Decreto sull’ICEE, finalmente è arrivato; l’importante è che venga utilizzato per l’equità

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Senza nessun confronto con il sindacato, è stato varato il decreto sull’ICEE (Indicatore della Condizione Economica per l’Equità), il sistema di valutazione della ricchezza finalizzato a distribuire in maniera equa gli interventi pubblici ai cittadini.

Si tratta in realtà della norma applicativa di una legge che risale ad alcuni anni fa, varata dal Governo della passata legislatura. Un Decreto arrivato dunque con molto ritardo, che la CSdL sollecitava da anni, naturalmente attraverso il confronto con le forze sindacali. Al quesito su cosa prevede e se può andare nella direzione dell’equità, ha risposto il Segretario Confederale CSdL William Santi, sollecitato da Giuliano Tamagnini, nell’ultima puntata di “CSdL informa”.

“Il testo di questo Decreto applicativo è molto simile al contenuto della legge del 2019. Nella realtà attuale, in cui le risorse pubbliche sono limitate e gli interventi per le famiglie e i cittadini in maggiori difficoltà vanno calibrati, evitando di indirizzarli verso coloro che non ne hanno veramente bisogno, è indispensabile disporre di uno strumento in grado di misurare la capacità di ricchezza delle famiglie.

Finora i pochi interventi fatti dallo Stato tengono conto della sola dichiarazione dei redditi. Con questo unico parametro, in diversi casi sono stati offerti servizi a persone o famiglie senza che ne avessero realmente diritto. Da molto tempo abbiamo chiesto di determinare il livello di ricchezza dei singoli e delle famiglie incrociando i dati sulle disponibilità economiche con gli immobili, gli strumenti finanziari e così via. Nel testo questi parametri sono presenti.

Ora che il Decreto sull’ICEE è stato emanato, potrà dare dei buoni risultati, come potrà non darli; dipende da come vengono tarati tutti i parametri, e quali interventi verranno regolati da questo strumento. A questo proposito, un punto fermo per noi è il fatto che la sanità pubblica deve mantenere il suo carattere universalistico e gratuito per tutti.

Un elemento che ci lascia un po’ perplessi, è che nel calcolo dell’ICEE il valore dell’immobile incide per il 20%, a differenza dei patrimoni finanziari. In questo modo si corre il rischio di privilegiare chi ha utilizzato i propri soldi per acquistare beni immobiliari piuttosto che i risparmiatori.

Un altro aspetto importante riguarda le sanzioni e i controlli che verranno eseguiti; è previsto che l’ufficio tributario avrà la possibilità di incrociare tutti i dati di cui lo Stato è in possesso, tra cui quelli dell’Ufficio Registro Automezzi e di altri uffici, per accertare la veridicità di quanto dichiarato dai cittadini che richiedono di usufruire di determinati servizi, per i quali, peraltro, occorre anche firmare una liberatoria. A quanto sembra, per la verifica dei beni finanziari il segreto bancario dovrebbe decadere, in quanto l’Ufficio Tributario è autorizzato a richiedere queste informazioni. Nonostante il mancato confronto, la CSdL è impegnata ad esaminare attentamente il Decreto e a far pervenire le sue osservazioni e proposte.

Nel complesso, riteniamo importante l’arrivo di questo strumento, perché crediamo che quando un cittadino chiede di ricevere certi servizi pubblici o aiuti della collettività, deve dimostrare di averne realmente bisogno.”

“Visto che lo strumento è una novità per il nostro sistema – ha puntualizzato William Santi – dovremo monitorare attentamente l’applicazione dell’ICEE per evitare il verificarsi di possibili distorsioni. È chiaro che se lo strumento venisse usato per togliere i servizi a tutti e per riconoscerli solo a fasce molto circoscritte di cittadini, allora non realizzerebbe il suo obiettivo. Va modulato a seconda delle esigenze; non può certo diventare un ‘taglione’ che esclude gran parte della  cittadinanza.

Va aggiunto che sarebbe molto utile poter avere il riconoscimento dell’ICEE sammarinese anche da parte delle università italiane. Già molto cittadini che hanno figli che studiano nei diversi atenei italiani devono fare l’ISEE, o meglio una pratica specifica per gli stranieri, e devono affidarsi ai CAAF italiani, per realizzare una procedura abbastanza complessa. Auspichiamo che questo riconoscimento possa essere realizzato al più presto. Resta il rammarico per il fatto che le nostre osservazioni potevamo esporle nel confronto, se ci fosse stato; ma come spesso accade l’azione del Governo è autoreferenziale e poco disponibile al dialogo.”

CSdL

NOTA: seguono nei prossimi giorni ulteriori comunicati sugli altri argomenti di “CSdL Informa” del 21 febbraio