Ilva, ArcelorMittal: scontro sullo scudo penale

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I sindacati si dicono “per nulla soddisfatti” da un incontro “non andato bene”. Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo) dopo la riunione al Mise. “La proprietà ha espresso la volontà di lasciare la fabbrica”, spiegano ritenendo urgente “l’avvio di un tavolo con la proprietà per trovare soluzioni”. Al governo chiedono di “ripristinare lo scudo penale per togliere gli alibi ad ArcelorMittal”. Avvertono che la “mobilitazione prosegue” e mettono in guardia: “i lavoratori non si renderanno complici dello spegnimento dell’acciaieria”.

E’ scontro tra l’azienda e il governo sullo scudo. Con il venir meno dello scudo penale “è stato rotto il concetto base del piano risanamento dell’ex Ilva”, sottolinea l’Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli – a quanto si apprende – all’incontro al ministero con i sindacati. Sono venuti meno i presupposti di un un piano “che diceva: ‘ci piacerebbe avere la bacchetta magica ma non l’abbiamo, allora bisogna andare al 2023, quando l’area a caldo sarà accettabile, nel frattempo creiamo le condizioni per arrivarci e una delle condizioni era dare la protezione a chi ci lavora”.

Riteniamo che “non siano stati rispettati i termini del contratto”, sottolinea, a quanto si apprende, l’A.d. di Arcelor Mittal. Uno dei nodi è l’area a caldo: lavorarci “fino a qualche settimana non era un crimine ora lo è. Non è una cosa di poco conto”. Poi le prescrizioni sull’altoforno Afo2: “Ci era stato detto che tutto quello che era stato chiesto dalla magistrature come interventi di miglioramento era in corso, invece non era stato fatto niente”.

Fonte ANSA

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