimento della situazione locale in un contesto internazionale con i vincoli che ne conseguono” desidero esprimere alcune sintetiche riflessioni, dato che il tema ovviamente negli ultimi giorni è stato oggetto di dibattito politico e pubblico ampio e articolato, con le immancabili e a dir la verità poco sorprendenti strumentalizzazioni operate da chi ha davvero pochi argomenti a supporto delle proprie tesi.
Durante gli Annual Meetings del Fondo Monetario il dott. Capuano ha maturato la convinzione che l’unica strada percorribile per la Repubblica di San Marino fosse il ricorso a un programma di assistenza finanziaria e tecnica del Fondo Monetario. Tale sua posizione è stata ribadita formalmente durante una seduta del C.C.R. del 25 ottobre scorso e il Governo, pur non escludendo affatto questa ipotesi, ha ritenuto di dover compiere maggiori approfondimenti, in particolar modo da un punto di vista politico. Non è infatti possibile pensare di compiere un passaggio di questo tenore con una operazione verticistica che non sia nelle condizioni di mantenere un adeguato livello di coinvolgimento delle parti politiche, sindacali e datoriali. Questo prender tempo, probabilmente è stato interpretato dal dott. Capuano come segno di incertezza, ma in realtà è un prender tempo dettato solo dal buon senso e dalla ragionevolezza che ci devono essere di fronte ad una opzione di siffatta natura sistemica.
Confidando di avere chiarito il mistero della mancanza di volontà del governo di affrontare i problemi del settore bancario nel modo corretto, intendo esprimere la mia fortissima preoccupazione per la situazione che sta emergendo con sempre più trasparenza all’interno di Banca Centrale. È inaccettabile infatti che ogni impegno, ogni capacità, ogni professionalità, anche la più spiccata, ha finito per essere, prima ostacolata, poi affossata dai meccanismi di autodifesa di Banca Centrale.
Capuano lamenta la mancanza di certezza giuridica. Ossia la precarietà del suo inquadramento, ma anche l’assenza di garanzie minime, da stato di diritto, che attengono alla sua persona e al suo ruolo apicale nel sistema finanziario sammarinese.
Non possiamo sottacere che è diventata ormai un’abitudine. Tutti i vertici di Banca Centrale sono stati cacciati sotto l’effetto di denunce e azioni giudiziarie. In alcuni casi, come è successo per Savorelli, il tempismo non è stato perfetto. Il Governo ha prima revocato l’incarico poi qualcuno, per assicurarsi che tutto tornasse allo stato iniziale, ha intrapreso azioni legali.
La manina, anzi le manine, sono sempre le stesse. Seconde file, parenti, amici, collaboratori dei vecchi padroni di San Marino.
In Banca Centrale ci sono carriere milionarie fatte senza assumersi responsabilità. Funzionari non degni di nota di cui è impossibile conoscere una sola azione meritevole nell’interesse collettivo.
Sono passati attraverso la bufera. Hanno staccato gli assegni di Banca Centrale usati per pagare le tangenti della sede di Via del Voltone, ma se la sono cavata. “Non sapevo”, è stata la loro difesa. La prescrizione li ha graziati. Ma sono agguerriti. Vogliono mantenere il potere. Si perché tutto cambia ed è cambiato a San Marino, tranne Banca Centrale. Stipendi da centinaia di migliaia di euro. Totale impunità e irresponsabilità amministrativa, civile e contabile rendono la Banca Centrale il perno dell’arbitrio, la chiave di volta di un sistema incapace di rigenerarsi.
Non è una forzatura l’immagine umoristica di Banca Centrale come un titanic che sta affondando. Si brinda mentre un oceano di problemi trascina il paese verso il baratro.
È possibile che un alto funzionario guadagni 250 mila euro puliti e il direttore generale arrivi a stento a 60 mila euro? È possibile che la retribuzione del direttore generale sia inferiore a quelle di qualche fortunato addetto alla manutenzione e alla logistica? In Banca Centrale, quelli che altrove sono fattorini, hanno giacca e cravatta, percepiscono stipendi più elevati di quelli di un qualunque dirigente della Pubblica Amministrazione.
L’attuale sistema retributivo è irrazionale, è irragionevole. Svilisce le professionalità più elevate a vantaggio di una conduzione burocratica, di carriere solo interne. Priva il sistema di apporti importanti che possono derivare dall’introduzione di esperti di altri Paesi o comunque esterni all’attuale organigramma.
Sono anni, ormai, che l’azione e il dibattito politico sono monopolizzati dall’operato, dalle faide interne, dall’inerzia e dalle strumentali azioni di Banca Centrale.
Troppo spesso il cattivo uso, o talvolta l’abuso, dei poteri di Banca Centrale è diventato terreno di feroce scontro politico.
Mentre in Aula Governo, maggioranza e opposizione si scannano, in Banca Centrale vi sono funzionari che continuano a ricoprire serenamente il proprio ruolo nonostante le parole di un giudice abbiano palesato la totale mancanza della professionalità minima richiesta a un qualunque funzionario, a maggior ragione su chi ha facoltà di incidere su interessi rilevantissimi come la sorte di un istituto di credito. Ebbene, pensate che sia stato fatto qualcosa contro quel funzionario. Pensate che sia stato rimosso, o anche solo rimproverato o censurato. Niente di tutto ciò.
Il sistema interno di Banca Centrale è fatto per perpetuarsi in eterno e senza responsabilità.
Tanti vantaggi in termini di retribuzioni, trattamenti fiscali privilegiati, premi di produzione, benefit vari ma NESSUNA RESPONSABILITÀ.
L’intera normativa che riguarda la Banca Centrale si segnala per un dato: in ogni occasione viene rimarcato che l’azione di Banca Centrale non dà luogo a responsabilità patrimoniale se non per dolo.
Insomma impunità patrimoniale e compensi vergognosamente elevati per coloro che sono stati assunti ai tempi d’oro delle tangenti di Stato, fanno sì che Banca Centrale sia un sistema a parte, retto da regole diverse da quelle che vigono a San Marino.
Neppure i giudici beneficiano di questa immunità patrimoniale.
Voglio essere chiaro: Banca Centrale non va chiusa, come qualcuno sostiene in preda ad un impeto populista, ma sicuramente va ripensata dalle sue fondamenta.
Sulla necessità di procedere a una complessiva e radicale riorganizzazione di Banca Centrale e alla revisione delle retribuzioni erogate, assicuro il massimo impegno della mia segreteria e dell’intero Governo che già sta lavorando in questa direzione. Occorrono misure urgenti che auspico siano condivise da tutto il Consiglio, perché il problema che stiamo affrontando in questo momento non è un problema di governo, ma di sistema.
Non sono stato io e non è stato questo governo a reclutare i precedenti vertici. Questo governo ha rimosso il precedente direttore generale perché non concordava sulle linee di indirizzo della politica finanziaria dell’esecutivo e questo ha provocato come conseguenza, sulla quale peraltro il governo stesso era ampiamente preparato, le dimissioni del Presidente Grais. Il direttore, secondo le opposizioni, era rappresentante di un potentato economico e dunque, per la proprietà transitiva, anche il governo era sotto questa cappa opprimente, credo che con il suo allontanamento abbiamo dimostrato la nostra indipendenza da qualsivoglia potere che persegue interessi diversi da quelli dello Stato.
Mi assumo invece la responsabilità e l’onore di aver cercato il Dott. Capuano.
Mi rammarico di non avergli potuto offrire una maggiore certezza economica, o meglio una retribuzione proporzionata alla qualità della sua persona e della sua professionalità.
Ma, sia ben chiaro, non è stato solo questo ad allontanare Capuano.
Sulla perquisizione posso solo confermare che il Governo ha presentato un esposto nella giornata di martedì.
Mi auguro, anzi son sicuro, che ci siano spiegazioni, che si potrà fare chiarezza e ripristinare la verità.
Al Dott. Capuano va la mia stima e la mia vicinanza.

IL SEGRETARIO DI STATO – Simone Celli

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