La scomparsa della Commissione d’Inchiesta

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Quando si perdono gli oggetti ci si può rivolgere all’ufficio delle “cose” smarrite. Quando scompaiono le persone ci si può rivolgere ad apposite trasmissioni televisive. A San Marino è sparita una Commissione d’Inchiesta, quella che doveva indagare sulle responsabilità politiche nei dissesti bancari: a chi dobbiamo chiedere notizie? 

Chi indagherà sulle eventuali malefatte di coloro che, direttamente o meno, hanno avuto un ruolo nelle vicende di alcune banche che hanno causato danni al sistema e costi enormi per lo Stato? A questo punto, dopo che qualcuno ha staccato la spina al governo, non si sa.

Senza scomodare le profezie di Gabriele Gatti, che nonostante smentisca se stesso le sta azzeccando tutte, le premesse all’istituzione della Commissione d’Inchiesta non sono state delle migliori.

Nel Consiglio Grande e Generale del maggio scorso furono presentati due ordini del giorno: uno dall’ex maggioranza, proposto da Repubblica Futura, che chiedeva di indagare su tutti i dissesti bancari; l’altro dall’ex opposizione che aveva nel mirino solamente Banca CIS. Nella votazione segreta, l’ordine del giorno dell’ex opposizione venne approvatocon i voti di cinque consiglieri di maggioranza, nonostante che nella stessa maggioranza si fosse concordato che era più opportuno indagare su tutte le banche. L’ordine del giorno dell’ex maggioranza, invece, fu approvato con i soli voti della maggioranza stessa. Evidentemente l’opposizione non ne voleva proprio sapere di fare luce su tutti i dissesti, forse per non mettere in imbarazzo qualcuno, mentre nell’ex maggioranza c’era chi pensava ad altri scenari politici e un po’ meno a fare chiarezza sulle vicende bancarie.

Dai due ordini del giorno è stata varata, in una sessione straordinaria del Consiglio Grande e Generale del mese di giugno, una unica Commissione d’Inchiesta con il compito di indagare su tutte le banche. L’istituzione della Commissione era stata talmente enfatizzata che si ricorse alla procedura d’urgenza, senza la quale l’opposizione si era rifiutata di approvare la legge sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Ebbene, tutti d’accordo, con la Commissione che poteva così iniziare il mandato.

Poi la sorpresa! Marino Grandoni, a quanto dicono il grande vecchio delle vicende bancarie sammarinesi, fece pervenire a tutti i capigruppo consiliari una lettera con tanto di allegati in cui faceva rilevare che alcuni membri della Commissione avevano gravi incompatibilità a ricoprire quel ruolo in virtù di precedenti rapporti, di affari o di altro tipo, con lui. In particolare, due posizioni apparivano più problematiche, quelle dei consiglieri Marco Gatti e Denise Bronzetti. 

Da quel momento la Commissione d’Inchiesta, prima ancora che si aprisse la crisi politica, è finita nell’oblio. Gli incompatibili non si sono dimessi e la sola preoccupazione sembra essere stata quella di non affrontare i casi spinosi denunciati con la comunicazione dell’Ing. Grandoni. Ovviamente si dirà, come si usava negli anni settanta, che la commissione “è viva e lotta insieme a noi” ma nelmigliori dei casi se ne riparlerà forse in primavera, imbarazzi e rapporti di affari di qualcuno permettendo.

L’impressione è che il tanto strombazzato “cambio di passo”, che qualcuno ha rivendicato con “la lotta ai poteri forti”, abbia subito un duro colpo di freno. Ai posteri l’ardua (ma non tanto) sentenza. 

 

(Repubblica Futura)

 

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