La cristianita’ indifesa, l’Europa indifesa

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La componente islamica, ancora una volta con l’appoggio di Erdogan, ha avuto la meglio nel lontano Nagorno su una popolazione cristiana da millenni insediata lì,e da secoli perseguitata dai vicini musulmani. E così in un altro pezzo di Europa diventerà estremamente difficile essere cristiani senza incorrere in discriminazioni o peggio.Noi europei, ci ostiniamo a rifiutare di mettere in evidenza in questi conflitti le pur evidentissime radici religiose. Preferiamo guardare agli oleodotti, al gas,al petrolio,che alle mire espansionistiche di Erdogan. I leader turchi, non trascurano mai di sottolineare le ragioni “storiche” che giustificherebbero ogni intromissione, e alludono chiaramente ad una continuità con l’impero ottomano, alla sua secolare funzione di difensore dell’Islam.Si presentano,forti di un radicamento storico-religioso e confessano apertamente le proprie motivazioni confessionali facendosene anzi scudo per coprire quelle economiche.Noi europei ci comportiamo in modo completamente opposto. Per noi le religioni non esistono più ,anzi meglio non dovrebbero esistere, sono un residuo del passato in via di estinzione. Richiamarsi al passato non si può perché altrimenti emergerebbe un carattere dell’Europa che alcuni vogliono farci dimenticare: il fatto che essa coincide quasi totalmente con quella che una volta si chiamava “la Cristianità”.Vale a dire una comunanza di fede, di principi e anche d’interessi, da sempre alternativi alla veemenza turca.E infatti,quando veniamo colpiti da un attentato,siamo soliti invocare il diritto alla laicità, cioè ad una preziosa libertà dell’individuo dal vincolo religioso,che troppo spesso però si presenta e viene vissuta non come una reale fonte d’ispirazione ma come una semplice negatività. Ci presentiamo come una cultura del vuoto, dove si può tutto perché tanto nulla conta davvero qualcosa, come una cultura costruita sulla negazione più che sulla prospettiva di ideali condivisibili. Non meraviglia dunque che per noi gli armeni oggi sconfitti non sono dei cristiani cacciati dalle loro terre, ma degli abitanti di un Paese chiamato Armenia, il cui diritto di esistere dipende solo dal buon volere dei loro protettori,non dall’impegno da parte di qualcuno di difenderli in nome di una fede e di una cultura comuni. Ma se lasciamo che a ricordare di essere cristiani – anche solo per la semplice condivisione di un profondo e ricco patrimonio culturale, se accettiamo che la chiesa di Nizza , dove sono state sgozzate due donne, anche da giornali cattolici venga definita semplicemente come “luogo di pace” e non come una chiesa, siamo sicuramente destinati a perdere la nostra battaglia contro l’estremismo islamico. Non si vince una guerra facendo finta che la guerra non ci sia perché a noi non piace, perché non siamo d’accordo sull’oggetto del contendere.
Sergio Restelli

 

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