Accordo The Market: “Tutela più le aziende che i lavoratori!”

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Per la prima volta a San Marino si è parlato diffusamente dell’accordo occupazionale per The Market in una iniziativa pubblica; è avvenuto ieri sera nella conferenza organizzata dalla CSdL, in presenza presso la sala Montelupo di Domagnano, e trasmessa in diretta sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”. La serata ha messo di fronte la stessa Confederazione, rappresentata dal Segretario Confederale Enzo Merlini e dal Segretario FUCS Alfredo Zonzini, con il Segretario per il Lavoro Teodoro Lonfernini, firmatario dello stesso accordo con i promotori, e i Consiglieri Giovanni Zonzini di Rete, Eva Guidi di Libera, Nicola Renzi di Repubblica Futura.

“L’accordo firmato tutela più le aziende che i lavoratori”, ha esordito in modo perentorio il Segretario CSdL Giuliano Tamagnini, che ha coordinato il dibattito. “Noi abbiamo chiesto di poter partecipare al confronto con la Segreteria di Stato e con la proprietà per tutelare i diritti della categoria che rappresentiamo, i lavoratori. Ma questo non è avvenuto.” I contenuti dell’accordo riflettono inesorabilmente questa mancanza di coinvolgimento del sindacato, visto che non vi è contenuto nessun impegno reale e concreto per favorire in via prioritaria l’assunzione dei sammarinesi e residenti.

A questo proposito, i rappresentanti CSdL hanno riportato esempi di accordi per strutture simili; in particolare quella del Mugello, firmato congiuntamente da imprenditori, sindacato e istituzioni locali, il quale ha stabilito che la manodopera andava cercata prioritariamente in quel territorio. Perché a San Marino non è stato fatto altrettanto, nonostante che la convenzione per il polo della moda votata in Consiglio lo prevedesse espressamente?

“Non dimentichiamo che l’investimento lo ha fatto la proprietà, ma che anche lo Stato ha sostenuto costi importanti – ha puntualizzato Enzo Merlini. “Ricordiamo che la stessa convenzione prevedeva una lunga serie di deroghe e norme di favore per sostenere questo investimento. È legittimo e doveroso che il nostro Stato chieda di più anche in termini occupazionali rispetto a quanto chiesto ad altri investitori. Se vi sono sammarinesi disponibili, devono avere la precedenza.”

“Sappiamo che vi sono state 140 disponibilità da parte dei sammarinesi – ha aggiunto Merlini – augurandoci che diventino molti di più. Non tutti però sono pronti, molti dovranno intraprendere dei percorsi di formazione. Siamo in grado di dire che quelli che si sono resi disponibili, una volta che avranno completato l’iter formativo, saranno assunti – o almeno provati – senza se e senza ma? Nell’accordo non vi è nessuna certezza che questo avvenga. Chiedo al Segretario di Stato che quelle 38 persone sammarinesi già assunte diventino 140, ovvero tutti quelli che a San Marino si sono resi disponibili. ”

“Abbiamo delle professionalità acquisite nel campo della vendita di abbigliamento – ha sottolineato il Segretario FUCS Alfredo Zonzini – che comunque vanno riconosciute. In particolare gli ex dipendenti degli vari outlet che hanno operato a San Marino in passato, come San Marino Factory, One Gallery, ecc., con esiti fallimentari. Se il sindacato fosse stato coinvolto avrebbe potuto supportare la Segreteria di Stato nel dare una risposta concreta alle lavoratrici e lavoratori che in questi settori hanno maturato una lunga esperienza. Era auspicabile lavorare in sinergia anche con l’Ufficio del Lavoro e il CFP per coinvolgere i lavoratori disoccupati, con e senza esperienza, in percorsi formativi e di riqualificazione professionale, nell’intento di far maturare negli stessi i requisiti e i presupposti necessari per renderli disponibili alle offerte di lavoro dei singoli brand che apriranno le attività nel “San Marino Outlet Experience” (The Market), facendoli sentire più tutelati, viste le precedenti esperienze negative. Tutto ciò sarebbe stato rispettoso degli impegni occupazionali sottoscritti nella convenzione per il polo della moda e approvati dal Consiglio Grande e Generale. Ora ci troviamo a pochi giorni dall’inaugurazione con una forte carenza di profili professionali adeguati alle richieste che pongono le aziende.”

“Sono chieste altissime professionalità a cui corrispondono bassissime categorie” ha evidenziato il Segretario CSdL Giuliano Tamagnini. “Nell’accordo si parla di inquadramenti dal primo al terzo livello, quando invece per determinate professionalità a cui sono richiesti requisiti molto elevati si dovrebbe andare dal 4° livello in su. Una delle cose che fa più rabbia è che i nostri concittadini non possono competere con i lavoratori di fuori territorio, poiché non hanno avuto le loro stesse possibilità di formazione”.

“Con i numeri ci siamo fatti un’idea”, ha rimarcato il Segretario Confederale Enzo Merlini. “I 70 negozi che aprono nella prima fase dovrebbero occupare meno di 350 addetti alle vendite; quindi mediamente 5 per ogni negozio. Nell’accordo firmato è scritto che le imprese possono distaccare liberamente dall’Italia tre persone, con le qualifiche di responsabile del negozio, vice responsabile e responsabile della cassa: in più possono assumere liberamente almeno due frontalieri all’atto dell’apertura del negozio, e siamo già a 5 figure esterne. È evidente che per i nostri concittadini rimangono ben poche opportunità di occupazione. Dire che quello firmato è un accordo che impegna le imprese all’assunzione dei sammarinesi, francamente non è credibile.”

Ha aggiunto Merlini, sempre a proposito di numeri: “Affermare che ci sono oltre 600 disoccupati sammarinesi che non si sono resi disponibili, senza chiedersi il perché, è una rappresentazione non corretta. Uno dei motivi deriva dal fatto che la maggior parte dei rapporti di lavoro sono elusivamente a part-time. Non sappiamo il perché, dato che non abbiamo potuto confrontarci con la proprietà. Ma se una persona cerca lavoro a tempo pieno, è legittimo che non sia interessato. Ma c’è molto di più. Chi ha avuto la fortuna di essere assunto, è perché ha ricevuto una proposta di assunzione.

C’è scritto che il contrato sarà un part-time di 30 ore, e in alcuni casi con l’obbligo delle trasferte all’estero. Ma se una persona lavora al polo della moda, perché deve sottostare alla condizione preliminare di fare le trasferte all’estero? E se un dipendente lavora 30 ore, perché non gli si dice in via preliminare come queste ore sono articolate giornalmente? L’orario di lavoro, infatti, viene comunicato al dipendente di volta in volta, così come il giorno di riposo. Il lavoratore in pratica non sa fino al giorno prima se la settimana che inizia farà il turno della mattina o del pomeriggio, o quando sarà il suo giorno di riposo. Alcuni cittadini non sono disponibili a lavorare in queste condizioni, hanno una famiglia, è loro diritto sapere quale parte della giornata possono dedicare alle necessità famigliari e proprie.

Questa flessibilità così sfrenata che le aziende vogliono imporre è inaccettabile e potrebbe essere uno dei motivi, che nessuno ha mai spiegato, per cui in tanti finora non hanno dimostrato interesse per il polo della moda. E il sindacato se si oppone a questa flessibilità così penalizzante, come abbiamo sentito dal Segretario Lonfernini, viene tacciato di essere vecchio. Si faccia di tutto perché molte più persone si rendano disponibili.”

Dai partecipanti è arrivata la testimonianza di una signora sammarinese di 58 anni, la quale ha sostenuto 11 colloqui di cui l’ultimo solo telefonicamente. Ha lavorato per tutta la sua vita professionale nella vendita di abbigliamento, ha un buon livello di inglese, ma la sua disponibilità è sempre stata rifiutata. “Questa vicenda testimonia che quanto raccontiamo circa i rifiuti che ricevono i sammarinesi si basano su fatti reali” hanno evidenziati i dirigenti CSdL, e di casi simili ce ne sono altri. Ulteriore dimostrazione che questo accordo per i sammarinesi è un vero e proprio buco nell’acqua.

La registrazione dell’intera conferenza può essere vista sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”, e sul sito della Confederazione all’indirizzo www.csdl.sm.

CSdL