Stop al progetto di sviluppo della rete mobile dello Stato: cosa comporta?

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Nella seduta del Consiglio Grande e Generale che si apre domani è in discussione un altro atto grave della maggioranza, il secondo dopo il blitz sul Collegio dei Garanti.

Si discute infatti l’ordine del giorno depositato da tutti i gruppi della nuova coalizione di Governo che chiede, sostanzialmente, di bloccare il progetto di sviluppo della rete mobile dello Stato impedendo che Aass trasferisca a Netco le risorse finanziarie necessarie a completarla.

Giustificato con i timori che ci sono dietro alle aziende cinesi per quanto riguarda le reti 5G, tema che va gestito con buon senso e investimenti perché riguarda qualunque fornitore di rete, lo stop che vorrebbe la maggioranza di fatto avrebbe tre soli effetti:

  1. mettere in grave difficoltà la Public NetCo e quindi l’Aass (che di NetCo è socia al 100%) impedendo di onorare le fatture nei confronti di Zte per il pagamento degli apparati di rete che sono stati già consegnati e sono già nei magazzini dell’Aass, con evidentissimi danni di immagine e legali;
  2. far buttare via soldi alla NetCo, e quindi all’Aass, che ha appunto già acquistato e pagato parte degli apparati e che si ritroverebbe a non poterli utilizzare;
  3. e, cosa in assoluto più importante, bloccare la creazione della rete dello Stato, che ci consentirebbe di avere una rete capace di non fare più cadere la linea quando ci spostiamo e di avere a San Marino nuovi operatori come WindTre e Vodafone, ed i loro rispettivi operatori virtuali, che oggi non prendono in territorio.

Era, infatti, previsto che venisse realizzata una rete dello Stato con una quantità di siti sufficiente a servire bene tutto il territorio (dando anche la possibilità a Tim di implementare la sua rete su alcuni di quegli stessi siti, per migliorare anche la propria copertura) e che tale rete venisse messa a disposizione degli operatori oggi non presenti in territorio, come appunto Wind, Vodafone ed altri (ovviamente dietro pagamento di un canone di affitto significativo, che consentisse il rientro degli investimenti in tempi ragionevolmente brevi): una rete più efficiente, nuovi operatori e migliori servizi.

Tra l’altro, la rete dello Stato che si stava andando a realizzare non era una rete 5G, quindi agitare lo spauracchio del 5G è assolutamente fuorviante: era una rete 4G, perché la priorità eraavere una rete efficiente su questa tecnologia. Il 5G, al momento, è un servizio che sta dando, a sue spese, la sola Tim, su cui l’odgnon interviene minimamente.

La partnership con Zte per realizzare la rete, se portata avanti, ci consentirebbe inoltre di avere realizzato e pagato a spese della stessa Zte un Training Center per la formazione di tecnici nel settore telecomunicazioni (oggi sostanzialmente assenti in territorio), in modo da essere autonomi nella gestione in pochi anni, ed un Innovation Center per la realizzazione di progetti innovativi da concordare. Oltre ad un aiuto finanziario allo Stato per Expo 2020. Il tutto avendo a disposizione gli apparati di uno dei “big player” a livello mondiale sulla tecnologia per le telecomunicazioni.

Tutto questo, parallelamente, consentendo a Tim di crescere, espandersi e migliorare i propri servizi, sia in ambito 4G che 5G, come ha fatto in maniera egregia in questi anni a spese proprie e come avrebbe potuto e dovuto continuare a fare, con il sostegno dello Stato. Abbiamo la fortuna di avere questa importante azienda in territorio e dobbiamo darle gli strumenti per crescere ancora.

Questo era il progetto sulle telecomunicazioni portato avanti in questi anni, questo è quello che potrebbe essere messo a rischio, facendoci tornare indietro ad una situazione con una rete scadente e senza altri operatori diversi da Tim.

Curioso, infine, che non si dica nulla sulla rete in fibra ottica, che ha finora richiesto investimenti molto superiori a quelli preventivabili per la rete mobile e che non ha al momento alcun primario operatore interessato ad utilizzarla, a differenza della rete mobile per usare la quale un grande operatore del mercato italiano ha già raggiunto un accordo con Netco. Come mai questa spasmodica attenzione al rapporto costi/benefici avviene solo in un caso e non in entrambi?

Speriamo quindi che l’odg, che con tutta probabilità verrà votato perché questo vuole la politica, non abbia conseguenze nefaste e che prevalga il buon senso nelle componenti più ragionevoli della maggioranza.

cs Repubblica Futura

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