“Le possibilità inclusive del digitale nel mondo del lavoro”

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Sull’importanza di avere un lavoro crediamo non ci sia tanto da spiegare, il lavoro produce reddito e produce ricchezza utilizzabile in quel momento dal lavoratore e dalla sua famiglia. Il lavoro promuove la partecipazione sociale, contribuisce allo sviluppo personale, crea le condizioni perché nelle fasi più avanzate della vita ci sia un sostegno di natura previdenziale più consistente, ecc.

L’occupazione di una persona non è un fatto spontaneo, non è una cosa che si determina sistematicamente a un certo momento della vita, essa è l’esito di un complesso percorso di avvicinamento (più complesso se la persona è disabile) che inizia con l’istruzione, passa attraverso la formazione professionale, e arriva al posto di lavoro. Il lavoro è l’elemento centrale nella vita di ciascuno per sentirsi realizzato e per aver una coscienza di sé gratificante, e questo, nel caso della disabilità, lo diventa ancor di più se si stabiliscono tutte le condizioni per l’autonomia e l’indipendenza di ognuno.

Il binomio Disabilità–Lavoro, tuttavia, non deve essere ricompreso solo nella visione del mero inserimento lavorativo, terapeutico o protetto, ma andrebbero definitivamente eliminati quei lacci burocratici, spesso di stampo caritatevole e figli di quel retaggio culturale che ancora dobbiamo superare, e che costringe le persone con disabilità a dover scegliere tra l’incertezza di un posto di lavoro (la maggior parte delle volte precario e poco dignitoso) e l’accesso ad un piano minimo di protezione sociale (pensione). Non solo, andrebbero previste, ad esempio in caso di sopraggiunta disabilità, tutte le misure possibili e utili al mantenimento del posto di lavoro, perché se è vero che il Lavoro è un Diritto di tutti, occorre adottare un approccio verso l’inclusione lavorativa che tenga conto delle diverse casistiche e specificità, che sia di più ampio respiro e, soprattutto, legato a doppio filo al rispetto dei Diritti Umani.

Le nuove tecnologie che attualmente sono a disposizione delle persone, con o senza disabilità, possono dare un contributo veramente formidabile all’istruzione, alla formazione e al lavoro. Le leggi sammarinesi che iniziarono ad occuparsi negli anni ’80 della regolamentazione degli inserimenti lavorativi dei soggetti con disabilità, peraltro ancora in vigore, non potevano prevedere l’innovazione (computer, internet, ecc) e la conseguente “rivoluzione digitale” intervenute successivamente. C’è una parte di popolazione sammarinese disabile che, in virtù delle notevoli possibilità oggi a disposizione è pienamente e potenzialmente in grado di poter accedere al mondo del Lavoro, ma che si trova “castrata” da alcune norme che non vengono in alcun modo rispettate, e da altre assurde ed obsolete. Ancor oggi, infatti, le politiche sammarinesi vigenti sull’inclusione lavorativa sono troppo caratterizzate da un’impostazione di tipo risarcitorio-assistenziale, non ci sono sostegni, né incentivi, né sproni per porre le persone con disabilità in condizione di lavorare e prendere in tal modo in mano, per quanto possibile, le leve del loro destino. Le tipologie di interventi sono oltremodo standardizzate, ci si dimentica che le persone con disabilità non sono tutte uguali e ci si dimentica, soprattutto, dei loro Diritti e della loro dignità.

In questi giorni si parla molto di Smart Working e degli aspetti positivi che questa modalità di lavoro è in grado di ingenerare, ma nessuno ha pensato di ricordare quanto il cosiddetto “lavoro agile”, sia importante e fondamentale anche per le persone con disabilità e le loro famiglie. Purtroppo, ci si dimentica ancora di coloro i quali non riescono a lavorare non tanto per i limiti derivanti dalla propria condizione psico-fisica, ma per gli ostacoli esistenti nell’ambiente a loro esterno, quando invece, tanti lavoratori con disabilità possono cogliere pienamente tale opportunità e utilizzarla al pari degli altri lavoratori.

Lo Smart Working o Telelavoro come si usava definirlo qualche tempo fa, rappresenterebbe davvero uno strumento decisivo in termini di occupazione.

E’ chiaro poi, che nell’ambito di un eventuale provvedimento legislativo dedicato, si dovrà andare a stabilire come il datore di lavoro (pubblico o privato) debba non solo individuare mansioni e ruoli (o parti di essi) che possano essere affidati ai dipendenti con disabilità formati e che abbiano le competenze digitali richieste, ma garantire che le procedure e le piattaforme informatiche siano compatibili, che gli ausili tecnologici personali siano accessibili e che l’organizzazione dell’orario di lavoro tenga conto delle esigenze del soggetto con disabilità. Un intervento legislativo di questa natura nell’ambito delle politiche attive del Lavoro sarebbe più che auspicato e si inserirebbe positivamente, tra l’altro, nel novero sia di quelle misure volte a favorire le persone che lavorano e che hanno un famigliare con disabilità a carico da dover assistere, sia di quelle tese ad agevolare, posto che lo si voglia, l’inclusione lavorativa delle stesse persone con disabilità.

Attiva-Mente (comunicato stampa)

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