Referendum: le ragioni del NO – Intervista ad Adolfo Morganti

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Adolfo Morganti

Quali sono le tre motivazioni per cui i sammarinesi dovrebbero votare ‘no’ al prossimo referendum?

Perché non siamo più negli anni ’70, e l’aborto non deve essere una bandierina ideologica, per nessuno, soprattutto dopo che negli anni ’80 le Istituzioni europee hanno riconosciuto chiaramente e pienamente i diritti dell’embrione umano alla vita ed alla dignità. L’aborto è sempre e solo una tragedia, che prima di tutto va evitato in tutti i modi possibili.
Perché San Marino non deve imitare nessuno, soprattutto il cattivo esempio di un’Italia in cui l’applicazione della Legge 194 ha dimostrato in più di 40 anni che la legalizzazione dell’aborto distrugge ogni reale spazio di prevenzione pubblica e spalanca le porte ad abusi e isolamento sociale della donna; San Marino ha in sé le leggi (la civiltà giuridica) il welfare, le relazioni comunitarie, l’aiuto di un ricco volontariato, laico e cattolico che consentirebbero di azzerare le cause materiali e sociali che possono spingere una donna ad abortire, divenendo in tal modo un esempio di civiltà mondiale, il primo Stato completamente libero dalla piaga dell’aborto; di contro il quesito referendario non destina un centesimo a prevenzione, educazione, aiuto alle donne in difficoltà, che vengono solo strumentalizzate per liberalizzare – e non legalizzare – l’aborto senza limiti di tempo, di età della donna, di cittadinanza: non vogliamo che San Marino si riduca come l’Ucraina, un far west in cui da ogni parte si possa venire nel nostro territorio per abortire nelle condizioni più estreme; né come l’Islanda, in cui l’aborto legalizzato è usato dallo Stato per sterminare i bambini down e i cd. “portatori di anomalie”, in un nuovo razzismo eugenetico incivile ed inaccettabile.

Perché la nostra legislazione sulla famiglia, assai più recente e assai meglio fatta di quella italiana, ha affermato il principio della piena eguaglianza fra i coniugi, estendendone le garanzie anche alle coppie di fatto dopo un certo periodo di convivenza; si tratta quindi di una legislazione avanzata e modernissima. Il quesito referendario distrugge questo principio di eguaglianza, eliminando qualsiasi diritto del padre ad aprire bocca nel caso di una gestazione difficile, così come impedisce di fatto ogni spazio di aiuto alla comunità, alla società civile, al volontariato: che eguaglianza esiste nel voler distruggere anche a San Marino la dignità della figura del padre, coi pessimi risultati che abbiamo imparato a vedere in Italia? Occorre ripeterlo: tornare agli anni ’70 è già di per sé un tragico fallimento, per tutti.

Quali sono le posizioni del comitato promotore del referendum che maggiormente non vi convincono?

In primo luogo perché il Comitato promotore si è inventato un paese che non esiste, in cui le donne che abortiscono vanno in galera. Non esiste infatti un singolo caso in cui ciò si sia verificato, ma evidentemente questo fatto non importa: abbiamo assistito a recite strappalacrime con manette agitate in aria, manette da sempre vuote e false. Questa immagine inesistente e sbagliata di San Marino è stata poi diffusa a livello internazionale utilizzando una rete di complicità politiche ed ideologiche ben marcata, che solo in pochissimi casi ha avuto la correttezza di verificare sul campo se quell’immagine fosse vera, limitandosi troppe volte a fare da semplice ripetitore, quindi divenendone complice. Luoghi comuni che fanno male al paese perché ne nascondono il livello di civiltà giuridica, qualità della vita, welfare e volontariato attivo. Si è voluto in realtà coprire d’infamia un’intero paese per esercitare un ricatto morale, come se senza aborto liberalizzato fino al 9°mese e senza limiti non vi fosse rispetto dei diritti umani e rispetto della civile convivenza. La verità è che il cosiddetto “Medioevo sammarinese” è molto più avanti di una “modernità” radical-marxista già fallita tragicamente nell’Est europeo trent’anni fa.
In secondo luogo perché il Comitato Referendario ha ammesso di aver scimmiottato l’Italia del 1976, facendo finta di ignorare, dobbiamo ripeterlo, i desolanti frutti maturi di più di 40 anni di applicazione della legge 194 che hanno recentemente portato anche una femminista storica come Lella Golfo, a nome della Fondazione Marisa Bellisario da lei presieduta, a chiedere pubblicamente una moratoria di 5 anni nella pratica dell’aborto in Italia.

In terzo luogo perché ha del tutto ignorato i punti di forza che un Piccolo Stato come San Marino possiede nella piena tutela di tutti i suoi cittadini, nati e non nati; così come ha scelto di ignorare anni di lavoro e di discussione, nel nostro Parlamento e fuori, fra laici e cattolici per il raggiungimento di una visione del problema il più possibile condiviso; uno sforzo lungo e anche difficile, che di fronte al massimalismo ideologico di questo quesito viene semplicemente negato e distrutto. Un piccolo Stato come San Marino non può sopravvivere senza un rinnovato spirito comunitario, soprattutto dopo due decenni di tragico individualismo ed egoismo che ha distrutto la nostra economia e messo in crisi le fondamenta del nostro Stato: iniezioni forzate di “lotta di classe” paleomarxista fra coniugi di sesso diverso, fra genitori e figli, fra cittadini ed istituzioni, fra laici e cattolici (come il Quesito referendario vuole platealmente imporre) sono semplicemente funzionali a finire il lavoro sporco con cui la “modernità liquida” ha avvelenato i valori di sempre che hanno tenuto in piedi fino ad oggi, malgrado tutto, la comunità sammarinese.

Il ‘no’ al referendum rappresenta una scelta ideologica/politica o vi sono dietro considerazioni più concrete?

Armonizzare faticosamente, nel tempo necessario e nel lavoro di condivisione di diversità i diritti di tutti, madri e nascituri, l’eguaglianza dei coniugi e dei conviventi di fronte al grande compito della trasmissione della vita, il valore sociale della maternità, la coesione e solidarietà sociale, il crescere e mettere a sistema ogni forma di aiuto concreto che veramente e non a parole “non lasci indietro nessuno”, madri in difficoltà e nascituri che vogliono nascere e vivere, tutto ciò non ha nulla di ideologico, ma è un livello necessario, per noi indispensabile, di rispetto del BENE COMUNE, di tutti e di ciascuno, dentro San Marino. Una comunità che smetta di praticare il bene comune si consegna con le mani legate all’ideologia, che è il dominio di una visione distorta e “di parte” del mondo. L’ideologia pensa sempre così: “Se i fatti contraddicono le mie idee, tanto peggio per i fatti”. Ognuno può quindi valutare liberamente da che parte oggi stia questa triste superbia ideologica.

Infine: un appello rivolto soprattutto agli indecisi e a chi in queste ore non ha ancora scelto quale posizione sia la più giusta.

L’appello finale lo lascio alla sensibilità umana e poetica del nostro miglior poeta dialettale sammarinese, Checco Guidi, che ci ha lasciato recentemente una poesia che va dritto al cuore ed alla ragione: Ve la allego in dialetto ed in traduzione italiana, pregando tutti i Lettori di meditarla un attimo, e ringraziandovi per l’attenzione riservata non a me, ma al diritto alla vita di ogni singolo sammarinese che nascerà.

E j i?

“Um dispis, l’è un mi dirétt,

da risolva ste cunflétt;

la violenza ch’a ho subì

la m custrèng a abortì . . .”

“J i ho fàt ‘na patachéda,

mo a so giustifichéda;

a so giàmna, a n’ho l’età

prì la maternità . . .”

“I m’ha détt che a ho rasoun,

prì ciapè sta decisioun;

te tcì dèbli, tcì malèd

e tpù nàsa malfurmèd . . .”

“J i at vria mèta m’e’ mànd

mo a ho un probléma grànd;

an riès s la mi misiria

garantit ‘na vita siria . . .”

“At capés, tè i tu dirétt,

mo i mi duvè ti métt?

E la vòja ch’a ho da viva,

da duvè che la m’ariva?

A respir, mo an pus parlè

J I a n’ho vousa e a vria urlè . . .

an so in grèd da fèm santì,

te tè i tu dirétt . . . e j i?”

Traduzione in volgare per i forestieri:

E io?

“Mi dispiace, è un mio diritto,

di risolvere questo conflitto;

la violenza che ho subito

mi costringe ad abortire . . .”

“Io ho fatto una sciocchezza,

ma sono giustificata;

sono giovane, non ho l’età

per la maternità . . .”

“Mi hanno detto che ho ragione,

di prendere questa decisione;

tu sei debole, sei malato

e potresti nascere malformato . . . “

“Io vorrei metterti al mondo

ma ho un grande problema;

non riesco con la mia povertà

a garantirti una vita dignitosa . . . “

“Ti capisco, hai i tuoi diritti,

ma i miei dove li metti?

E la voglia che ho di vivere,

da dove mi arriva?

Respiro, ma non posso parlare

non ho la voce e vorrei urlare . . .

non sono in grado di farmi sentire,

tu hai i tuoi diritti . . . e io?”

Checco Guidi

poeta vernacolare

Repubblica di San Marino

agosto 2019

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