“Grazie ai nuovi angeli del fango”

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Barba nera e folta tuta gialla e un viso tirato quello di Marco il caposquadra che mi accoglie con una stretta di mano decisa in mezzo al frastuono dell’idrovora, mi dice che è dall’alba che lavora lui è la sua squadra “c’è tanta acqua da drenare prima di notte c’è la faremo” sembra davvero crederci anche se a me pare una massa enorme da far defluire. Marco avrà circa trent’anni e a occhio e croce anche un bel po’ d’acqua negli stivali ma non sembra accorgersene anche se la giornata è grigia e freddina, glielo faccio notare e lui sorride “ oggi va già meglio, ieri l’acqua ci arrivava alla cintura e abbiamo tirato dritto fino a sera “ l’accento è romagnolo, il carattere pure ! Ma qui di accenti se ne rincorrono diversi sono arrivati da tante regioni come una grande famiglia che si ritrova non intorno ad una tavola imbandita della domenica ma tra pale fango e tanto sudore . Sono loro quelli che mi vien spontaneo chiamare I RAGAZZI DELLA PROTEZIONE CIVILE.

Era il 24 febbraio 1992 quando con la legge n. 225 nasceva il Servizio Nazionale della Protezione Civile , il quale statuto recita: ha il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi”. Detto così suona facile e pure un po’ pomposo ma bisogna stare con loro un’intera giornata per rendersi conto di che spirito anima questi ragazzi. Ero solo un ragazzino nel 1966 durante l’alluvione di Firenze e lo spirito di solidarietà l’ho toccato con mano, eravamo tanti di tutte le età ma tutti giovani ,le mani nel fango a pescare i libri della pinacoteca dall’acqua e a lavarli per salvare la nostra storia, che ora grazie a quelle mani riposa ancora nell’enorme biblioteca degli Uffizi, ci chiamarono gli angeli del fango, allora non esisteva ancora la Protezione Civile noi ora siamo dei signori di una certa età ma lo spirito è rimasto lo stesso e mentre guardo questi ragazzi mi rivedo in quei giorni. Alcune persone si son fermate a guardare la squadra all’opera tante le parole di plauso ma anche un “chissà poi quanto guadagnano “Marco mi guarda e scuote la testa ma non ha tempo di rispondere lo faccio io recitando pari pari il motto: “L’attività di volontariato è il contributo prestato in modo personale, spontaneo e gratuito dal volontario, tramite l’organizzazione di cui fa parte, svolgendo la propria azione senza perseguire alcun fine di guadagno, ma spinto unicamente da un desiderio di solidarietà” l’uomo con la bicicletta mi guarda stupito e borbotta “ mi scusi “ e io di rimando “c’è una pala anche per lei se vuole la paga sarà la stessa !”

CARI RAGAZZI DELLA PROTEZIONE CIVILE GRAZIE PER IL VOSTRO PREZIOSO LAVORO SIETE LA PARTE MIGLIORE DI NOI !!

di Paolo Bandini Callegari