Roberto Ciavatta si scusa pubblicamente con gli Ecc.mi Capitani Reggenti e con l’Ufficio di Presidenza

"Ho usato toni accesi perché, al di là delle critiche  politiche, mai accetterò che il solito partito di governo accusi di irresponsabilità me o il Movimento RETE"

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Inoltro formali, pubbliche e opportune scuse agli Ecc.mi Capitani Reggenti e all’Ufficio di Presidenza per i toni accesi e i termini usati in occasione della riunione tenutasi oggi, 6 giugno.

Mai la stanchezza dovrebbe sopraffare l’urbanità delle nostre maniere.

Ho usato toni accesi perché, al di là delle critiche  politiche, mai accetterò che il solito partito di governo accusi di irresponsabilità me o il Movimento RETE.

Non noi! Non con tutto ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo a tutela del sistema contro i nostri stessi interessi.

Non ho timori di venire smentito sostenendo che, negli ultimi due mesi, RETE abbia cercato in ogni modo di porre rimedio – in sordina e coinvolgendo altri interlocutori sociali – ad alcuni grossolani e rischiosi errori commessi dal governo.

In un momento di gravissima crisi economico-finanziaria, RETE non ha evidenziato tali errori per riceverne il tornaconto elettorale, ma ha disperatamente cercato di porvi rimedio.

Perché? Perché quando ci sono in ballo gli interessi del paese non ci interessa la casacca, noi entriamo in campo per il Paese.

Siamo stati noi a tranquillizzare i cittadini dopo l’azzeramento (insensato, immotivato) del CdA di Cassa di Risparmio.

Siamo stati noi, quando sono usciti gli articoli che gridavano al bail-in nelle banche sammarinesi, ad uscire per primi sulla stampa e on-line per condannare questo deliberato attacco che rischiava di convincere molti correntisti alla corsa agli sportelli.

Insieme a opposizioni, sindacati e parti sociali abbiamo scritto la legge di salvezza del sistema bancario divenuta indispensabile a causa della leggerezza con cui questo governo ha affrontato il sistema bancario.

L’Ufficio di Presidenza di oggi serviva per indire una sessione straordinaria del Consiglio Grande e Generale che approvasse proprio la legge a cui abbiamo lavorato tenacemente per giorni e notti.

Tuttavia a fronte del nostro contributo e del nostro tentativo di metterci al servizio del Paese, siamo stati estromessi dal CdA di Cassa di Risparmio e il governo ha votato 5 membri su 5 contro ogni regolamento.

Innanzi a questo ulteriore segnale di chiusura di un esecutivo colpevole che chiede aiuto solo quando non sa dove sbattere la testa, Rete ha chiesto di approvare l’avvio della Commissione d’inchiesta su banca CIS prima della legge sulle crisi, non potendoci più fidare di propositi puntualmente smentiti.

Contestualmente abbiamo dichiarato la non disponibilità a sottoscrivere la legge sulle crisi bancarie con loro, perché non intendiamo togliere le castagne dal fuoco ad un governo minoritario nel paese e incapace di riconoscere i diritti dell’opposizione: la voteremo ma non la sottoscriveremo.

Il dibattito in UdP è stato civile – pur su posizioni molto distanti – finché il membro del solito partito ha accusato noi, proprio noi!, di essere irresponsabili.

Lo ha fatto un consigliere che, in questi mesi, io non ho mai visto lavorare insieme agli altri nel tentativo di porre rimedio alla critica situazione in cui versiamo.

Dopo tutto quello che abbiamo passato – in termini umani, professionali, civili, legali – negli anni di questo governo, essendo convinti di aver messo sul tavolo tanta responsabilità in più rispetto al governo in questa delicata fase, sentire la solita accusa di irresponsabilità è stato inaccettabile.

Ho usato due termini irrispettosi nei confronti di questo membro dell’UdP, mancando di rispetto alla Reggenza. Questo è inammissibile e me ne scuso senza cercare attenuanti; avrei gradito farlo personalmente anche col diretto interessato, se ce ne fosse stato modo.

Mi scuso e, al contempo, gradirei che dall’altra parte si riconoscesse la responsabilità messa in campo a tutela del paese e ci si rendesse conto che la priorità è salvare il salvabile, non creare un capro espiatorio da sacrificare alla stampa amica per meri calcoli politici.

Temo che ciò non accadrà.

Me ne dispiaccio ma non per questo cadrò in piagnucolii o ritirerò le mie dovute scuse, perché non è mio interesse mostrare intransigenza, ma lo è rinnovare la mia deferenza all’Eccellentissima Reggenza e la mia considerazione per l’UdP.

Roberto Ciavatta

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