“Riflessioni” di prof. Giancarlo Elia Valori – La crisi ucraina e le ripercussioni internazionali a lungo raggio

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“Riflessioni” di Prof. Giancarlo Elia Valori, Cavaliere del Lavoro, Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France, President of International World Group

a cura di Alberto Rino Chezzi

La situazione in Ucraina è cambiata improvvisamente. Dopo che il Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, la Duma di Stato, il Consiglio della Federazione Russa e il Servizio di sicurezza federale russo hanno spinto Putin a riconoscere l’indipendenza della Repubblica popolare di Doneck e della Repubblica popolare di Lugansk, il 21 febbraio 2022 ora locale, il presidente russo Vladimir Putin ha pronunciato un video discorso nazionale, annunciando il riconoscimento dei due luoghi come Paesi indipendenti e firmando accordi e decreti presidenziali pertinenti.

Qual è il motivo per cui la Russia ha fatto questa mossa? Da quando Biden è entrato in carica, il gioco geopolitico tra Stati Uniti d’America e Russia si è intensificato in Ucraina: perché l’Ucraina deve essere il perno della questione?

La crisi ucraina è in realtà un nuovo ciclo di aggiustamento nella situazione internazionale del dopo guerra fredda. A causa del suo status geopolitico unico, l’Ucraina sta promuovendo la rivalità a lungo termine tra le maggiori potenze mondiali con “l’effetto farfalla”.

Dal punto di vista degli Stati Uniti d’America, il ricordo della guerra fredda, l’ostilità e l’essere prevenuti contro la Russia non desiderano che la Russia intervenga militarmente in Ucraina né allevii agevolmente la crisi in quel Paese. L’Ucraina deve essere adoperata quale pedina per contenere la Russia. Tale contraddizione ha reso l’Unione Europea più dipendente dagli Stati Uniti d’America per la sicurezza, ottenendo così l’effetto di indebolire la Russia e al contempo l’Europa, quale Continente. Da parte russa, la propria situazione militare in Ucraina è un atto di difesa per evitare di trovarsi con testate atomiche a sud di Mosca. La Russia non tollera l’ingerenza politica in Ucraina da parte di UE e Stati Uniti d’America; in quanto mina lo spazio geopolitico dell’“Unione eurasiatica” a conduzione russa: ossia un progetto mirato a realizzare l’integrazione del mercato e delle risorse dei Paesi della CSI, che hanno ridisegnato lo status della Russia come potenza regionale e l’Ucraina – che ha validissima base manifatturiera e produttiva – è l’anello più critico.

Le implicazioni della crisi ucraina riguardano pure la Cina. In un’epoca in cui gli Stati Uniti d’America intervengono ovunque ma non riescono a risolvere i problemi, provocando caos su caos, anche la Cina – sentendosi assediata da Washington – ha bisogno di elaborare una strategia costruttiva per mutare l’ordine internazionale esistente che è sfavorevole per se stessa e per i Paesi dei mercati emergenti.

Dall’inizio del 2014, l’Ucraina – un Paese allora poco visibile – è diventata il fulcro del dibattito globale. Nel febbraio 2014, gli ucraini hanno rovesciato il presidente Viktor Fedorovych Yanukovych – legittimamente eletto – mediante una rivolta anticostituzionale. Successivamente, i disordini si svilupparono rapidamente e raggiunsero il culmine: in primo luogo, con l’intervento delle forze militari russe, la Crimea dichiarò l’indipendenza e si unì alla Federazione Russa con un referendum. In Ucraina orientale prese il via un movimento separatista con l’obiettivo di recedere dal Paese (dove la minoranza russa corrisponde al 17,3% della popolazione), portando allo scoppio della guerra civile.

Il Paese è diventato fuori controllo: non solo la parte orientale è caduta in uno stato di guerre intermittenti, ma lo Stato ha perso la capacità di controllare il proprio destino nella competizione tra le grandi potenze, ed è diventato carne da cannone nel gioco dei grandi poteri.

Dietro il conflitto in Ucraina non c’è solo il rapporto tra Kiev e la regione orientale, e l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina, ma anche la contesa tra Russia e Stati Uniti d’America. La guerra civile ucraina non è solo derivata dalle divisioni interne causate dalla politica del governo che ha rovesciato il presidente legittimamente eletto, ma è stata anche una guerra per procura tra Mosca e Washington.

Gli Stati Uniti d’America sono stati i pianificatori della “rivoluzione” del febbraio 2014 e la forza esterna di supporto del regime di Kiev nella guerra civile, mentre il referendum in Crimea e il movimento separatista a oriente avevano tutti alle spalle l’influenza russa. La Russia ha fornito armi ed equipaggiamento ai separatisti russi, e gli Stati Uniti d’America e la NATO hanno fornito molte armi e materiale bellico alle forze governative ucraine e anche i “mercenari” occidentali sono apparsi nelle forze governative ucraine, ma non facendo lo stesso clamore dei “volontari” europei che hanno combattuto nelle fila dell’ISIS.

Gli Stati Uniti d’America – che stanno addestrando le truppe del governo ucraino – hanno in programma di inviare almeno 300 soldati in Ucraina.

Il conflitto tra Russia e Stati Uniti in Ucraina si è gradualmente spostato da dietro le quinte al fronte. Non molto tempo fa, Obama ha ammesso che gli Stati Uniti d’America avevano un coinvolgimento politico nel cambio di regime nella “rivoluzione” del febbraio 2014 in Ucraina e stavano valutando la possibilità di fornire apertamente all’Ucraina armi letali.

La questione ucraina è il punto di svolta del conflitto a lungo termine tra la Russia e l’Occidentale guidato da Washington. Dietro la crisi c’è l’intreccio storico tra gli Stati Uniti d’America e la Russia nel periodo successivo alla guerra fredda. Senza questo parametro, è difficile acquisire una profonda comprensione delle lotte che si stanno avendo in quel Paese. Nei primi dodici anni dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, la Russia ha voluto ardentemente e ingenuamente integrarsi nel mondo occidentale dominato dagli Stati Uniti d’America. Sebbene la politica di occidentalizzazione radicale di El’cyn abbia apportato un decennio insopportabilmente cupo per la Russia, Putin non ha abbandonato i suoi sforzi per stringere stretti legami con l’Occidente nei suoi primi due mandati. Durante il periodo di luna di miele di Putin con l’amministrazione di George W. Bush jr., la Russia ha sostenuto con forza la strategia antiterrorismo degli Stati Uniti d’America e ha dedicato molte risorse diplomatiche al rafforzamento delle relazioni con l’Occidente. In un discorso della NATO, Putin ha affermato: «Non abbiamo nulla da guadagnare dal confronto con il mondo. La Russia sta tornando nella famiglia delle nazioni civili. Non ha bisogno di altro che della sua voce per essere ascoltata, gli interessi nazionali di tutti sono rispettati».

Tuttavia, una Russia con capacità diplomatiche e militari complete di autososteninili è sempre stata una preoccupazione degli Stati Uniti d’America. La sfera russa di influenza si irradia ai Paesi della CSI circostanti ed è diventata man mano una forza dominante. Gli Stati Uniti d’America non lo hanno tollerato, pur se la Russia non sfidava il potere globale della Casa Bianca.

Però la memoria della guerra fredda nella costrutto strategico statunitense e la conseguente ostilità verso la Russia hanno fatto perdere a Washington l’opportunità di incorporare Mosca nel sistema internazionale occidentale.

Abbiamo visto Washington ignorare il proprio impegno nei confronti della Russia secondo cui la NATO non si sarebbe espansa verso Oriente, quando il Patto di Varsavia era stato sciolto, e gradualmente gli Stati Uniti d’America hanno eroso lo spazio e la sfera di influenza dell’ex Unione Sovietica.

L’Europa orientale e i Paesi baltici sono stati successivamente inclusi nell’UE e nella NATO. L’amministrazione Bush ha annunciato il suo ritiro unilaterale dal Trattato USA-Russia sulla limitazione dei sistemi missilistici anti-balistici, e quindi ha istituito sistemi di monitoraggio antimissilistico e radar che coprono l’intero territorio della Russia, da Polonia e Repubblica Ceca, a detrimento dell’equilibrio nucleare strategico tra i due Paesi.

Allo stesso tempo, ciò che per la Russia risulta ancor più intollerabile è che gli Stati Uniti d’America stanno cercando di controllare i regimi dei Paesi della CSI attraverso l’infiltrazione politica e la rivolte anticostituzionali. Nel 2003, gli Stati Uniti d’America hanno sostenuto il filo-occidentale georgiano Saakashvili a salire al potere; dal 2004 al 2005 hanno seguito l’esempio in Ucraina, sostenedo il governo di Yushchenko. La Russia, che era nel periodo di recupero delle sue forze, ha adottato un atteggiamento più paziente e moderato, contenendo proteste e contromisure verso le suddette strategie offensive degli Stati Uniti d’America.

Però agli occhi del governo Putin e della maggior parte dei russi, il comportamento degli Stati Uniti d’America ignora completamente le preoccupazioni sulla sicurezza della Russia e continua a comprimere e indebolire lo spazio strategico della Russia per i suoi sopravvivenza e sviluppo. Prima dello scoppio del conflitto ucraino, le basi della fiducia strategica nelle relazioni Russia-Stati Uniti d’America erano svanite da tempo nel corso degli anni.

La crisi ucraina è diventato l’innesco del rapido deterioramento delle relazioni Mosca-Washington, trasformando la tattica difensiva della Russia nei confronti degli Stati Uniti da una moderata resistenza a un severo monito fattuale, poiché gli Stati Uniti d’America hanno sfidato la linea di fondo strategica del governo Putin in due maniere.

In primo luogo, la Russia non può restare a guardare la situazione politica in cui l’Occidente controlla la sua zona cuscinetto strategica circostante, consentendo alla NATO di espandersi verso est fino ai Paesi della CSI per minacciare la sicurezza dei suoi confini, e soprattutto non vuole concedere agli Stati Uniti d’America alcun opportunità di trasformare l’Ucraina in una testa di ponte militare per contenere e minacciare – con l’arma atomica ai confini – lo Stato russo. Sebbene la causa apparente della “rivoluzione” del febbraio 2014 fosse che Yanukovich ostacolasse l’adesione dell’Ucraina all’UE, la medesima UE e la NATO non potevano essere semplicemente confuse, facendo la prima da copertura d’entrata alla seconda, ch’è un’organizzazione invece, militare. L’esperienza storica dell’integrazione dei tre Paesi baltici (più la Georgia in fieri) nel sistema occidentale e l’ansia per la sicurezza della Russia per l’inclusione dell’Ucraina nella NATO sono evidenti, perché una volta che il governo ucraino si è completamente rivolto all’Occidente e si è posto al servizio degli Stati Uniti d’America, e non potrà più essere indipendente e non-allineato come in precedenza.

In secondo luogo, dal punto di vista dell’amministrazione Putin, l’inclusione dell’Ucraina nell’UE su volontà degli Stati Uniti d’America intende minare l’“Unione eurasiatica” a guida russa. L’“Unione eurasiatica” è un impegno importante del terzo mandato di Putin, e auspica di raggiungere l’integrazione del mercato e l’integrazione delle risorse nella Comunità degli Stati Indipendenti e rimodellare lo status della Russia come potenza regionale. L’Ucraina, con una popolazione di 45 milioni di abitanti e una buona base industriale ne è la parte più cruciale. Gli Stati Uniti d’America e l’Occidente considerano l’“Unione Eurasiatica” come una manifestazione dell’ambizione della Russia di ricostruire geopoliticamente l’impero sovietico-russo. L’egemonia globale degli Stati Uniti d’America – il “destino manifesto” – non può accogliere il sogno di una potenza regionale a cui la Russia non è disposta a rinunciare. Anche questa è una contraddizione strutturale tra Stati Uniti d’America e Russia.

Il mondo occidentale descrive il coinvolgimento militare della Russia in Ucraina come un’espansione aggressiva, ma dal punto di vista della Russia si tratta di una misura difensiva: il Paese deve affrontare minacce alla sicurezza in quanto un’altra potenza si sta avvicinando all’intrusione nella propria zona strategica.

Il governo Putin ha risposto alle sanzioni economiche occidentali con contromisure; ha formulato nuove linee guida militari per ridefinire le minacce alla sicurezza nazionale; ha annunciato la sospensione dell’attuazione del Trattato sulle forze convenzionali in Europa; e ha persino respinto la deterrenza della Russia quale potenza nucleare. Il governo di Putin e la società russa sembrano essere preparati ad affrontare o sopportare le sanzioni occidentali a lungo termine.

Gli Stati Uniti d’America non desiderano un allentamento graduale della crisi ucraina, per non parlare di una soluzione secondo un accordo politico favorevole alla Russia. Gli Stati Uniti d’America stanno usando l’Ucraina per promuovere la contraddizione tra Russia ed Europa; usare l’Europa eterodiretta – senza un vertice eletto e quindi inindividuabile e neppure un esercito – per indebolire la forza della Russia e far sì che Mosca ed UE (che ha comunque interesse nei buoni rapporti col Cremlino) diplomaticamente si confrontino e si consumino a vicenda. Il conflitto in Ucraina ha trasformato le relazioni NATO-Russia dalla cooperazione del dopo guerra fredda al ritorno della stessa.

Al vertice della NATO del 4 settembre 2014, la Russia fu chiaramente identificata come «avversario» della NATO per la prima volta dalla fine della guerra fredda; la Russia ha successivamente rivisto le sue linee guida militari per elencare la NATO e gli Stati Uniti d’America come le principali minacce alla sicurezza nazionale del Paese. La questione della Crimea e la crisi ucraina hanno ulteriormente messo in crisi la già fragile fiducia reciproca strategica tra Russia e Stati Uniti d’America, ed è improbabile che questa situazione cambi sostanzialmente nel breve termine.

Il conflitto ucraino ha anche innescato notevoli cambiamenti pure nelle relazioni Russia-Europa e Stati Uniti d’America-Europa. Washington ha utilizzato con successo l’incidente dell’MH17 della Malaysia Airlines (causato dai separatisti russi il 17 luglio 2014) come un’opportunità per costringere Europa, Giappone e Australia a imporre severe sanzioni alla Russia: e anche da qui si può vedere che l’Europa non ha alcuna capacità di cambiare o influenzare il processo decisionale del Stati Uniti d’America nel rapporto tra grandi potenze.

Putin ha fatto dell’Europa una priorità assoluta della sua diplomazia per molti anni, specialmente durante l’era della trojka Putin-Schröder-Chirac. Egli aveva stabilito un tacito rapporto di cooperazione con la Germania e la Francia negli affari internazionali, che ha limitato in una certa misura l’egemonia unilaterale statunitense. Questa valida interazione è continuata nelle relazioni personali con gli attuali leader di Germania e Francia. Ma dopo lo scoppio della crisi ucraina, l’UE – che manca, come abbiamo prima affermato, di vertici politici ben definiti e legittimamente eletti e di autonomia militare – essa ha assunto la NATO come priorità strategica, e scelto una politica servile nei confronti della Russia in linea con gli interessi degli Stati Uniti d’America.

Tuttavia, la crisi ucraina non è bastata a scuotere il fondamentale rapporto tra Russia ed Europa reale, e non quella dei palazzi. Non c’è alcuna contraddizione politica strutturale tra Russia ed Europa, anzi, i legami economici sono molto stretti. Le perdite economiche causate dalle sanzioni occidentali contro la Russia sono principalmente a carico dei Paesi dell’UE e ora la maggior parte di questi Paesi non vorrebbe le sanzioni.

I Paesi dell’UE hanno perso decine di miliardi di dollari a causa del conflitto in Ucraina, il che è senza dubbio peggiore per l’economia europea che è rimasta stagnante per due anni unendosi alle problematiche legate alla pandemia.

Oggi, la questione greca e l’estremismo religioso sono i principali problemi che affliggono l’Europa. I principali Paesi europei come Germania, Francia, Italia e Spagna sono riluttanti a portare il peso dell’Ucraina per inchinarsi al “destino manifesto” di Washington.

La Russia ha approfittato delle differenze all’interno dell’UE sulla questione Russia-Ucraina per cercare di allentare le relazioni con i Paesi europei, differenziandoli al loro interno e manifestando le contraddizioni tra questi Paesi e le volontà degli Stati Uniti d’America. Attraverso la crisi ucraina, gli Stati Uniti d’America hanno ridisegnato con successo l’ex “belva comunista sovietica” con la Russia, quale “nemico” dell’Europa, rafforzando la dipendenza da sicurezza dei Paesi UE verso la Casa Bianca. Però il rapporto di fiducia tra Stati Uniti d’America ed Europa si sta sviluppando nella direzione opposta, in quanto gli Stati Uniti d’America stanno cercando di indebolire sia la Russia e – allo stesso tempo – anche la forza economica e lo status “etico” dell’UE.

Distogliendo lo sguardo dall’Europa, il proseguimento della crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni Washington-Mosca influenzeranno sicuramente il posizionamento della strategia statunitense in Asia-Pacifico e Cina. Se il conflitto ucraino dovesse perdurare in un tiro alla fune del lungo periodo, gli Stati Uniti d’America potrebbero modificare la loro attuale strategia di “ritorno in Asia”, che si concentra sul contenimento della Cina. Dal punto di vista della politica reale, la contraddizione strutturale tra Cina e Stati Uniti d’America si basa sui cambiamenti negli equilibri di potere, ed è molto più importante della contraddizione strategica tra Washington e Mosca.

Non vi è alcun equivoco sulle intenzioni strategiche di Cina e Stati Uniti d’America: Pechino, la cui forza è in costante aumento, sta cercando di cercare uno status internazionale corrispondente, cercando di cambiare l’ordine internazionale unipolare statunitense a favore di uno multipolare, che è ciò che preoccupa maggiormente la Casa Bianca e che non può accettare.

Pertanto, la politica statunitense di contenimento della Cina nella regione Asia-Pacifico e il continuo indebolimento della Russia in Europa andrebbero di pari passo. Per evitare l’indebolimento del loro predominio in regioni strategiche chiave, gli Stati Uniti d’America hanno fatto del loro meglio per impedire a Cina e Giappone di instaurare una cooperazione in Asia, mentre in Europa hanno cercato di impedire a Russia e UE di raggiungere una riconciliazione strategica e fiducia reciproca – al di là delle relazioni commerciali avviate proficuamente da tempo. Gli Stati Uniti d’America, il cui costosissimo potere relativo di espansione è in declino – col popolo statunitense che, al contrario delle élite della Nuova Inghilterra, ha sempre preferito l’isolazionismo ed il non-intervento all’estero – essi stanno spingendo la comunità internazionale e le potenze regionali a confrontarsi con Cina e Russia, al fine di mantenere la legittimità del loro dominio inAsia-Pacifico e in Europa, e tutto ciò si è rivelato distruttivo piuttosto che edificante: basti pensare agli esiti in Iraq e recentemente alla fuga dall’Afghanistan. Inoltre, dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la NATO guidata dagli Stati Uniti d’America ha continuato ad espandersi. Tale ampliamento, giunto sin in Ucraina, è un avvertimento alla Cina che gli Stati Uniti hanno un pensiero geopolitico realista profondamente radicato quando si occupano delle principali relazioni con Paesi dotati di forza propria. Le pressioni del sistema internazionale diretto da Washington anche contro Mosca, sono le ragioni per cui Cina e Russia si sono avvicinate.

Entrambi i Paesi hanno lavorato duramente per farsi riconoscere ed accettare dalla comunità internazionale a parità di livello e condizioni, però l’Occidente, al servizio degli Stati Uniti d’America, non può tollerare le idee sostenute da Stati-nazione con aspirazioni da grandi potenze e non può accoglierle in base a loro caratteristiche, modello di sviluppo e modo politico di gestire la società.

Gli Stati Uniti d’America e l’UE sono abituati a vedere la Cina e la Russia quale insieme di luoghi comuni universalmente applicabili e un modo di pensare «Buoni noi, cattivi loro», interferendo negli affari interni dei due Paesi, sfruttando il potere del discorso internazionale per attaccare le società cinese e russa, usando ogni tipo di diffamazione e demonizzazione ad alto livello politico.

Sebbene la Russia nel processo di transizione democratica abbia avuto problemi, i suoi valori sociali di base, il proprio sistema politico non sono fondamentalmente diversi da quelli occidentali, anzi sono molto meglio di sistemi politici di noti amici di Casa Bianca ed UE. Sebbene Cina e Russia abbiano religioni, culture e sistemi politici diversi, hanno creato relazioni di rispetto reciproco, uguaglianza e indipendenza tra le maggiori potenze: quell’indipendenza reale che si fa fatica a cercare e trovare nella stessa UE.

La natura delle relazioni sino-russe è diversa dalle relazioni ineguali tra gli Stati Uniti d’America e i loro alleati europei, giapponesi ed oceanici: i due Paesi non s’impongono, né puntano il dito l’uno contro l’altro, neppura uno dà ordini all’altro, come succede dalle nostre parti. Essi rispettano il reciproco senso di indipendenza e tengono conto del nucleo geopolitico d’interessi reciproci: partner affidabili. Allo stesso tempo, le attuali relazioni sino-russe sono anche diverse da quelle di subordinazione sino-sovietiche, basate sull’“amicizia” ideologica a partire dagli anni Cinquanta del sec. XX; sono rapporti di uguaglianza e assistenza reciproca basata sugli interessi strategici di entrambi, e non di uno solo, come invece succede da noi.

Il mantenimento e l’approfondimento del partenariato strategico globale di coordinamento tra Cina e Russia rappresenta la tendenza e la direzione degli sforzi per un lungo periodo di tempo futuro. Ciò non è solo in risposta alla mentalità da guerra fredda che è formulata da arroganza e pregiudizio, tipici dell’Occidente.

La cooperazione strategica sino-russa e la relazione di interesse è a lungo termine e strutturale e ha un fondamento intrinseco. La crisi ucraina è solo un catalizzatore per promuovere le relazioni sino-russe. Sin dal suo secondo mandato (2004-2008), Putin ha approfittato dell’ascesa della Cina per rivitalizzare la Russia. Da allora le relazioni di cooperazione strategica sino-russa sono progredite rapidamente. Sebbene vi siano ostacoli oggettivi all’approfondimento di tali relazioni, la fiducia tra le parti è rafforzata specie dopo lo scoppio della crisi ucraina e la strategia verso est della Russia e quella verso ovest della Cina hanno iniziato a intersecarsi sempre di più.

Da un punto di vista economico pratico, in primo luogo, la crisi ucraina e le sanzioni occidentali possono portare a cambiamenti nel modello energetico globale, e il layout del mercato russo delle esportazioni di energia ha iniziato già a spostarsi verso l’Asia. Per la Cina, che ha un enorme fabbisogno energetico e cerca di diversificare i rischi attraverso più canali, questa è un’opportunità. La Cina ha firmato recentemente un accordo sul gas con la Russia dopo dieci anni di trattative. Sicuramente le sanzioni occidentali costringeranno la Russia a sviluppare un rapporto finanziario sempre più profondo con la Cina.

I magnati degli affari russi stanno già iniziando a passare alle carte China UnionPay (unico emettitore di carte di credito autorizzato nella Repubblica Popolare Cinese), convertendo uno dopo l’altro più dollari statunitensi in dollari di Hong Kong e depositandoli nelle banche cinesi nella stessa Hong Kong; mentre il commercio bilaterale sino-russo, gli investimenti e i prestiti hanno iniziato a incrementare la portata degli accordi in valuta locale e la Russia accetta pagamenti in yuan renmimbi. L’ambito dello yuan renmimbi si sta espandendo, il che avrà un impatto importante sull’internazionalizzazione di questa moneta. Le sanzioni occidentali hanno già fatto sì che il governo Putin iniziasse a promuovere la diversificazione del mercato russo in termini di strategia economica. Le contromisure economiche contro l’Europa comportano il trasferimento altrove su larga scala del mercato dei prodotti agricoli, e potrebbero continuare ad espandersi nel campo dei prodotti industriali. Rapida espansione e penetrazione nella costruzione di ferrovie ad alta velocità, agricoltura, tecnologia militare, sistemi di navigazione satellitare, porti, logistica, industria informatica, produzione, energia nucleare e molti altri campi.

Poiché anche Cina e Russia hanno esigenze strategiche comuni che vanno al di là degli interessi economici, le relazioni tra i due Paesi non si limitano sempre più al vantaggio reciproco e alla cooperazione pragmatica a livello puramente economico. Cina e Russia stanno affrontando le forze combinate del sistema di alleanze guidato dagli Stati Uniti d’America rispettivamente in Asia orientale e in Europa. Il Mar Cinese Orientale, il Mar Cinese Meridionale e l’Ucraina sono solo punti di lotta e apparenze specifici. Il problema centrale è che, in quanto grandi potenze militari con una lunga storia e civiltà, né la Cina né la Russia possono accettare il percorso tracciato dagli Stati Uniti d’America e dall’Occidente per determinare i propri affari interni e le proprie politiche estere.

Da un punto di vista difensivo, l’assistenza reciproca strategica tra Cina e Russia dà reciprocamente sostegno e solidarietà di fronte alla realtà e alla pressione dell’opinione pubblica nei Paesi occidentali. Durante la crisi ucraina, i funzionari cinesi hanno operato per allentare le frizioni russo-ucraine e la situazione nel Paese. Quando l’Occidente ha attuato sanzioni economiche, e isolamento politico nei riguardi della Russia, la Cina si è sempre opposta all’accerchiamento e alla repressione politica e ha dato un forte sostegno a Mosca. In futuro, la Cina potrebbe dover affrontare una questione simile al problema Russia-Ucraina per le questioni legate a Taiwan, Mar Cinese Meridionale e Isole Diaoyu, per cui avrà bisogno di alleati leali.

In questi recenti vent’anni e sino a pochi mesi fa – dal punto di vista delle azioni concrete – vediamo che la forza degli Stati Uniti d’America ha gradualmente perso la capacità e la volontà di creare situazioni costruttive di pace e prosperità del mondo, creando al contrario situazioni di conflitto per poi ritirarsi a situazioni peggiorate. Gli Stati Uniti hanno utilizzato il Mar Cinese Meridionale, le Isole Diaoyu e l’Ucraina per promuovere le controversie in Asia e in Europa e hanno fatto esplodere una serie di rivolte in Europa che portavano il nome di colori, e poi le “primavere arabe” in Medio Oriente, Asia occidentale e Nord Africa, ma non sono stati in grado di porre rimedio dopo, come testimonia l’Afghanistan.

In un’epoca in cui gli Stati Uniti d’America intervengono ovunque ma non riescono a risolvere i loro stessi problemi che creano, ci sono solo caos e venti di guerra. Ciò richiede che la cooperazione tra Russia e Cina non si limiti alla bilateralità, ma debba anche unire ulteriormente le potenze regionali come India, Brasile e Rep. Sudafrica e svolgere un ruolo maggiore nell’ambito del meccanismo di cooperazione nei mercati emergenti e nelle opinioni pubbliche e politiche di Paesi che ancora si possono definire indipendenti.

Giancarlo Elia Valori