Movimento Rete: “La legislatura è finita”

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La lunga attesa che ci separa dalle elezioni viene utilizzata costantemente per giochi di potere che fanno bene solo a qualcuno che “sta dentro”, ma fanno molto male a tutti quelli che “stanno fuori”.
Basti pensare alle 55 deleghe contenute in un solo articolo della legge di bilancio, o alla mega speculazione edilizia sul parco Laiala di Serravalle; alle nuove norme sul trust e alla riduzione delle tasse per possessori di yacht o di aerei. Senza contare i costi milionari sostenuti per dare i nostri dati a grandi aziende private (che di solito pagano per avere i dati) e nonostante i pareri negativi dei tecnici e i pareri obbligatori che il governo si è ben guardato dal richiedere. Ma è in questa seduta consiliare che veramente si è perso ogni ritegno.
Solo qualche esempio. Il rinnovo del contratto pubblico, doveroso dal punto di vista economico, ma totalmente privo di equità dal punto di vista normativo perché non affronta e non risolve problemi che si sono incancreniti nel tempo. Dimostrazione emblematica del paradosso per cui il tentativo di accontentare tutti, alla fine non accontenta nessuno.
Il decreto per l’insediamento di Istituti di Istruzione Superiore universitari, privati, in territorio. Istituti che già beneficiano dei fondi europei del PNRR ma ai quali il nostro governo concede ulteriori finanziamenti pubblici andando a creare un profondo divario tra pubblico e privato, ulteriormente accentuato dal fatto che attualmente i titoli universitari sammarinesi non sono riconosciuti in Italia mentre, naturalmente, quelli degli Istituti privati lo saranno di default. Ma la ciliegina sulla torta è nascosta nell’emendamento portato dal governo in cui viene previsto che l’autorizzazione ad operare, e il relativo rinnovo, sia in mano alla politica, in particolare alla Segreteria Istruzione in prima battuta e poi al Congresso di Stato. Una scelta che ci riporta indietro di venti, trent’anni, ai tempi in cui le licenze venivano concesse solo con la benevolenza del Segretario di Stato di turno.
Nel decreto sull’attività delle autoscuole, invece, si prevede che le licenze di autoscuola “possono essere rilasciate a condizione che sia rispettato il rapporto di un’autoscuola ogni quindicimila abitanti residenti”. Un decreto che sancisce un monopolio che ha nome e cognome, naturalmente democristiano.
Il decreto sulla cogenerazione, che invece di avviare un percorso di modernizzazione delle attività produttive in ottica green, è solo un elenco di privilegi per un’unica azienda.
Le modifiche al Codice Penale per un aumento delle pene per i reati contro lo Stato, obiettivo nobile e fortemente auspicato da RETE, ma ridotto ad una semplice mano di vernice sulla facciata. In sostanza, un cambiamento fittizio, utile solo per qualche spot.
La lettura di questi interventi è avvilente: provvedimenti clientelari mirati a mantenere il consenso di certe fasce sociali e costruzione di scivoli speciali per chi si vuole portare avanti nella prossima legislatura. Nessun vero interesse pubblico. Anzi, concessioni che creeranno nuovi costi, nuove disparità e quindi nuove rogne per chi verrà dopo. Cosa ce ne facciamo di un governo così? Quale senso ha continuare con questo accanimento terapeutico? La legislatura è finita sei mesi fa: governo go home!