Il Novecento, il cuore moderno della Chiesa di San Francesco

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Chi oggi varca la porta della chiesa di San Francesco, non coglie di essere all’interno di un edificio costruito in epoca medievale. Nel corso dei secoli San Francesco è stata infatti radicalmente ristrutturata e ha così celato i segni della sua storia più antica. Incisivi furono gli interventi della fine del Settecento, ma la chiesa è stata oggetto di continue manutenzioni, ristrutturazioni e rifacimenti proseguiti fino all’età contemporanea. Negli anni Sessanta del Novecento l’architetto Amos Luchetti Gentiloni ha portato a termine una parziale ristrutturazione del complesso conventuale; un ulteriore intervento all’interno della Chiesa è stato condotto nel 1992 dagli architetti Leo Marino e Luca Morganti.

Nella Chiesa convivono opere d’arte antiche e moderne. Al crocefisso in legno proveniente dall’antico convento del Serrone e al prezioso dipinto su tavola di scuola umbro marchigiana della fine del XV secolo raffigurante Cristo morto con i Santi Francesco e Apollonia si affianca il ciclo decorativo del pittore marchigiano Ciro Pavisa (1890-1972). Tra le quattro tele di Pavisa, una è dedicata a San Massimiliano Kolbe, padre francescano martire ad Auschwitz il 14 agosto 1941. Massimiliano Kolbe, che studiava a Roma, nel 1915, allo scoppio della guerra italo-austriaca, fu inviato dai suoi superiori nel convento di San Francesco a San Marino.

Gli Istituti Culturali (Musei di Stato e Biblioteca di Stato) propongono il 9 marzo 2017, alle ore 18.00, nella Chiesa di San Francesco un ulteriore momento di approfondimento sull’architettura e le opere della chiesa.  L’architetto Renzo Broccoli illustrerà gli interventi eseguiti o progettati da Amos Luchetti Gentiloni, mentre Suor Maria Gloria Riva ci guiderà nella lettura di alcune opere della chiesa. Nella settimana in cui si celebra la giornata europea dei Giusti (6 marzo) una particolare attenzione sarà dedicata alla figura di San Massimiliano Kolbe. Introduce l’incontro il Direttore degli Istituti Culturali, dott. Paolo Rondelli.

 

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