Rete: la grottesca vicenda dell’acquisto di Banca CIS da parte di Stratos

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Mail fittizie, capitali inesistenti, piani industriali fantasiosi, documentazione incompleta quando non falsificata: la storia del tentato acquisto di Banca CiS da parte di Stratos è costellata di eventi che paiono uscire direttamente da un film di Totò.

Ora, a distanza di un anno esatto, la relazione della Commissione d’inchiesta su Banca CiS ci dà una lettura su quella che – oggi possiamo ben dirlo – poteva realizzarsi come una finta vendita di Banca CiS ad un compratore di fatto inesistente, procurando danni ben maggiori di quelli a cui lo Stato si trova a dover porre rimedio.

RETE già nel marzo del 2019 poneva seri dubbi sull’acquirente pur non avendo accesso alla documentazione minuziosamente descritta nella relazione: bastava accedere ad una visura internazionale (dal costo di 39 dollari…) per capire l’inconsistenza del compratore e da cui si evinceva l’impossibilità di rilevare una banca con 100 milioni di ammanco da ripianare da parte di una società con un capitale sociale di poco più di 12.000,00 €.

Se le responsabilità penali dovranno essere accertate dal Tribunale, discorso diverso per quelle politiche che sono evidenti. Repubblica Futura all’epoca poteva esprimere ben due Segretari di Stato all’interno del Comitato Credito e Risparmio (ovvero Nicola Renzi oltre al figliol prodigo Andrea Zafferani) che ora come allora sostenevano la possibile vendita di Banca CiS.

Sempre RF scriveva infatti nell’ottobre del 2019: “…Repubblica Futura ha sostenuto più volte, per altro con l’assenso degli alleati di allora, che l’ipotesi della cessione fosse certamente quella più risolutiva ed indolore per i risparmiatori, dipendenti e specialmente per le casse dello Stato…”.

Ma questo è solo uno dei comunicati con i quali RF ancora fino a poche settimane fa perorava la vendita di Banca CiS a soggetti come Stratos, ma quel che lascia sconcertati è come, a distanza di due settimane, su una vicenda come questa, dai contorni a dir poco grotteschi, sia calato un silenzio assordante.

Ma soprattutto quel che più amareggia è l’utilizzo strumentale delle decine di dipendenti di Banca CiS per fini politici, ai quali ancora nessuno di RF ha chiesto scusa per averli illusi per mesi in merito ad una vendita che oggi sappiamo essere solo di facciata per coprire le responsabilità penali, quelle sì, di Marino Grandoni e sodali.

Poi ci sarebbero le scuse da porgere ad un paese intero, ma per quelle abbiamo perso le speranze.

San Marino 11 novembre 2020

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