Rete: monopolio Telecom, perché?

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Rete interviene sulla questione delle telecomunicazioni e il monopolio, di fatto, confermato a Telecom. Dopo il dibattito in Consiglio Grande e Generale, ecco le considerazioni del movimento, che vede in scelte penalizzanti per lo Stato, una dismissione di sovranità.

“La sovranità passa attraverso una serie di elementi di autonomia.
Non solo materie prime, ma anche altri elementi come il trattamento dei rifiuti, la piena autonomia di decisione sul sistema finanziario, la libertà di gestire senza pressioni esterne il territorio. La sovranità è questo e tanto altro: è anche la possibilità di gestire autonomamente le proprie telecomunicazioni.
In Consiglio si è persa una grande occasione: avremmo potuto essere un paese che portava in dote ai potenziali investitori una rete di telecomunicazioni di sua proprietà.
Avremmo potuto garantire agli investitori una struttura con i competitori più convenienti, servizi economici perché gestiti dallo Stato.
Il governo, con l’Ordine del Giorno approvato, ha scelto di continuare a garantire a Telecom un monopolio di fatto.
Non capiamo in base a quali considerazioni il nuovo governo e il nuovo segretario di stato Zafferani che in passato insieme al suo gruppo si è più volte espresso contrariamente al mantenimento del monopolio Telecom, abbiano deciso di mantenere quelle situazioni di privilegio e senza concorrenza che ci costringono a pagare servizi meno performanti e più costosi del circondario.
Il monopolio di fatto a Telecom viene garantito, in base all’ordine del giorno votato dalla maggioranza, attraverso la conferma della realizzazione nei prossimi 6 mesi delle prime 4 stazioni radiobase a Rovereta, Fiorina, Gualdicciolo, Montegiardino, concedendo frequenze in assenza di oneri di concessione e con l’applicazione di una fiscalità irrisoria del 4,5% che oltretutto viene applicata su utili non verificabili da parte del nostro Stato.
Gli interessi attorno alla telefonia sono tanti, non solo Telecom ma anche Prima… alcuni Ordini del Giorno presentati ci pare difendessero interessi di operatori invece che del paese.
L’OdG presentato da RETE e MDSI voleva invece che si procedesse al completamento della rete in fibra ottica con una fibra “attiva”: unico modo per superare il monopolio privato esistente, mettendo tutti gli operatori sullo stesso livello e permettere di applicare finalmente una fiscalità vantaggiosa per lo Stato.
Mantenere in mano pubblica la gestione del servizio, permetterebbe di porci a livello mondiale come piccolo hub di gestione dati, servizi immateriali ed eccellenza nelle telecomunicazioni, potendo anche fare soldi gestendo la linea.
Ci chiediamo cosa abbia esercitato un peso sulla scelta del governo.
Siamo sicuri che se a distanza di decenni non si riesce ad eliminare un monopolio anacronistico le ragioni non si possono limitare a piccoli interessi di bottega, ma dev’esserci di più. Dev’esserci qualcosa che costringe chi dovrebbe a non azzardare un passo troppo lungo.
Di certo il fatto che dentro l’Ordine del Giorno del PSD venga richiesto al governo di adpttare sistemi per tenere sotto controllo il traffico di dati e di intercettazioni, non ci lascia ben pensare sul potere di chi a San Marino gestisce di fatto il mondo delle telecomunicazioni.

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