Dossier DC, tutti i punti opaci della vicenda Cassa

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San Marino. Tutti i legami dei fratelli Confuorti con Banca CIS e i debiti che, insieme, hanno con Carisp, nell’esposto presentato dalla DC alla Reggenza. Elementi opaci – e molto preoccupanti –  spiegati in Consiglio e poi nella serata pubblica con i partiti della coalizione SMpdt. La prima annotazione, nel testo di quello che appare come un vero e proprio dossier, riguarda l’attenzione che la stampa italiana riserva in questi ultimi tempi alle vicende bancarie sammarinesi, con notizie che spesso non sono note neppure ai sammarinesi. La DC non usa mezzi termini per indicare questo come una vera e propria “fuga di notizie sistematica. Quindi, focus sul FMI, il cui ruolo nella riorganizzazione del settore bancario diventa via via più strategico, e sono proprio i quotidiani italiani ad ammonire San Marino su questo aspetto, ovvero il consiglio FMI “perché il Titano accetti un salvataggio e si sottoponga alla gestione degli emissari di Washington”. E così si arriva al primo elemento opaco, nella fattispecie il professor Lorenzo Stanghellini, che compare come consulente esterno del FMI nel corso della sua visita del marzo scorso. Ma Stanghellini è un interno del sistema bancario sammarinese in quanto presidente di Banca CIS dal 2010 al 2012. Il fatto fu segnalato al direttore del dipartimento legale FM, e il professor Stanghellini venne escluso dalla missione. Ma il suo legame con San Marino non si è esaurito, perché continua all’interno di BCSM come consulente in diverse procedure, forte anche dei legami con alcuni professionisti locali. “È innegabile: Stanghellini è prova del nesso anomalo sussistente tra Fondo Monetario e l’attuale governance della Banca Centrale” annota la Dc nell’esposto. Secondo elemento opaco e la centralità di Confuorti nella geografia bancaria sammarinese e la copertura dei grandi debitori. I fratelli Confuorti, debitori di circa 30 milioni a Banca CIS, sono quelli che hanno le maggiori aderenze tra i commissari di Vigilanza. Non solo, ma che “sono proprietari di un ‘altra società lussemburghese che si chiama Advantage financial società anonima, i cui amministratori risultano Pedrizzi Riccardo, Confuorti Francesco e Confuorti Giuseppe, Mariscalco Inturrefta e che il primo è il padre di Pedrizzi Giuseppe che Banca centrale ha indicato come commissario dentro ad Asset banca”. Come dire, il legame è sempre più stretto.  Non basta, “I fratelli Confuorti e Mariscalco erano, in Italia, anche nel consiglio di amministrazione di Baig, Banca advantage investimenti e gestioni, prima che nel 2004 venissero colpiti dagli interventi della vigilanza di Banca d’Italia per carenze nell’organizzazione e controlli nell’erogazione del credito, carenze nei controlli interni da parte del collegio dei sindaci, irregolarità di trasferimento dei titoli da parte del consiglio di amministrazione, collegio e direttore, inesattezze delle segnalazioni dell’organo di vigilanza” .

Terzo elemento di opacità, i debiti di banca CIS verso Carisp. Si legge nell’esposto: “L’Ing . Marino Grandoni, per il Tramite di Banca Partner, è divenuto proprietario di una partecipazione pari al 85,2558% del capitale sociale di Banca CIS grazie al finanziamento di quasi 13,5 milioni di Euro erogatogli dalla Banca dello Stato (ossia dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino) nel 2008 e di cui ancora pare non essere scaduta neppure la prima rata del piano di rientro. Il finanziamento è garantito da un pegno su Banca CIS, che quindi ricade nell’orbita del controllo delle banche pubbliche. Per la proprietà transitiva, se Confuorti condiziona da grande debitore le scelte di Banca CIS, quest’ultima condiziona da grande debitore le scelte di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino.”

Tirando le somme, i 30 milioni di Confuorti, più i 13,5 di Grandoni, fanno circa 45 milioni di debito di Banca CIS nei confronti di Carisp. Se si aggiunge che anche Romito ha avuto legami con le società legate al gruppo CIS e ai personaggi suddetti, il cerchio si chiude.

Per questi motivi la DC, in Consiglio aveva chiesto una commissione di inchiesta tramite un odg che, come sappiamo, è stato bocciato.

 

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