Il Comites incontra l’Unione Valconca e il Comune di Montescudo – Monte Colombo

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La settimana scorsa una delegazione del Comites San Marino ha incontrato Elena Castellari, presidente dell’Unione dei Comuni della Valconca, nonché sindaco di Montescudo – Monte Colombo e Maurizio Casadei, vicesindaco del comune di Montescudo – Monte Colombo presso il palazzo municipale di Montescudo (foto) – si legge in una nota congiunta diffusa dal vicepresidente del Comites San Marino Alessandro Amadei e dal vicesindaco del comune di Montescudo – Monte Colombo Maurizio Casadei. Tra i temi al centro del confronto la realtà del lavoro frontaliero nella Repubblica di San Marino che coinvolge un numero di lavoratori italiani che supera le 6.000 unità, di cui numerosi provenienti anche dalla Valconca, i quali, dopo essere stati alle prese con problemi di carattere fiscale, normativo e di mancanza di equità di trattamento, hanno dovuto affrontare più di altri i pesanti contraccolpi dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. L’occasione è stata proficua anche per riflettere sui temi che il Comites San Marino da tempo ha portato sul tavolo della politica e delle istituzioni sammarinesi, come ad esempio l’eliminazione della rinuncia alla cittadinanza di origine come condizione per ottenere la cittadinanza sammarinese per naturalizzazione, ed il diritto di elettorato passivo alle elezioni delle Giunte di Castello a favore dei cittadini italiani residenti. Alessandro Amadei si è complimentato con i due amministratori della Valconca per avere intrapreso la strada virtuosa della fusione dei comuni di Montescudo e Monte Colombo che ha portato il 1° gennaio 2016 alla nascita del nuovo comune di Montescudo – Monte Colombo, il quale con i suoi 6.804 abitanti è ora il secondo comune più grande dell’Unione Valconca dopo Morciano di Romagna. La grande opportunità strategica della fusione ha significato per il comune di Montescudo – Monte Colombo il risanamento del bilancio comunale grazie ai contributi straordinari erogati dalla Regione e dallo Stato ed il raggiungimento di un elevato livello di welfare e di una governance efficiente. Negli ultimi anni si è fatta sempre più evidente l’intenzione del legislatore di favorire forme di riordino territoriale dell’amministrazione pubblica, come le fusioni, che determinano una semplificazione e razionalizzazione della realtà dei comuni più piccoli. Per un comune, soprattutto dopo che la legge ha previsto l’elezione diretta del sindaco e gli ha conferito nuove e più ampie competenze, è sempre più urgente addivenire alla individuazione di forme di organizzazione che gli consentano di disporre delle migliori e più appropriate professionalità e competenze, cosa non sempre possibile nei comuni di piccole dimensioni, dove i pochi dipendenti si trovano a dover assolvere con enormi difficoltà i tanti compiti che vengono loro assegnati, con inevitabili, costosi oneri diretti e con quasi sempre mancanza di adeguata specializzazione ed aggiornamento professionale – conclude la nota.