Baha’i: un pool di avvocati richiama l’Iran all’ordine

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In una lettera aperta rilasciata oggi, 25 eminenti intellettuali ed esperti in diritto dei diritti umani hanno invitato Mohammad Javad Larijani, Capo dell’Alto Consiglio per i diritti umani in Iran, a riconoscere l’annosa persecuzione sponsorizzata dallo stato contro i baha’i in Iran alla luce delle numerose prove recentemente venute alla luce [la traduzione italiana della lettera è riportata in calce]. La pubblicazione della lettera è stata annunciata oggi dal quotidiano britannico The Times.
La lettera è stata scritta subito dopo il recente lancio del sito web Archives of Baha’i Persecution in Iran che raccoglie migliaia di documenti ufficiali, rapporti, testimonianze e materiali audiovisivi che rivelano prove inconfutabili dell’implacabile persecuzione. Il nuovo sito è stato creato per venire incontro alla crescente attenzione, all’interno e all’esterno dell’Iran, verso la persecuzione dei baha’i iraniani e per aiutare gli interessati a comprenderne l’entità e le dimensioni.
In passato il signor Larijani ha spudoratamente negato che i baha’i siano perseguitati in Iran. La lettera firmata oggi cita, ad esempio, la falsa dichiarazione di Larijani nell’ottobre 2014 in occasione della Revisione periodica universale dell’Iran da parte dell’ONU, durante la quale egli ha affermato che i baha’i iraniani «sono trattati secondo il cosiddetto contratto di cittadinanza» e «godono di tutti i privilegi di cui gode qualsiasi cittadino iraniano».
«Ma i documenti che si trovano nel nuovo sito web dicono tutt’altro», afferma la lettera. Attingendo al corpo delle prove presenti nel sito, i firmatari chiedono al signor Larijani di «assicurare la giustizia, di esaminare il sito web e di riconsiderare … le sue precedenti dichiarazioni».
Le informazioni disponibili nell’archivio del sito web evidenziano una vasta gamma di violazioni da parte delle autorità iraniane, documentando discriminazioni, arresti e reclusioni, esecuzioni capitali, oppressione economica, negazione dell’istruzione, atti di distruzione e di violenza e incitamento all’odio perseguiti in modo sistematico.
La lettera ricorda al signor Larijani che la Costituzione iraniana esige che il governo e i musulmani «trattino le persone non musulmane che si comportano bene secondo equità e secondo la giustizia islamica e ne rispettino i diritti umani». La lettera chiede esplicitamente: «… come possa il rifiuto di far accedere all’università migliaia di giovani essere considerato equo. Come si può rispettate la giustizia islamica quando ci si sforza di escludere un’intera comunità dalla partecipazione alla vita economica del proprio paese?».
«Questa schiera così eterogenea di personalità di spicco che intercede per i baha’i in Iran è molto commovente», ha commentato Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Speriamo che molte persone leggano attentamente il contenuto di questo nuovo sito e si facciano rispettosamente sentire in modo che le autorità iraniane tengano in debito conto le istanze di giustizia e verità e prendano provvedimenti concreti per porre fine all’annosa sistematica persecuzione dei baha’i in Iran».
I coautori della lettera aperta provengono da Brasile, Canada, Germania, India, Regno Unito, Stati Uniti e Sudafrica

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