“Debitori dello Stato, chiediamo provvedimenti legislativi per fermare le posizioni debitorie”

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La CSdL ha chiesto un incontro al Segretario di Stato per le Finanze e all’intero Esecutivo sull’anagrafica dei debitori nei confronti dello Stato pubblicata qualche mese fa. La lettera riporta una serie di considerazioni frutto dell’analisi dei dati. In premessa, la CSdL ritiene necessario adottare provvedimenti legislativi specifici per evitare il susseguirsi di posizioni debitorie rilevanti e favorire una maggiore efficacia nel recupero dei crediti da parte di BCSM.

Nel 2019, rispetto al 2018, il numero dei soggetti morosi è passato da 548 a 584 (di cui 36 per somme superiori ad 1 milione di euro, 9 per somme superiori a 3 milioni di euro ed 1 per somme superiori a 20 milioni di euro) mentre l’importo totale è passato da 211 a 220,5 milioni: 173 soggetti (il 29,6%) sono stati dichiarati falliti, 84 (il 14,4%) sono stati posti in liquidazione d’ufficio, 176 (il 30,1%) sono in liquidazione volontaria. Tutti gli altri 151 soggetti (25,9%) risultavano ancora attivi.

Rispetto al 2018 sono state chiuse 22 posizioni (in gran parte Procedure Concorsuali archiviate) per un totale di circa 4,3 milioni di crediti, mentre ne sono state aperte 57 ulteriori (quasi il 10% del totale) per un totale di circa 10,4 milioni. L’esposizione degli altri soggetti (già debitori) è quindi incrementata di altri 3,5 milioni circa. Tutto ciò, nonostante il 2019 sia stato, in linea generale, un anno positivo per l’economia.

L’anagrafica non è suddivisa per la tipologia di crediti (ISS, FONDISS, monofase, IGR, utenze, ecc.), mentre sarebbe utile conoscerla; inoltre, non contiene la distinzione tra i vari rami di attività economiche, mentre sarebbe necessario conoscere tale dato, per verificare i settori in cui sono più concentrate le morosità.

Sappiamo che i Curatori di alcune procedure concorsuali hanno segnalato alla Magistratura atti di possibile rilevanza penale da parte degli amministratori di aziende fallite, ma non ne conosciamo l’esito, ovvero quanti fascicoli sono stati aperti, quanti procedimenti penali sono giunti a conclusione, quanti sono in corso e quanti sono dichiarati prescritti.

Ci sono procedure di liquidazione volontaria in corso da molti anni. Vengono svolti gli opportuni controlli se le attività di riscossione dei crediti vengano attuate tempestivamente, attivando celermente l’istanza di fallimento ove questo non avvenga, al fine di tutelare al meglio i creditori privilegiati, tra cui lo Stato e l’ISS? Sarebbe utile conoscere quante di queste procedure sono in corso da periodi superiori ai due anni ed in quanti casi gli attivi recuperati dal Liquidatore siano stati corrisposti all’Eccellentissima Camera ed all’ISS.

Ciò in quanto con il passare del tempo è sempre più difficile recuperare i crediti. Buona parte delle aziende in procedura concorsuale sono fallite per le iniziative di recupero crediti attuate dai lavoratori: sarebbe utile conoscere quante si trovano in tale situazione su istanza di Banca Centrale. Qualora ciò non fosse avvenuto, i debitori non comparirebbero tra i soggetti falliti e si instaurerebbe una sorta di senso di impunità.

Una situazione ricorrente è che i debitori potrebbero solo avere cambiato pelle, perpetuando le morosità. Ad esempio, per un’azienda salita recentemente agli onori delle cronache si è affermato che aveva debiti pari a circa 650.000 euro. In realtà, a questi vanno aggiunti altri 1,1 milioni di euro riferibili ad un’altra azienda dello stesso gruppo. L’esposizione complessiva ammonta quindi a quasi 2 milioni di euro. Immaginiamo altresì che tale somma potrebbe essere lievitata ulteriormente.

Al fine di evidenziare i “trasformismi”, sarebbe utile rendere pubblici i soci e gli amministratori delle società presenti nell’anagrafica; anche la ricerca di dette informazioni da parte dei singoli cittadini è un percorso lungo e tortuoso. Non va infatti dimenticato che i 220 milioni di debiti che lo Stato verosimilmente non incasserà, se non in minima parte, ricadranno sulle spalle di tutti i contribuenti. Precisiamo che non è nostra intenzione demonizzare i debitori in quanto tali, perché sappiamo che molti hanno dovuto far fronte a circostanze avverse imprevedibili, ma la massa è talmente elevata che non può essere derubricata ad una serie di congiunture sfortunate.

Infine, non ci risulta sia stato dato corso agli impegni assunti all’Art. 12 della Legge 157/2019 (che contiene impegni programmatici per potenziare e semplificare l’attività di riscossione dei crediti da parte di BCS) scaturita anche a seguito dei lavori del “Tavolo Istituzionale”, a cui abbiamo partecipato attivamente, e ciò non fa neppure parte del cronoprogramma che ci è stato illustrato la scorsa settimana. Riteniamo altresì che occorra introdurre disposizioni per le quali le aziende non adeguatamente capitalizzate debbano essere “fermate” senza indugio, in presenza di rilevanti esposizioni debitorie.