“Azioni dal Basso”, rivoluzioni sonore nel nuovo disco di Michele Fraternali

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Oggi abbiamo con noi il musicista Michele Fraternali che ci parlerà del suo nuovo lavoro dal titolo “In the Bass Room”, uscito da pochi giorni in tutti gli stores digitali del pianeta e prodotto dal musicista e produttore artistico sammarinese Nicola Rosti

Un disco molto particolare, dedicato interamente al basso elettrico, strumento che sentiamo quasi sempre in veste di accompagnamento, ma che qui riveste invece il ruolo di protagonista assoluto.

– Michele, raccontaci come è nata l’idea di questo lavoro?

Buongiorno a tutti, ammetto di aver sempre sognato di realizzare un disco contenente delle composizioni personali senza avere un’idea precisa del genere musicale o del tipo di formazione richiesta per questo tipo di lavoro. Negli ultimi anni ho sperimentato diverse soluzioni e sonorità alternative sullo strumento del basso elettrico anche grazie ai progetti con cui collaboro.
Secondo il mio punto di vista questo strumento ha un grande potenziale e non sempre viene sfruttato a pieno. Il contesto storico in cui ci troviamo mi ha permesso di passare più tempo del solito con lo strumento e sono emerse le prime bozze. Sentivo che quello che stava emergendo valeva la pena di essere approfondito e di essere collocato da qualche parte.
Così assieme a Nicola Rosti è nata questa idea di realizzare un disco di “solo basso”, sicuramente una sfida per entrambi ma anche un’opportunità per mettersi in gioco.
A livello personale questo lavoro rappresenta un “elogio” al basso elettrico che mi accompagna da sempre.

– In un momento storico così complicato, segnato dal distanziamento sociale, dalla mancanza di contatto con gli altri, dal dover rivedere le proprie posizioni e il proprio ruolo nel mondo, questo disco sembra avere un significato particolare, perfettamente in linea con quanto stiamo vivendo. E’ così?

E’ proprio così, credo che questo momento storico rappresenti una “rottura” tra due epoche diverse, questa situazione ci ha obbligato a rivedere le nostre priorità e a ri-scoprirci in un contesto completamente diverso dall’ordinario.
Questo disco vuole rappresentare una “fotografia musicale” del contesto che stiamo vivendo, un invito a ritrovare il bello nelle cose essenziali e nel “poco”, la testimonianza musicale di una “stanza in cui si suona il basso”.

-La musica sta attraversando un momento difficile, forse mai come ora. Dal tuo punto di vista di che significato ha questo disco e che messaggio vorrebbe dare al mondo musicale e alle nuove generazioni di artisti e di ascoltatori?

Credo che la musica in generale sia arrivata a un punto di “saturazione”, percepisco una sorta di riciclaggio di idee che provengono dai decenni passati con una chiave tecnologica più avanzata ma sempre meno situazioni permettono di vivere un’esperienza che lascia il segno.
“In the bass room” vuole dimostrare come attraverso un solo strumento, senza particolari denaturazioni del suono o artifici di produzione, si possano evocare suggestioni ed emozioni intense, a patto che si ascolti con un approccio attivo e presente.

– Questo disco è accompagnato anche da video clip ufficiale e da un ottimo lavoro anche in ambito visivo. Michele, di quali collaboratori ti sei avvalso?

Ho avuto la fortuna di aver incontrato nel mio percorso dei professionisti con uno spiccato senso estetico, con un assoluto rispetto per le idee che accompagnano questo progetto ma soprattutto con una grande sintonia e sensibilità che hanno reso questo lavoro coinvolgente e divertente.

Andrea Parolo ha realizzato il video clip ufficiale del singolo “October” ed è stato in grado di tradurre in linguaggio video ogni nota e frase che ho eseguito con il basso.
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Mi sono affidato a Erica Agostini di Etery Studio per la fotografia, abbiamo trovato le location che rispecchiano le suggestioni evocate dai brani, ogni scatto è una vera e propria opera d’arte.
Alexios Ciancio ha realizzato le grafiche e adattato le opere di Erica al supporto fisico del disco.

– Questo disco sembra essere il frutto di un atteggiamento differente verso la musica in generale e forse addirittura verso l’approccio alla vita. E’ solo una sensazione oppure c’è qualcosa di vero in questa affermazione?

E’ tutto vero. La musica è un qualcosa che mi accompagna da tutta la vita, colora le mie giornate e permette di comunicare cose che vanno oltre le semplici parole.
E’ un qualcosa di molto potente che lascia il segno, apre dei mondi interiori, crea ritualità, identità, veicola messaggi ed emozioni. Insomma non si può ridurre ad un “insieme di suoni e rumori”, la musica porta con sé le tracce dell’uomo, del collettivo, e per questo va rispettata e utilizzata con consapevolezza.
Vivere la musica in questo modo riflette sicuramente un approccio alla vita che richiede sensibilità, empatia, rispetto, consapevolezza e una innata curiosità a cui non dar freno.

– Un’ultima domanda: in una sola parola, come definiresti questo lavoro?
Viscerale

Ringraziamo Michele per essere stato con noi e suggeriamo caldamente ai nostri lettori di seguire questo artista tramite i suoi canali social (Facebook, Instagram) e a restare connessi con le novità in arrivo tramite il suo sito ufficiale michelefraternali.com

Buona musica a tutti e al prossimo appuntamento!