Comma comunicazioni, il Consiglio a ruota libera

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San Marino. C’è di tutto e di più nell’avvio dei lavori del Consiglio Grande e Generale. Pesa il ritorno alla vecchia tipologia del comma comunicazioni, che non vanno più in diretta radio e per questo hanno durata illimitata. E così, invece di parlare ai cittadini, molti Consiglieri approfittano per mandare messaggio trasversali da un lato all’altro dell’Aula.

Si parla di temi europei, di politica internazionale e di emigrazione con Vanessa d’Ambrosio e Mirko Tomassoni. Poi si passa alle cartucce più forti.

Comincia il Consigliere Federico Pedini Amati, che ragionando sulla nomina a presidente della Commissione Antimafia, rintuzza gli attacchi di Adesso.sm manda a dire: “Noi non facciamo alleanze con nessuno, ma se dovessi comunque scegliere, non cercherei mai Alleanza Popolare. Piuttosto la DC.”

Una battuta? Forse. Si vedrà.

Certo è che sulla nomina dei presidenti nelle commissioni Antimafia e Giustizia, molti sono intervenuti a spiegare come sono andate le situazioni. La palla rimbalza tra i banchi della DC e di Rete. L’una perché rivendica la legittimità a nominare Giancarlo Venturini, l’altra nel sostenere che non c’è stato nessun inciucio e che anzi, l’accordo trasversale con la Dc l’ha fatto proprio la maggioranza.

Eppure, Marco Gatti non è per niente tenero verso Adesso.sm “Ha trasformato i Segretari di Stato in dipendenti pubblici che devono timbrare il cartellino” attacca. La schermaglia continua con Roberto Giorgetti, Denise Bronzetti e Alessandro Cardelli.

Poi arriva il tema della banche.

“A San Marino è davvero terminata l’idea della piazza finanziaria – chiede Elena Tonnini – oppure è stata trasferita? Oppure quest’idea ha trovato il modo di evolversi?” Spiega infatti che se “da una parte diciamo addio alla piazza finanziaria, dall’altra parte aumentiamo i rapporti societari con il Lussemburgo. Ma con un fattore in più…se fino al 2016 questo riguardava solo il campo bancario, ora si apre il canale delle costruzioni, dell’immobiliare, degli outlet.”

Quindi, l’affondo politico: “Per chi di affari di banche di capitali a rischio se ne intende, un dissesto finanziario in realtà può generare lauti guadagni. Il dissesto può essere messo in vendita, e con esso il paese. Questo può avvenire solo se c’è qualcuno (un governo accondiscendente) disposto a mettere tutto questo in vendita e magari, a far passare l’operazione come unica salvezza per la patria.”

Al termine del comma comunicazione, la risposta alle interpellanze, quindi la ripresa del dibattito politico per la nomina del presidente della Fondazione Carisp. Che dovrebbe arrivare in serata.

 

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