Decreto Ristori, la CSdL chiede più aiuti per i lavoratori e le famiglie

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato della CSdL:

Il Decreto “Ristori” (DD n. 49/2021), e il Decreto Legge 46/2021, sulle misure di contrasto alla pandemia, sono in ratifica nella sessione consigliare che inizia nella giornata di domani. La CSdL ha inviato una lettera a tutte le forze politiche con la richiesta di un incontro (in modalità telematica) per modificare con i necessari emendamenti questi due provvedimenti.

Rispetto al Decreto “Ristori”, scrive la CSdL: “Esaminando i dati definitivi della CIG erogata nel 2020, emerge che ne sono state utilizzate quasi 2.200.000 ore, contro le 276.000 del 2019, per un esborso da parte della Cassa Ammortizzatori Sociali pari a oltre 13.200,000 euro, contro i 2.670.000 euro del 2019. Tale importo non tiene conto dei contributi figurativi, che sono pari a circa il 25%, ovvero ad altri 3.300.000.

I Governi che si sono succeduti dal 2011 in avanti hanno prelevato dalla Cassa di Compensazione, per ridurre i disavanzi di bilancio, ben 42 milioni di euro derivanti dai contributi versati dai lavoratori e dalle imprese. Ciò ha impedito di poter utilizzare quei fondi per dare sostegno a chi li aveva finanziati ed ora sia il sindacato che le Associazioni di Categoria sono costrette a invocare risorse per far fronte al disastro sociale ed economico che la pandemia ha scatenato, in conseguenza dell’emergenza sanitaria.

Le ore di CIG utilizzate nel 2020 equivalgono a quelle lavorabili in un anno da 1.300 lavoratori a tempo pieno, pari all’8% degli occupati del settore privato. L’importo medio orario della CIG è stato pari a 9,66 euro nel 2019 e 6,01 euro nel 2020 (il 37,8% in meno). Chi ha fatto la CIG per almeno tre mesi non ha maturato neanche la tredicesima ed il TFR. Quindi, aver subìto il ricorso alla CIG per circa 6 mesi nel 2020, equivale ad una riduzione del reddito in misura pari a circa il 30%. Le centinaia di lavoratori che sono stati licenziati hanno avuto altresì una riduzione del reddito compresa tra il 40% ed il 60%.

Ci pare ci sia poca o nulla sensibilità verso queste situazioni, particolarmente quando si tratta di famiglie monoreddito o la stessa sorte è capitata a due componenti il nucleo famigliare, che devono quindi dare fondo ai propri risparmi prima di poter accedere ad eventuali integrazioni al reddito. Infatti, nonostante la drammaticità di questi numeri, la nota con la quale abbiamo criticato le modalità di riconoscimento dei ristori alle aziende e richiesto l’istituzione di interventi a favore di questi lavoratori e delle loro famiglie non ha avuto risposta da parte del Governo.”

In sostanza la CSdL ritiene che, così come è doveroso aiutare le imprese in maggiore difficoltà, altrettanto va fatto per le famiglie, in maniera decisamente più incisiva rispetto a quanto avvenuto finora.

“Considerato che è prevista altresì la ratifica del DL 46/2021 – prosegue la CSdL – chiediamo altresì di prevedere congedi parentali indennizzati al 50%, senza obbligo di utilizzare ferie e permessi maturati nell’anno in corso, per uno dei genitori, i quali abbiano figli minori di 14 anni in quarantena o in DAD. Ciò in quanto si troverebbero senza copertura al momento in cui le aziende faranno ricorso alle ferie collettive.

Infine, riteniamo che la drammatica situazione dei contagi dovrebbe portare all’esclusione dell’utilizzo dei Lavoratori Socialmente Utili, invece che prevederne ulteriori possibilità, come indicato al comma 4 dell’Art. 18, di cui al DL 46/2021.

Da un lato, si invitano i Dirigenti Pubblici a porre in essere tutte le azioni tese a ridurre al 50% la presenza negli uffici, costringendoli ad utilizzare congedi o addirittura la flessibilità negativa (provvedimento, anche quest’ultimo, che riteniamo illegittimo, come già denunciato dalla CSU), mentre dall’altro si mette a rischio l’incolumità di persone che hanno perso il lavoro, peraltro nel momento in cui ci sono dipendenti pubblici che non vengono utilizzati per effetto della chiusura di alcune attività.”

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