La sinistra, il cambiamento e la schiena diritta: nel Psd se ne sono dimenticati?

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San Marino. Uscita nel 2014 dalla black list ed entrata nella white list nel 2015, tutta San Marino continuava ad interrogarsi sui motivi che impedivano di riprendere rapporti normali con i propri partner commerciali e con le istituzioni internazionali. La credibilità e l’affidabilità economica della Repubblica continuava a registrare scarsa considerazione: perchè? Le leggi e le procedure, grazie ad un’azione convinta che ha agito soprattutto sulle regole fiscali, sull’antiriciclaggio e lo scambio di informazioni, erano ormai del tutto compatibili con quelle dei Paesi più virtuosi. Il problema si nascondeva nelle banche. L’attività finanziaria infatti era ancora fuori controllo e i nostri partner internazionali lo sapevano, Banca d’Italia, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, compresi. A negare questa evidenza c’era una parte della classe politica che rallentava ogni indagine e approfondimento perché conservava legami indissolubili con quel mondo.

Se nel governo precedente ci furono motivi di forte contrasto, fu proprio su questo punto: da un lato, nonostante le sollecitazioni di Alleanza Popolare, nonostante impegni presi tramite specifici ordini del giorno approvati assieme, si impediva ogni azione di verifica sull’operato della governance di Cassa di Risparmio, dall’altro, nonostante l’azione di parte del Psd, le normali procedure di esame del sistema bancario, fra cui l’AQR, venivano contrastate con veemenza.  Il motivo era semplice, AQR e analisi della gestione della principale banca, avrebbero messo in evidenza le gravi carenze che avevano generato, e continuavano a generare, i problemi del sistema bancario sammarinese e finanziamenti senza garanzie concessi allegramente, mettendo di conseguenza in discussione quella classe politica che traeva basilare sostegno, da tutti i punti di vista, dai poteri delle banche stesse.

Una parte del Psd, proprio quella che dice oggi di avere la schiena diritta, era completamente asservita alla logica espressa dalla maggioranza della DC, e si opponeva con tutte le forze al cambiamento. Un’altra parte invece, perseguendo nell’ottica che aveva portato all’uscita dalla black list con l’adozione unilaterale da parte di San Marino dello scambio di informazioni e con l’adesione all’Early Adopters Group di Berlino, intendeva fare piena chiarezza sul sistema bancario, ultimo scoglio che si frapponeva alla possibilità di rendere San Marino un Paese normale e farlo tornare a crescere. Chi ha la schiena diritta?

Non vogliamo scendere sullo squallido terreno del comunicato del Psd, un partito che dimostra di aver dimenticato cosa sia la correttezza politica, ma sentirci dire che siamo noi a non avere la schiena diritta poiché abbiamo scelto di perseguire la strada della trasparenza sapendo che ciò avrebbe compromesso il rapporto con la DC, come minimo ci fa inorridire. Oggi, che nel sistema bancario la rivoluzione è stata attuata, magari con qualche errore, ma sicuramente nella direzione giusta che ci viene riconosciuta dai partner internazionali disposti finalmente a collaborare con noi, si vuole rivoltare la frittata dicendo che questa strada è sbagliata perché qualcuno l’avrebbe condizionata. Su questi presunti condizionamenti, la magistratura sta lavorando con grande impegno, garantito anche dal clima di serenità in cui opera il Tribunale. Attendiamo, presto, i responsi che di certo valorizzeranno la scelta di avere messo a nudo un sistema che annidava al proprio interno problemi che stavano compromettendo la possibilità di sviluppo dell’intero Paese.

Nel Psd ancora ci sono forze che avevano condiviso con noi i percorsi di trasparenza, l’AQR e la necessità di un cambio di passo nelle gestioni delle banche, a questa parte rivolgiamo l’invito a riflettere o per lo meno a non lasciarsi coinvolgere in una logica contraria alle loro stesse idee e ai loro valori. Siamo sempre più convinti che il nostro Paese abbia bisogno del cambiamento in atto e siamo certi che ora ci siano le condizioni per costruire una nuova economia. Per farlo c’è bisogno della sinistra perché saranno le capacità e l’equità i nuovi pilastri, ed è quella sinistra che ha fortemente voluto percorsi di trasparenza, quella sinistra caratterizzata dai suoi aspetti sociali che si esprimono anche nelle organizzazioni sociali e sindacali, che può tenere la ‘schiena diritta’ e la ‘barra a dritta’ per dare al Paese questo nuovo futuro.

Sinistra Socialista Democratica

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