Movimento Rete: “Considerazioni sul Bilancio dello Stato”

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Il bilancio dello Stato è tornato in attivo dopo gli anni bui del Covid e l’eredità fallimentare delle passate gestioni. Un risultato di cui andare fieri come Paese e che sentiamo in parte anche nostro in quanto abbiamo dato un contribuito sostanziale per raggiungerlo. In questi anni siamo stati i primi a criticare bilanci previsionali dello Stato che prevedevano, e che prevedono pure per l’anno 2023 e 2024, perdite strutturali di oltre 70 milioni.
Abbiamo fortemente contestato le prese di posizione del Segretario Gatti quando negava tali perdite, omettendo alcune spese, motivo per cui era necessaria la riforma più importante, ovvero quella dell’IGR. In questi anni RETE ha dato indicazioni molto precise sul risparmio e sulla oculata gestione delle risorse pubbliche, sottostimando prudenzialmente anche le entrate al fine di responsabilizzare tutti i Segretari di Stato a spendere meno.
Grazie a queste scelte, rispetto alle quali riconosciamo il merito del Segretario Gatti, si è giunti a questo risultato: maggiori entrate per 54 milioni rispetto a quelle preventivate e minori uscite per oltre 30 milioni. Questo ha fatto sì che il bilancio del 2022 sia passato da un disavanzo gestionale preventivato di 70 milioni a un avanzo di 14 milioni.
Il buon andamento del settore produttivo ha portato maggiori entrate a livello di IGR grazie anche alle imposte differite dai decreti post Covid, alle imposte indirette, alla monofase ed alle entrate extra tributarie. Inoltre ci sono stati minori costi anche a livello sanitario e previdenziale, con una forte riduzione del trasferimento di soldi pubblici all’ISS (3,5 milioni in meno rispetto a quanto preventivato).
Ma questo buon risultato, non può far adagiare il Governo sugli allori in quanto, se le previsioni per l’anno 2023 e 2024 verranno confermate, ritorneremo a breve ad avere un bilancio in passivo. E non possiamo permettercelo. Per questo è importante portare a compimento quelle riforme (IGR in primo luogo) per tendere al pareggio strutturale.
Il debito pubblico, ormai giunto ad oltre 1,2 miliardi di euro e che costa ogni anno oltre 20 milioni di interessi passivi, va stabilizzato nell’ottica di pagare meno interessi possibili. L’attuale avanzo di gestione è appena uno spiraglio di sereno, che dovrebbe essere consolidato da interventi previsionali calibrati in maniera lungimirante, proprio perché è questo che la popolazione si aspetta dalla politica.
È importante, infine, guardare anche alla qualità delle politiche di sviluppo e del tessuto economico.
Il recente passato della nostra Repubblica ci ha già dimostrato che avere un alto numero di imprese, un alto numero di immatricolazioni auto, un alto numero di banche e finanziarie, non per forza coincide con uno sviluppo virtuoso. È questo, invece, l’orizzonte che non dobbiamo mai perdere di vista.

RETE