Consiglio Grande Generale, seduta di lunedì 1° giugno – pomeriggio

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CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, SESSIONE 27-28-29 MAGGIO e 1-2-3 GIUGNO 2020

SEDUTA DI LUNEDI’ 1° GIUGNO 2020 – POMERIGGIO

   I lavori del Consiglio Grande e Generale nella seduta del 1° giugno proseguono dalla ratifica dei Decreti – Legge sull’emergenza Covid-19. Ad infiammare il dibattito sono in particolare due articoli del Decreto – Legge n.78, l’articolo 4 e l’articolo 9, relativi rispettivamente i dati epidemiologici e le prescrizioni per test sierologici a pagamento.  “Per evitare sanzioni la persona si potrebbe sentire nella posizione di evitare qualsiasi tipo di argomento relativo al Covid” dice Eva Guidi (Libera) riferendosi in particolar modo ad “eventuali inchieste giornalistiche”. Per Libera restano seri dubbi “nel campo della libertà di stampa”. “I giornalisti si sono mostrati preoccupati perché intravedono dei rischi in questo articolo” rimarca Andrea Zafferani (Rf). “Con questo articolo si cerca di evitare che vi sia una propagazione di dati non univoci tra di loro – spiega il Segretario di Stato Roberto Ciavatta -. C’è la necessità di preservare una comunicazione comprensibile e scientificamente validata”.  “Chiunque volesse fare della speculazione sulla situazione sammarinese avrebbe buon gioco utilizzando questi dati. Ciò può essere inibito attraverso una gestione corretta che passa attraverso le fonti ufficiali” evidenzia Gian Nicola Berti (Npr). Su iniziativa dello stesso Berti viene proposto un emendamento,, poi accolto dall’Aula, che modifica il testo nel modo seguente: “Il trattamento dell’insieme dei dati epidemiologici e le relative elaborazioni (…) viene effettuato in via esclusiva dall’ISS”. Anche nella fila della maggioranza c’è chi solleva alcuni interrogativi. “Io credo che si potrebbero trovare le modalità per scrivere l’articolo in maniera non così forte, in modo che possa essere di garanzia per quanto riguarda la libertà di informazione” sottolinea Iro Belluzzi (Npr).  “La stampa da chi può prendere le informazioni se non dall’ISS?” si chiede Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete). “Mi sembra una cosa normale e comune in tutto il mondo”.

  I lavori proseguono quindi con il dibattito sull’articolo 9 (prescrizioni per test sierologici a pagamento), che vede emendamenti di Libera, Rf e della maggioranza. “Riteniamo che questo articolo sia estremamente penalizzante – afferma Eva Guidi (Libera) – nei confronti di quel cittadino che si fa parte diligente”. “E’ un probelma che non va affrontato buttando i costi sulle spalle dei cittadini” commenta Andrea Zafferani (Rf). “Il rischio è quello di penalizzare persone che hanno reso un servizio alla comunità”. “Le strutture tecniche dell’ISS hanno fatto un piano del numero massimo di test da effettuare ogni giorno sulla base dell’aspettativa dei tamponi che possono seguire” chiarisce il Segretario di Stato Roberto Ciavatta. “Avere fatto una programmazione ci ha dato la possibilità di screenare prima le percentuali di popolazione che ipotizzavamo avessero una incidenza maggiore. C’è una capacità massima di elaborazione dei tamponi che si aggira sui 100,120 al giorno, oltre quelli non riusciamo a fare”.

 

    Al Comma 13 vi è la ratifica dell’Accordo tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino per la gestione dei rifiuti urbani e speciali anche pericolosi destinati al recupero e allo smaltimento. Si passa quindi al Comma 14 e ha inizio il dibattito sul Progetto di legge “Progetto di legge di modifica della Legge sulle Giunte di Castello”. Alle 19 i lavori vengono sospesi.

 

Comma 12: Ratifica Decreti – Legge

RATIFICA DECRETO – LEGGE 15 maggio 2020 n.78 – Aggiornamento delle disposizioni per l’allentamento delle misure restrittive relative all’emergenza da Covid-19

Art 4.

Eva Guidi (Libera): Avevo introdotto la necessità di procedere con un emendamento abrogativo già quando abbiamo fatto il dibattito generale sul Decreto 78. Abbiamo ascoltato anche alcune considerazioni che sono state fatte dal Segretario e alcuni colleghi. In ogni caso faccio qualche considerazione. E’ vero: sicuramente l’argomento è molto delicato. Si tratta di dati epidemiologici di proprietà dell’ISS. Posso capire le osservazioni portate avanti sulla privacy. Vorrei ricordare all’inizio dell’epidemia gli episodi di aggressione ai cittadini cinesi. Poi gli ‘untori’ siamo diventati anche noi. E’ vero comunque che l’articolo è sufficientemente chiaro: non fa riferimento a nomi e cognomi ma a dati epidemiologici. Non ci convince che nel dubbio per evitare sanzioni la persona si potrebbe sentire nella posizione di evitare qualsiasi tipo di argomento relativo al Covid e ai numeri del Covid. Mi riferisco ad eventuali inchieste giornalistiche. Dunque il perimetro diventa ben più ampio. Rimane un dubbio nel campo della libertà di stampa. La nostra proposta è di abrogarlo interamente.

Andrea Zafferani (Rf): Le considerazioni sono un po’ simili e anche da parte nostra è arrivato un emendamento abrogativo. Andrebbe scritto meglio e approfondito meglio. Andrebbe esplicitato quali sono i soggetti a cui non si applica la sanzione. Si parla anche di elaborazione. Potenzialmente una elaborazione la può fare anche un giornalista. I giornalisti si sono mostrati preoccupati perché intravedono dei rischi. Non ho visto risposte a quello che i giornalisti hanno denunciato pubblicamente rispetto all’applicazione dell’articolo. E’ stato fatto presente anche dalla stampa vicina al Governo.

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi): L’emendamento ha l’intenzione di portare un adeguamento rispetto alla normativa sui dati personali. Si attribuisce all’ISS non il ruolo di proprietario dei dati ma di titolare del trattamento.

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Con questo articolo si cerca di evitare che vi sia una propagazione di dati non univoci tra di loro. Ripeto alcuni esempi: se nel numero dei positivi o negativi si calcolano anche i frontalieri, non è un dato attinente con l’indagine epidemiologica sammarinese. La necessità è quella di ovviare a una propagazione di informazioni tra di loro non coordinate che avrebbero potuto generare una confusione da parte dei lettori. Ciò ha condotto alla richiesta da parte della struttura sanitaria la richiesta di introdurre una norma che limitasse e vietasse questa propagazione. Questo non significa che il singolo cittadino non sia proprietario del trattamente dei suoi dati. Il singolo cittadino ha sempre il diritto di fare quello che vuole con i dati che lo riguardano personalmente. Non è vero che si impedisce al singolo cittadino di fare rimostranze e critiche rispetto alle attività svolte dall’ospedale. C’è la necessità di preservare una comunicazione comprensibile e scientificamente validata.

Gian Nicola Berti (Npr): Non sono effettivamente tutti i dati, ma è l’insieme dei dati epidemiologici. Ritengo che si debba modificare il soggetto di questa affermazione. Dove si parla di ‘trattamento’ andrebbe chiarito il soggetto: ‘il trattamento dell’insieme dei dati epidemiologici’. Non sono i dati della singola persona, ma l’analisi del loro insieme. Chiunque volesse fare della speculazione sulla situazione sammarinese avrebbe buon gioco utilizzando questi dati. Ciò può essere inibito attraverso una gestione corretta che passa attraverso le fonti ufficiali.

Rossano Fabbri (Libera): Viene da chiedersi a chi sarebbe diretta questa normativa. Ogni persona è libera di parlare della propria situazione personale. Chi sono i soggetti rimasti? Gli organi di stampa? Questa norma al di là dei buoni propositi va a toccare dei diritti sacrosanti come quello di informazione che in qualche maniera devono essere scrupolosamente vagliati.

Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete): L’analisi va su un altro discorso. Ho sentito dire che il modo in cui San Marino ha gestiti i dati epidemiologici è stato dannoso, quando San Marino ha gestito la cosa nella maniera più realistica possibile. In altri Paesi i guariti erano i dimessi. Il fatto che ogni morto che avesse il Covid-19 è stato dichiarato deceduto da Covid-19. Abbiamo fornito i dati nella maniera più vera possibile. La stampa da chi può prendere le informazioni se non dall’ISS? Quello è l’ente che li raccoglie e quindi chi altri può averli se non l’ISS? Mi sembra una cosa normale e comune in tutto il mondo. C’è un ente che raccoglie e poi divulga in tutto il mondo.

Nicola Renzi (Rf): C’è un’esigenza che non viene da una parte o dall’altra, si vuole semplicemente fare un articolo plausibile. Ammettiamo che un giornalista voglia fare uno studio epidemiologico: vediamo quello che sta succedendo in tutti i Paesi colpiti dal Covid. C’è un giornalismo che si chiama giornalismo di inchiesta che sta cercando di aggregare dati e di dare una lettura. Una multa di 1.000 euro a chi si azzarda a parlare di dati epidemiologici: io sinceramente la ritengo una cosa che non può essere accettata tranquillamente.

Paolo Rondelli (Rete): Appoggio la proposta del consigliere Berti che mi pare di buon senso e chiarisce fin dal titolo la filosofia alla  base dell’articolo.

Maria Katia Savoretti (Rf): Riteniamo la formulazione di questo articolo non proprio chiara, la nostra proposta è quella di una riformulazione più chiara per evitare fraintendimenti.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Faccio fatica a capire la ratio di alcuni interventi. Si tratta di un Decreto legato al Covid, non di dati epidemiologici legati ad altro. Ci sono dati forniti da un’autorità come l’ISS. Contro chi è questo articolo? Mi viene da pensare che qualcuno voglia attingere dati non ufficiali per fare successivamente ricostruzioni a suo modo. Se qualcuno dice che c’è il bavaglio forse non capisce l’italiano.

Iro Belluzzi (Npr): Nel caso in cui ci fosse un soggetto che rende pubblici dati difformi che possono creare un danno, io credo ci siano ancora le norme sul procurato allarme etc. Io credo che si potrebbero trovare le modalità per scrivere l’articolo in maniera non così forte in modo che possa essere di garanzia per il concetto della libertà di informazione evitando di dare adito a strumentalizzazioni.

Segretario di Stato Fabio Righi: Dei dati non forniti in modo corretto oggi rischiano di creare danni ingenti per il Paese. Non c’è un bavaglio all’informazione, ma un richiamo attento alla veridicità di quello che si sta dicendo. In questo momento storico ci sono una serie di ripercussioni anche sul fronte economico che non sono da sottovalutare. Non vedo irragionevole il fatto che si sia agganciata una sanzione pecuniaria amministrativa in quanto l’interesse in gioco è davvero importante.

Marika Montemaggi (Libera): Non è possibile scrivere che la proprietà dei dati è esclusiva. Anche l’emendamento della maggioranza è scritto non correttamente. Se la fonte è quella ufficiale, chi trasmette questi dati non può essere sanzionato. Vi invito pertanto a riformulare l’emendamento correttamente. L’argomento è di grande interesse.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Mi pare che ci debbano essere due piani di lettura. Uno può essere utilizzato nel momento di emergenza, l’altro in una fase di ritorno alla normalità. L’emergenza genera panico e tensioni. Probabilmente in quel caso lo Stato fa bene a limitare i voli pindarici attorno. Adesso però c’è una situazione diversa: eliminiamo questo articolo, non serve più. C’è anche il codice deontologico.

Guerrino Zanotti (Libera): E’ comprensibile la preoccupazione da una parte di chi fa un decreto in una fase non di ripresa ma di attenuazione del fenomeno del contagio. Ci sono comunque i bilanciamenti rispetto a quello che può essere la divulgazione di dati errati che non hanno riferimento preciso a una fonte ufficiale come quella dell’ISS. D’altra parte io mi chiedo: la formulazione che è stata fatta nell’emendamento di maggioranza, ha senso? E’ così di fatto: l’ISS è già titolare dei dati relativi agli studi epidemiologici.

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Mi pare che ci sia un’errata comprensione di ciò che sia falso o fake news. Non siamo di fronte a informazioni vere o false ma di fronte a informazioni che vengono divulgate secondo un protocollo o un altro. Registro una diversità di posizioni. Fare polemica su questo argomento, e mi rivolgo a Rf, non vi fa una grande pubblicità. Noi ci siamo dati la regola di considerare per i decessi di Covid le linee guida dell’OMS. Chi parla di bavaglio non ha letto i decreti. Capisco quei 4 o 5 che sono frustrati e non hanno un seguito di nessun tipo. Ma non capisco la volontà di polemizzare su tutto. Noi abbiamo dato una formulazione. La considerate non chiara? Date indicazioni, trovate una quadra, siamo qui a recepire l’obiettivo e la necessità che abbiamo.

Eva Guidi (Libera): Questo articolo ha suscitato più di un dubbio nella sua lettura. Dubbi che sono stati sviscerati durante il dibattito. Esiste già una normativa sulla privacy che tutela i dati aggregati che vengono diffusi e i singoli soggetti. Esistono normative specifiche e risulta importante capire come mai c’è stata la necessità di sanzionare quelle fattispecie. Bene quelle che sono le necessità ma i dubbi permangono.

Andrea Zafferani (Rf): Trovo sia stato un dibattito responsabile dove si è fatto presente anche da consiglieri non di opposizione che c’è qualcosa da sistemare. Nessuno ha detto che è sbagliato in senso generale il concetto alla base di questo articolo.

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi): La nuova formulazione non è ridondante.

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi): Abbiamo concordato un testo finale. Testo: il trattamento dell’insieme dei dati epidemiologici e le relative elaborazioni viene effettuato in via esclusiva dall’Istituto della Sicurezza Sociale.

Gian Nicola Berti (Npr): Dal mio punto di vista questo articolo non va a limitare il diritto di cronaca del giornalista, ma può essere un articolo che va a limitare la distorsione del diritto di informazione.

Nicola Renzi (Rf); Non è la migliore formulazione, ma così è molto più digeribile.

Eva Guidi (Libera): Fatte le riflessioni, anzitutto ringraziamo per l’emendamento modificato perché riteniamo che comunque vada a chiarire i nostri dubbi. Tutte le argomentazioni portate riteniamo rimangano valide e non capiamo la necessità di sanzione. Lasciamo in votazione il nostro emendamento.

Art 9

Eva Guidi (Libera): Ci troviamo di fronte a un cittadino che non per curiosità – come è stato ipotizzato durante il dibattito – si sottopone a un test, non riusciamo a capire perché gli venga riservato un trattamento di tipo punitivo. Bene fa l’ISS a stabilire delle priorità. Tutte le persone che lavorano il principio dello screening lo facciano in base alle informazioni in loro possesso. Ma nel momento in cui si fa parte diligente un cittadino, riteniamo che questo comportamento sia molto penalizzante. Chiediamo venga preso in carico dall’Istituto nel momento in cui risulti essere positivo. Stiamo parlando di un tampone che in questo caso è positivo. Non è un intervento indiscriminato.

Andrea Zafferani (Rf): Comprendiamo che l’ISS ha un suo piano di lavoro e un suo piano di screening. Stiamo però parlando di persone che vanno a fare un test a pagamento, ma che risultano positive a quello screening. Da qui in avanti il problema diventa di sanità pubblica. Va affrontato immediatamente al di là del programma dei lavori dell’ISS. Probelma che non va affrontato buttando sulle spalle della persona i costi e anche le mancate retribuzioni. Bisogna chiedere al cittadino che ha avuto test positivo di comunicare gli esiti di questa indagine. I nostri obblighi si fermano al territorio sammarinese. E’ dovere del cittadino comunicare il risultato ai medesimi soggetti e per le medesime finalità. Poi proponiamo di togliere la parola: ‘con costi a carico del cittadino’. Una persona che risulta positiva al test sierologico diventa un problema di sanità pubblica. Il rischio è quello di penalizzare persone che hanno reso un servizio alla comunità.

Emanuele Santi (Rete): E’ un emendamento che va a modificare e semplificare il Comma 2 dell’articolo 9. Questo articolo è quello che va a normare i centri prelievi: nella stesura iniziale si era fatta una differenza tra referti positivi e negativi, c’è una semplificazione e si dice che il laboratorio che ha emesso il referto deve immediatamente comunicare a cittadino, medico e ISS il risultato ed aggiornare il quadro epidemiologico.

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Per ogni positivo al tampone ricordo che parte un’indagine epidemiologica sui familiari, va fatto un lavoro al domicilio, vanno portati i farmaci, vanno pianificati i successivi tamponi. Le strutture tecniche dell’ISS hanno fatto un piano del numero massimo di test da effettuare ogni giorno sulla base dell’aspettativa dei tamponi che possono seguire. Questo perché abbiamo la necessità di intervenire immediatamente. 1.800 test sierologici alla settimana: questa è la nostra capacità massima. L’esplosione dei dati e delle informazioni non è utile a farsi un’idea ma a confondere. Non stiamo parlando di settimane di quarantena, ma di giorni, io mi auguro si possa arrivare a parlare di ore. Noi garantiamo la gratuità dei servizi, ma sui servizi che prevediamo noi come sanità. Io non vedo nulla di anomalo in tutto questo. Avere fatto una programmazione ci ha dato la possibilità di screenare prima le percentuali di popolazione che ipotizzavamo avessero una incidenza maggiore. Se avessimo avuto nei primi tempi, centinaia di cittadini che fossero andati a fare test a pagamento, avremmo dovuto inserirli in quel numero massimo di tamponi prima di coloro che ritenevamo avessero una incidenza maggiore.

Miriam Farinelli (Rf): Mi sembra iniquo far parlare il tampone ai cittadini che sono assistiti perché non parliamo di cose futili ma di sanità pubblica e quindi di cose importanti. C’è poi il discorso della quarantena. Il cittadino deve stare in casa in regime di quarantena: utilizziamo per questo cittadino la malattia, magari la malattia comune, che è già un elemento tutelativo.

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Noi prendiamo in carico i cittadini assistiti che è quella di andare a scegliere la strada a pagamento rispetto a un servizio che noi garantiamo gratuitamente. In questo momento chi ritiene di effettuare a pagamento questi test è legittimato a farlo, noi ce lo prendiamo in carico il prima possibile, ma non immediatamente. C’è una capacità massima di elaborazione dei tamponi che si aggira sui 100,120 al giorno, oltre quelli non riusciamo a fare.

Eva Guidi (Libera): Riteniamo che chi riesce a farsi parte diligente non va a creare una confusione di dati. Si tratta di una impostazione troppo punitiva nei confronti di un cittadino che si fa parte attiva verso una malattia che tanti problemi ha causato al Paese.

Andrea Zafferani (Rf): Io lo continuo a pensare come un servizio alla collettività. E’ un servizio che si fa alla collettività evitando che una persona vada in giro essendo potenzialmente infettante.

Emanuele Santi (Rf): Rispetto a ciò che ha detto il consigliere Zafferani, ribadisco questo concetto: dietro gli screening c’è una logica ben precisa. Si va a fare l’indagine dove le probabilità sono  ben altre. E’ stata una scelta del Governo e della maggioranza.

Comma 13 – Ratifica, ai sensi dell’art.1, ultimo comma, della Legge n.13/1979 così come modificato dall’art.1 della Legge n.100/2012, dell’Accordo tra la Regione Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino per la gestione dei rifiuti urbani e speciali anche pericolosi destinati al recupero e allo smaltimento, in attuazione di accordi vigenti, fatto a Bologna il 10 ottobre 2018

Segretario di Stato Stefano Canti: l’Accordo tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia Romagna riguardante la gestione dei rifiuti urbani e speciali, compresi i pericolosi, destinati a recupero e smaltimento, in attuazione di accordi vigenti, fatto a Bologna in data 10 ottobre 2018, sostituisce il precedente Accordo in materia tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia Romagna del 14 novembre 2011.  In argomento, si rappresenta che la Repubblica di San Marino produce le tipologie di rifiuti speciali e urbani individuate secondo le macro categorie stabilite dal Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), ma non dispone, a oggi, di autonomi e idonei impianti di smaltimento e/o recupero in grado di trattare le quantità totali di rifiuti prodotte in territorio. I rifiuti speciali e urbani vengono pertanto trasportati verso gli impianti ubicati sul territorio della Regione Emilia Romagna per il loro smaltimento e/o recupero.  A fronte di ciò, la Repubblica di San Marino attraverso la stipula dell’Accordo in parola, si impegna a garantire il perseguimento di obiettivi e l’adozione di azioni finalizzati a ridurre l’uso delle risorse e a promuovere l’applicazione della gerarchia dei rifiuti stabilita dalla legislazione europea, mediante l’introduzione della responsabilità estesa del produttore. A questo si aggiunge l’impegno ad aggiornare il Piano di Gestione Rifiuti della Repubblica di San Marino in linea con quanto previsto dal Codice Ambientale in Vigore (DD 27/04/2012, n. 44) e ciò allo scopo di migliorare la possibilità di effettivo recupero e di ridurre le esigenze di smaltimento dei rifiuti, nonché facilitare l’attività di controllo da parte delle autorità competenti. Inoltre, la Repubblica di San Marino si è impegna a valutare la promozione e l’attivazione di azioni finalizzate a renderne più efficace e sicuro il recupero, nonché a ridurre gli impegni amministrativi nei casi di particolari tipologie di rifiuti legate al diffuso consumo (quali ad esempio i pneumatici fuori uso). Si aggiunge che la contabilizzazione dei rifiuti, che rimane in capo alla Repubblica di San Marino, comprende tutte le tipologie di rifiuti prodotti in territorio ed esportate in impianti siti nella Regione Emilia Romagna. La Repubblica di San Marino si impegna inoltre a garantire l’omogeneità nella classificazione e nell’identificazione dei rifiuti, secondo il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) di cui al regolamento UE 2015/2002 della Commissione Europea, la tracciabilità della gestione dei rifiuti dalla produzione alla raccolta, nonché l’aggiornamento del Piano di Gestione Rifiuti, come già sopra evidenziato, il rispetto dei limiti quantitativi concordati, svolto dall’Ufficio preposto a tali controlli (U.P.A.), fatto salvo che la Repubblica di San Marino resta garante degli aspetti contabili e gestionali inerenti a tutte le spedizioni di rifiuti prodotti sul proprio territorio.  La Repubblica di San Marino fornirà altresì alla Regione Emilia Romagna una relazione semestrale che evidenzi i quantitativi di rifiuti esportati nel territorio regionale. L’Accordo prevede, nel proprio Allegato, di poter esportare un quantitativo massimo di 62.000 tonnellate di rifiuti annui, di cui 11.000 tonnellate destinate a smaltimento (rifiuti liquidi e semiliquidi/fangosi da fosse settiche e similari, rifiuti liquidi e semiliquidi/fangosi di altra natura che necessitano di pretrattamento, altri rifiuti), 13.000 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati, 38.000 tonnellate di rifiuti destinati a recupero (di cui 8.000 tonnellate di rifiuti compresi nell’Elenco Ambra e 30.000 tonnellate di rifiuti compresi nell’Elenco Verde). Di rilievo, occorre rimarcare la possibilità per le Parti di richiedere modifiche ai quantitativi annui di rifiuti, nel limite massimo del 20% del totale di quelli esportabili tenendo conto della disponibilità degli impianti di smaltimento e/o recupero presenti sul territorio della Regione Emilia Romagna. La modifiche potranno perfezionarsi su richiesta formale della Repubblica di San Marino, previa indicazione dell’Autorità Competente (U.P.A.) da trasmettersi alla Giunta regionale che si esprime in merito. Tramite consultazioni dirette tra le Parti sarà risolta, in via amichevole, ogni controversia che dovesse insorgere nell’interpretazione dell’Accordo. Ogni modifica dell’Accordo sarà soggetta alle stesse procedure previste per la sua entrata in vigore. L’Accordo qui oggi presentato si inserisce nel quadro normativo rinnovato attraverso il Decreto Delegato 27 aprile 2012 n. 44 “Codice Ambientale” (aggiornato con Decreto Delegato 31 gennaio 2017 n. 16), con cui sono stati recepiti gran parte dei principi presenti nelle normative dell’Unione europea, in particolare la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo, introdotti strumenti volti a garantire un più elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana, nonché promosso lo sviluppo sostenibile, in linea con le migliori pratiche internazionali. Occorre precisare inoltre che, nell’ambito del processo negoziale in corso con l’Unione europea finalizzato alla conclusione di un accordo di associazione, la Repubblica di San Marino si è impegnata a recepire l’intero acquis dell’Unione in materia, fatte salve eventuali proposte di adattamenti particolari. La conclusione dell’Accordo di durata quinquennale, prorogabile per ulteriori periodi di cinque anni, fornisce un margine di tranquillità per poter programmare la gestione dei rifiuti urbani e speciali dei prossimi anni.  L’Accordo entrerà in vigore alla data di ricezione della seconda notifica con cui le Parti si comunicano l’avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne.

Sara Conti (Rf): Il tema del ciclo dei rifiuti è stato più volte sollevato. San Marino ha recepito gran parte delle tutele europee in materia di salvaguardia ambientale. Normativa europea che San Marino dovrà recepire nella sua totalità se vorrà concludere il suo percorso di associazione con l’Ue. Va progettata una politica sui rifiuti che miri a raggiungere i livelli della Regione Emilia – Romagna e quindi una maggiore autonomia nella gestione degli stessi. E’ notizia di questi giorni l’insediamento del tavolo per lo sviluppo sostenibile. In un’ottica che non può essere solo locale ma si deve ragionare in un’ottica internazionale. Il nostro invito è di prendere l’accordo con la Regione Emilia Romagna non come una zona di comfort in cui agire con comportamenti poco virtuosi ma come la possibilità di tendere a livelli di una Regione all’avanguardia. L’ho detto anche nel mio intervento in Comma Comunicazioni: ci sono margini per intervenire. Ho parlato della riduzione dello spreco alimentare, ma si potrebbe anche puntare a una riduzione della plastica. Perchè non iniziare già qui all”interno del Consiglio? Basterebbe dotarsi di borracce e avremmo già fatto un piccolo passo.

Segretario di Stato Luca Beccari: Questo accordo rappresenta un’altra dimostrazione degli ottimi rapporti in essere tra Repubblica di San Marino e Regione Emilia – Romagna. Va considerato non solo l’aspetto pratico amministrativo ma anche quello ambientale. Dare un contributo per cercare di ridurre la produzione dei quantativi e il loro impatto sull’ambiente. Vengono stabiliti dei quantativi riservati alla Repubblica di San Marino che fanno capire che in ogni caso l’attenzione sulla raccolta differenziata dovrà rimanere elevata. Questo accordo non ci impone di decidere oggi quelle che potrebbero essere le migliori politiche ma ci dice che dovrà essere mantenuta una certa attenzione anche per la raccolta differenziata. Come tutti gli accordi ci mette di fronte alla necessità di allinearci alle normative di riferimento. Un altro elemento importante è la flessibilità del 20 per cento che ci permette di adeguare i contingenti stabiliti in base alle nostre esigenze. Mi unisco alla richiesta di approvazione dell’accordo per poi procedere con adempimenti conseguenti.

Emanuele Santi (Rete): Gli accordi con l’Emilia – Romagna sono importantissimi rispetto anche tutta una serie di rapporti di cooperazione che vanno in altri ambiti. L’impegno che ci siamo dati è quella di una riduzione dei rifiuti conferiti verso l’Emilia – Romagna perché questi costano a livello di trasporto e a livello ambientale. Come Paese dobbiamo andare verso un’ottica di autonomia e trattare internamente i nostri rifiuti incrementando la differenziata.

Vladimiro Selva (Libera): Dipendiamo al 100 per cento dalla possibilità di conferire all’esterno. Con l’ER c’è una collaborazione molto rilevante. Ribadisco l’importanza strategica dell’accordo e secondo me non va scartata l’ipotesi di accordi con altre Regioni per determinate tipologie di rifiuti. Ciò potrebbe rendere più competitive le nostre aziende. Il porta a porta non è l’unico modo, ma è quello che dà i maggiori risultati in termini di percentuali di differenziazione. Inoltre si ha la possibilità di coinvolgere, formare e informare la cittadinanza. Dobbiamo cercare di diventare più virtuosi degli altri pur non essendone obbligati. Quello del 70 per cento è un impegno che ci prendiamo in senso lato: non solo dobbiamo raggiungerlo ma anche superarlo. Con questo auspicio voteremo favorevolmente alla ratifica dell’accordo.

Mirko Dolcini (Domani – Motus Liberi): E’ un accordo quinquennale. Abbiamo il tempo per organizzare al nostro interno il sistema di smaltimento rifiuti e trovare dunque delle soluzioni migliori. Potrebbe esserci la creazione di isole ecologiche: argomento già posto all’attenzione del Paese. Non voglio aggiungere altro se non che siamo favorevoli alla ratifica di questo accordo.

Gloria Arcangeloni (Rete): Importante tenere conto dell’accordo non come ultima spiaggia: il nostro Stato dovrà andare ad implementare la gestione interna e non potremo continuare a pensare di essere totalmente dipendenti dall’Italia per lo smaltimento dei rifiuti. L’Odg sottoscritto un mese fa  prevede di andare ad analizzare la situazione attuale per ottimizzare sia la questione dello smaltimento che la produzione sia i costi. Serve una gestione lungimirante che possa essere definitiva e non si fermi esclusivamente all’accordo con l’Emilia – Romagna solo per dire: abbiamo raggiunto la percentuale.

Segretario di Stato Stefano Canti: Io credo che anzitutto vada ricordato che c’era una necessità di aggiornare questi accordi alla luce anche dei rifiuti speciali. Quei rifiuti prodotti dagli operatori economici. Sono stati presi impegni precisi. Tra cui quello di raggiungere una percentuale di raccolta del 70 per cento. Oggi nei Castelli con il porta a porta si raggiunge facilmente la percentuale, ma se trattiamo il resto del territorio con una raccolta stradale ottimizzati sono sicuro che raggiungeremmo una percentuale del 70%. Stiamo già prendendo accordi con la Regione Veneto e Friuli Venezia Giulia oltre che con Marche e Lombardia. Questo perché un domani avremo la possibilità di gestire meglio il nostro rifiuto.

Comma 14 – Progetto di legge “Progetto di legge di modifica della Legge sulle Giunte di Castello – Legge n.127 del 27/09/2013 (Legge sulle Giunte di Castello)” (presentato dalle Giunte di Castello) (I lettura)

Segretario di Stato Elena Tonnini: I Capitani di Castello hanno sottoscritto il progetto oggi in discussione. Si punta il dito contro l’eccessiva burocrazia. E’ stato ben specificato il senso e l’obiettivo del progetto di legge. Ci sono specifiche proposte per risolvere questa annosa problematica. Per analizzare in maniera compiuta il Dipartimento Affari Giustizia ha elaborato una ricognozione generale e chiesto una serie di pareri. Alcune considerazioni riguardano gli emolumenti dei Capitani di Castello e i segretari di Giunta. Occorre ragione sull’opportunità di profesionalizzare questi ruoli. Se l’Aula consigliare fosse favorevole occorrerà specificare quale sarà la copertura finanziaria per questo tipo di proposte. Ad ogni legge che comporta nuovi o maggiori spese vanno indicati i mezzi finanziari altrimenti l’atto rischia di essere nullo. Andranno approfonditi tutti i molteplici aspetti e avrò piacere di mettere a disposizione tutti gli elementi. Un breve passaggio sulle attività socialmente utili in cui i Capitani di Castello potrebbero essere coinvolti. Credo si possa dare risposta anche a questo elemento.

Daniela Giannoni (Rete): Per me è davvero importante poter intervenire perché tra le firme dei promotori c’è anche la mia perché all’epoca ricoprivo il ruolo di Capitano di Castello. Questa proposta di legge nasce dalle Giunte. Il collega Bugli ha lavorato tantissimo all’interno del gruppo insieme a noi. L’attuale legge è stata testata dalle attuali Giunte che oggi sono in prorogatio. Vuole essere una legge lasciata in eredità in modo che non avessero in futuro problemi operativi che hanno reso difficile il nostro ruolo. Nel 2017 abbiamo subito un monitoraggio da parte del Consiglio d’Europa sulle comunità locali e all’interno della plenaria è stata letta la relazione. Una relazione molto critica nei confronti della nostra legge che si è rivelata poco efficace. Ruoli come quello del Capitano di Castelli richiedono impegni lavorativi non indifferenti. E’ stato definito volontariato politico a differenza magari dei sindaci in Italia. Tutto il tempo impiego e l’apporto dei membri è veramente a titolo quasi gratuito. A fronte comunque di responsabilità piuttosto importanti. Grande senso dello Stato e grandissimo senso di responsabilità da parte dei Capitani di Castello. Un po’ di dignita dev’essere data a queste Giunte. In modo che chi in futuro assumerà la carica possa incidere sulla politica e dare risposte efficaci ai problemi della cittadinanza.

Guerrino Zanotti (Libera): La legge del 2013 era già un approdo importante rispetto alla Carta europea delle autonomie locali. Logica conseguenza della ratifica di quella Carta ma anche frutto del lavoro delle Giunte che hanno partecipato alla redazione di quel testo di legge. E’ ovvio e corretto dare la giusta dimensione a quelle che sono da noi le autonomie locali e le amministrazioni locali. In un territorio come il nostro si ha la necessità di razionalizzare la spesa e centralizzare i servizi che in altre realtà è corretto siano esternalizzati. Non avrebbe senso da noi avere i servizi di stato civile decentrati sul territorio. Innegabili che ci siano delle difficoltà da parte delle Giunte e dei Capitani di Castello. Abbiamo già detto quanto sia difficile operare quotidianamente anche nelle risposte più semplici alla cittadinanza, si tratti di chiudere una buca o fare manutenzione ad una aiuola. Di questo ho avuto esperienza personale e posso dire che ci sono interventi che vanno nella direzione di alleggerire questo aggravio di lavoro. Vi è poi la richiesta di poter estendere il voto alle persone residenti nella Repubblica di San Marino da almeno 5 anni: proposto su cui siamo favorevoli.

Maria Katia Savoretti (Rf): E’ necessario che le Giunte di Castello vengano rese maggiormente autonome e indipendenti. Ad oggi sono numerose le difficoltà manifestate dai Capitani di Castello in più occasioni. Hanno lamentato di non essere presi in considerazione e di non essere ascoltati. A volte le risposte non vengono prese in considerazione in tempi celeri. Le proposte sono condivisibili. C’è una riduzione dei costi a carico dello Stato. Concordo che ci siano provvedimenti a carico del Dirigente che non risponde come previsto dalla legge entro un determinato periodo di tempo. La decurtazione è un po’ forte, però sono cose che si possono valutare. Siamo favorevoli a queste modifiche.

Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi): L’articolo 3 si propone di diminuire la composizione della Giunta a 7 membri più il Capitano di Castello. Favorevoli a questa proposta tesa a una maggiore velocità decisionale e risparmio sui gettoni. D’accordo anche con la proposta ad articolo 20, per il quale il Capitano di Castello può delegare altri membri della Giunta per l’esecuzione delle Delibere. Bene specificare quali siano i servizi di cui la Giunta si deve occupare. Bene prevede uno stanziamento considerevole da parte dello Stato. Se vengono date alla Giunta maggiori ruoli, vanno dati stanziamenti maggiori. Invito a una riflessione approfondita sull’articolo 23 comma 4 in cui si chiede il parere vincolante e non solo consultivo. Importante valorizzare il ruolo delle Giunte senza però bloccare i lavori del Congresso di Stato.

Gino Giovagnoli (Pdcs): In seno a questo organismo si vive la politica vera senza diversità di ruoli. Non c”è la richiesta a tutti i costi del consenso popolare e non ci sono scontri per affossare l’altra parte politica. Vige un solo scopo: lavorare insieme per risolvere i problemi dei cittadini. Convengo che non si possono creare nuovi Governi in seno alla Repubblica, ma questa riforma rende un equilibrio più equo tra istituzioni e Governo centrale. Il parere vincolante potrebbe essere eccessivo, perché rischia di ostruire progetti di interesse generale per la Repubblica. Andrebbe posto parere vincolante solo su progetti minori che incidono sulla vita del Castello. Non condivido l’articolo 3 perché si preclude la partecipazione di giovani alla vita politica. Non vorrei che un numero risicato diventasse un numero chiuso. Do il sostegno mio e del mio gruppo a questo progetto di legge.

 

 

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