Opposizioni: “La nostra presenza in Consiglio finisce qui!”

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San Marino. È braccio di ferro in Consiglio dopo la fumata nera sull’accordo sugli emendamenti. L’opposizione è pronta a trattare a condizione che Governo e maggioranza facciano marcia indietro su pensioni e tassazione dei capitali all’estero. Nulla da fare, è scontro. La notte in bianco non stempera gli animi e la battaglia scoppia in mattinata sul fondo pensioni, il “cuore” del bilancio, “la ragione dello sciopero”. Dopo il fuoco di fila da parte dell’opposizione, viene convocata una conferenza stampa. “La nostra presenza in Consiglio finisce qui” dicono i gruppi concordi e la sessione pomeridiana comincia con la presenza in aula dei soli appartenenti alla maggioranza.

Ecco una sintesi del dibattito sui fondi pensione avvenuto nella seduta mattutina e i relativi emendamenti totalmente soppressivi (Margiotta-Cecchetti, Ps-Psd, Dim, Pdcs, Riccardi). Tony Margiotta, Indipendente, motiva l’emendamento spiegando di non condividere la decisione del governo di non trasferire i soldi previsti per legge al fondo pensione: “Oltre a essere una decisione arrogante – spiega- va a forzare l’intenzione di rivedere la riforma pensionistica, di cui condividiamo la necessità, ma questo non è il metodo e la strada da percorrere.”. Alessandro Mancini, Ps, spiega che nell’incontro di ieri con le forze di maggioranza, quelle di opposizione hanno chiesto con forza che questo articolo fosse eliminato dalla legge di bilancio. “E’ un articolo che certifica il fallimento della politica del governo di questi due anni nei rapporti con le categorie, in particolare con il sindacato”.  Ma soprattutto, l’articolo 32, per Mancini, rappresenta un vero e proprio “ricatto politico perché così costringete il sindacato ad accettare la linea di indirizzo sulla riforma pensionistica che non è quella della concertazione e del confronto”.  Francesco Mussoni, Pdcs, annuncia il ritiro dell’emendamento in subordine presentato dal suo partito: “Chiediamo solo l’abrogazione, perché è un articolo che si può solo abrogare – motiva – non ci sono mediazioni su questa norma, non si può infatti fare tornare il bilancio con 30 mln di euro non dati al Fondo Pensioni”. Anche Gian Matteo Zeppa, Rete, annuncia il ritiro dell’emendamento in subordine e insiste sull’abrogazione di “un articolo nefasto, antidemocratico che crea un precedente pericolosissimo da parte di un esecutivo su soldi che non sono suoi, ma dei lavoratori e per la prima volta non vengono versati”. Dalibor Riccardi, Indipendente, presenta il suo emendamento abrogativo e spiega di mantenere quello in subordine che aggiunge solo la dicitura ‘previo accordo fra le parti’. “Chiedo in poche parole di ritirare l’articolo – spiega – e di iniziare un serio modo di negoziare sulla riforma pensionistica”. Si apre poi la discussione sull’articolo, che viene aperta dal Segretario di Stato per la Sanità, Franco Santi: “Il governo non ha compiuto un atto arrogante ma di coraggio perché ha posto sul tavolo della trattativa una vera emergenza e ha messo tutti nelle condizioni di entrare nel merito della questione,  fornendo dati, proiezioni, stime, fornendo tutta una serie di soluzioni possibili di elementi di discussione e di valutazione”. Nonostante tutto, la risposta del tavolo “è stata un grande no – prosegue – non c’è stata assolutamente la volontà di entrare nel merito delle questioni per problemi legati ad altro, ogni volta c’era una ragione più urgente, più grande, diversa, ma comunque c’era una ragione per fa saltare il tavolo della concertazione. Di qui la decisione presa in maniera cosciente” che ha portato all’articolo 32. “E’ stata scelta precisa – chiarisce – perché si intende e si cercherà in tutti i modi di attivare il confronto nel paese e con tutti i soggetti interessati perché è diventata un’emergenza riscrivere le regole del gioco del sistema previdenziale, quelle attuali non sono più sostenibili”. Dopo un lungo dibattito, gli emendamenti abrogativi vengono tutti respinti, mentre l‘Articolo 32 viene accolto con 25 voti a favore, 18 contrari e zero astenuti.

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