Decreto sulle licenze industriali, di servizio, artigianali e commerciali: la CSU chiede di non ratificarlo

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Riceviamo e pubblichiamo da CSU:

La CSU non condivide il Decreto Delegato del 30 dicembre 2021 n. 214, che apporta una serie di modifiche alle norme che disciplinano le licenze per l’esercizio delle attività industriali, di servizio, artigianali e commerciali. A questo proposito la CSU ha inviato una lettera al Segretario all’Industria, al Congresso di Stato e a tutti i Consiglieri, chiedendo che lo stesso Decreto non venga posto in ratifica nella sessione consiliare in corso, e che venga celermente attivato con le scriventi OO.SS. un approfondito confronto preventivo riguardo alle ricadute negative – destrutturazione e precarizzazione del mercato del lavoro – che potrebbero causare le norme contenute nel DD 214/2021.

“Dobbiamo purtroppo rilevare ancora una volta con preoccupazione – puntualizzano  i Segretari Generali della CSdL e CDLS – come vengano adottati provvedimenti in materia di lavoro senza alcun tipo di confronto preventivo con il sindacato. Il Decreto infatti istituisce la possibilità di esercitare una ampia gamma di attività di lavoro autonomo anche senza averne conseguito i relativi titoli o specializzazioni, o – tra le altre cose – senza avere una sede fissa”.

Il Decreto consente ampissime possibilità, per le imprese, di avvalersi di lavoratori autonomi con licenza, piuttosto che occupare le medesime posizioni lavorative con utilizzo di lavoratori subordinati. Questa estrema liberalizzazione porrà le imprese in condizioni di poter di fatto “esternalizzare” una serie illimitata di mansioni, dettando le proprie condizioni, in alternativa a quanto definito dai contratti collettivi, con la possibilità di imporre – anche a chi non vorrebbe – di aprire un codice operatore economico per poter lavorare o continuare a farlo.

“Quello prefigurato – proseguono i Segretari Generali di CSdL e CDLS – è uno scenario simile a quanto succede poco al di fuori dei nostri confini. Troppo spesso i lavoratori con partita IVA subiscono un vero e proprio sfruttamento legalizzato che precarizza il lavoro e destruttura la contrattazione collettiva.  Finora a San Marino il fenomeno dei lavoratori con contratti CoCoPro, per i quali non è richiesta nessuna licenza, è limitato, ma con l’approvazione di questo Decreto sarà permesso alle aziende di utilizzare titolari di licenza stabilmente sia presso la propria sede che all’esterno.”

Ricordiamo che più volte, durante la discussione sulla legge che regolamenta lo “smart working”, veniva paventata la legittimità di derogare in peggio alle condizioni contrattuali, visto che il lavoratore non si sposta dal proprio domicilio. Tali posizioni non hanno trovato spazio in quella fase, mentre con questo Decreto si spalanca un ambito normativo che avrà, quasi sicuramente, rilevanti ricadute negative a carico dei lavoratori.

In parole semplici, si vuole legittimare lo sfruttamento del lavoro, attraverso l’utilizzo di “falsi lavoratori autonomi”. Il Segretario di Stato Righi ha risposto con una lettera che eventuali abusi vanno denunciati e sanzionati, come se non sapesse molto bene che trovare il coraggio e le prove, per chi ha bisogno di lavorare, non è affatto semplice. Nella nota inviata alla CSU il Segretario all’Industria ha anche ribadito che il Sindacato non ha titolo per discutere di lavoro autonomo. Tali posizioni si commentano da sole. La CSU farà di tutto per contrastarle.

È indispensabile che si ristabilisca una volta per tutte il rispetto tra le parti e che si attivi preventivamente il confronto approfondito e costante sui provvedimenti di Legge collegati ad aspetti sociali ed al mondo del lavoro che verranno via via emanati; ciò per consentire anche al Sindacato di apportare alle norme tutte le migliorie e le tutele che possano rendere accettabili i provvedimenti che verranno adottati.

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