Ordinanza balneare del Comune di Rimini, operazione di marketing inaccettabile e insostenibil

Per gli operatori 35% di ombrelloni in meno, delivery penalizzante per i ristobar: verificheremo legittimità

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Nota di Confesercenti provinciale Rimini

Rimini, 27 maggio 2020 – L’ordinanza balneare del Comune di Rimini è una mera operazione di marketing che non tiene in realtà in considerazione le esigenze degli operatori di spiaggia. Ne verificheremo la legittimità, perché così come è, per chi lavora sull’arenile è inacettabile ed economicamente insostenibile.

Capiamo perfettamente la finalità di questo provvedimento, che è soprattutto comunicare all’esterno e ai turisti che la spiaggia di Rimini è più sicura ed è aperta dall’alba al tramonto. Ma così si rischia di creare aspettative eccessive agli ospiti e di creare problemi agli operatori.

La prima criticità è quella del distanziamento degli ombrelloni. Come associazione di categoria avevamo proposto una mediazione iniziale di 15 mq a ombrellone, superficie già superiore a quella di 12 mq indicata dalla Regione Emilia-Romagna, con la possibilità eventualmente di utilizzare la fascia a monte e quella prima della battigia. Il Comune di Rimini con un’impostazione dirigistica ha elevato la quota a 18 mq, con proporzioni diverse dei lati rispetto alle nostre ipotesi. Questo nella pratica significherà per i bagnini perdere in media il 35% degli ombrelloni. E non si capisce come possa trattarsi di un distanziamento per ragioni sanitarie, visto che i 12 mq previsti dalla Regione sarebbero stati già maggiori di quelli indicati a livello nazionale per il contrasto del Covid-19. Allargare l’area per ogni ombrellone dovrebbe essere una possibilità lasciata al singolo operatore e non imposta, visto che alcune zone dell’arenile verranno penalizzate, in particolare a Marina centro dove sono ancora in corso i lavori del waterfront.

La seconda grande criticità è il delivery. Nell’immaginario dell’amministrazione c’è una spiaggia ‘esotica’ dove si cena elegantemente sotto l’ombrellone, ma nella realtà diventerà una consegna veloce di pizze e piadine nel sacchetto e di cibi nella vaschetta. Consegna che è vietata dalla legge, basta consultare l’articolo 19 della legge 173/2005 e il decreto 114/1998: la consegna degli ordini si può fare a domicilio o nei locali in cui il consumatore si trova. Direi proprio che la spiaggia non possa ricadere nella fattispecie di domicilio o locale. Non possiamo accettare un delivery aperto a tutti, sarebbe stato molto più semplice e corretto prevedere, come hanno fatto altri Comuni, la possibilità di un accordo fra i bagnini e i ristoranti.

In definitiva ci sembra sbagliato il ragionamento alla base dell’ordinanza. Si vuole “vendere” una spiaggia come più sicura e aperta fino alle 22 come se fosse l’unico prodotto turistico da offrire, quando la nostra città è ricca di attrattive e di servizi di ristorazione, piadinerie, gelaterie, attività artigianali, attività commerciali e locali in centro e nelle frazioni. E non si danno risposte adeguate sulla sicurezza, dando ai bagnini in pratica il compito di presidiare l’arenile dall’alba a tarda sera: a chi spetterà il compito di controllare gli assembramenti in spiaggia e di invitare gli ospiti ad allontanarsi dopo le 22? Chi controllerà come viene fruita la sera la spiaggia? Davvero pensiamo che gli operatori di spiaggia possano lavorare fino a notte tarda per sanificare le strutture e riaprire poche ore dopo? Da un lato si aumenta il distanziamento, dall’altro si parla già di organizzare la Notte Rosa in spiaggia.

Avremmo voluto un confronto serio su questi punti, invece ci troviamo con un’ordinanza nata male che crea solo malcontento fra bagnini e ristobar di spiaggia.

Confesercentii

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